Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri sulle gravi condizioni della sanità campana

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

 

Illustrissimo Presidente,

Le scriviamo poiché convinti che la Campania necessiti di un intervento urgente ed ormai improcrastinabile che ponga fine alle innumerevoli distorsioni, alla acclarata inefficienza e alla diffusa illegalità che permea il sistema sanitario regionale e che tante volte abbiamo denunciato inascoltati.

L’intero comparto sanitario in Regione Campania presenta livelli di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale, come emerge dalle ultime verifiche ministeriali relative alla griglia LEA, dalla quale si evince che la Campania risulta ancora inadempiente rispetto alla maggior parte degli obiettivi fissati.

Appare, quindi, inverosimile agli addetti ai lavori che in un solo trimestre i dati riferibili all’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza abbiano avuto un’accelerazione tale da giungere ai livelli riferiti dal Governatore campano e non certificati dagli organismi tecnici ministeriali. Tanto che il nuovo Patto della Salute prevede, quale requisito indispensabile per l’uscita dal commissariamento, una valutazione sufficiente della griglia LEA per almeno due anni consecutivi.

Il riequilibrio della gestione contabile, pubblicamente decantato dal Governatore De Luca, ma in realtà risalente alla precedente gestione commissariale, è stato conseguito a discapito dell’erogazione di cure essenziali.

La Regione Campania è al primo posto per morti evitabili e non ha una rete Stroke, una rete trauma e una rete per le emergenze materno infantili. L’ unica rete attivata per patologie tempo dipendenti è quella cardiologica. Solo il 10% dei pazienti ictati ha accesso a cure efficaci. Per tutti gli altri la prognosi è infausta (mortalità evitabile).

La Campania è la prima regione italiana per mortalità materna (fonte: ISS marzo 2019).  Nelle valutazioni dei tavoli di verifica ministeriali solo 6 punti nascita su 56 conseguono una valutazione sufficiente per volumi di attività, esiti e conseguimento degli obiettivi specifici (% percentuale parti cesarei).

L’offerta sanitaria territoriale è inesistente e manca persino un atto di programmazione efficace.

Nel 2016 la Regione aveva adottato il DCA 99/2016 di riorganizzazione dell’offerta territoriale che ad oggi è totalmente inattuato. In sede ministeriale è stata rilevata la grave inadeguatezza dell’offerta di strutture residenziali per anziani, disabili e pazienti terminali ed è stata prescritta la revisione totale del modello di offerta e la redazione di un nuovo documento di programmazione. Che allo stato non è stato predisposto.

L’inadeguatezza del filtro territoriale si riverbera con incremento inappropriato della domanda di prestazioni in emergenza e urgenza territoriale che infatti vede tempi di intervento ben superiori alla soglia minima attesa ed il dilagare del fenomeno delle aggressioni al personale di soccorso.

La mancanza di risposta ai livelli di minor complessità assistenziale, si riverbera anche sull’ efficacia dei Pronto Soccorso presenti sul territorio, cronicamente affollati e ridotti a dei veri e propri lazzaretti, dove non si riesce a garantire neanche la dignità e la pudicizia di morenti ed ammalati.

Ad oggi la maggior parte degli ospedali pubblici che vengono programmati con una classificazione superiore (DEA di I livello) non sono neanche in possesso del requisito minimo per esercitare, ossia l’autorizzazione sindacale. Come già avvenuto ad Eboli e a Sessa Aurunca, ispezioni dei NAS potrebbero esitare con un provvedimento di sequestro delle strutture e con  una indagine per esercizio abusivo di attività sanitaria a carico dei DD.GG. Ancora oggi, in questa critica congiuntura, il nuovo accordo di programma per l’edilizia sanitaria attualmente in fase di valutazione al Ministero è stato redatto in data antecedente al piano ospedaliero e dunque assolutamente incoerente con la nuova organizzazione della rete ospedaliera. Nel nuovo piano ospedaliero sono stati programmati 10 nuovi DEA di I livello oltre ai 9 già contemplati nella programmazione precedente: tutti necessitano di essere adeguati alla nuova classificazione e quindi di lavori di ristrutturazione ma tali interventi non sono contemplati nell’accordo di programma.

Ciò significa che la Campania non avrà nessuna struttura ospedaliera pubblica adeguata ad erogare cure sicure ed efficaci.

            A rivestire gli incarichi apicali degli enti che compongono il sistema sanitario regionale sono soggetti scelti in assenza di qualsivoglia criterio di merito e di trasparenza. E tanto o sulla base di una legge regionale, approvata nel corso della presente consiliatura e voluta dallo stesso Governatore, che svincola le nomine dei direttori generali delle asl e delle aziende ospedaliere da procedure oggettive, o ricorrendo all’uso improprio dell’istituto del commissariamento.

            A ciò si aggiunga che la performance dei Direttori Generali delle AASSLL e AAOO non è stata oggetto di procedura di valutazione, come pure richiede la normativa nazionale e regionale.

Piuttosto nella ultima legge di bilancio la Regione ha approvato un emendamento per cui le nomine dei futuri manager potranno contemplare anche persone condannate per danno erariale.

A fronte di quanto rappresentato, nell’ultimo Tavolo di verifica ministeriale è stato chiesto al Commissario Governatore di predisporre il Programma Operativo 2019/2021. Il Commissario ha ribadito l’intenzione di volersi avvalere dell’art 2, comma 88 L 191/2009 in materia di superamento della gestione commissariale. Conseguentemente ha predisposto il DCA 99/2018 ad oggetto Piano triennale 2019/2021 che definisce un percorso volto a condurre alla gestione ordinaria la sanità regionale, attraverso l’uscita dal commissariamento.

Noi tutti portavoce dei cittadini campani, eletti nelle istituzioni nazionali e regionali, non ravvisiamo vi siano le condizioni per l’uscita dal commissariamento ed anzi chiediamo l’adozione di misure più incisive, prima fra tutte, l’attuazione della previsione legislativa recante la incompatibilità tra Presidente della Regione e Commissario ad acta, al fine di ripristinare la legittimità e realizzare un sistema sanitario ispirato, finalmente, alla buona amministrazione,  a criteri di merito e selezione e capace di assicurare la piena tutela del diritto costituzionale alla salute.

Vi è di più.

La sanità campana non è solo malfunzionante, commissariata da almeno un decennio, caratterizzata da incapacità amministrative e gestionali ma risulta, altresì,  contrassegnata da fenomeni corruttivi che hanno sottratto e sottraggono risorse a un bene pubblico primario, e finanche la camorra, come emerge, da ultimo, dall’ inchiesta che ha condotto all’arresto di 126 persone e alla decapitazione dei clan Contini, Mallardo e Licciardi, investendo, tra l’altro, uno dei presidi ospedalieri ricadenti nella più grande e complessa Asl d’Europa, l’Asl Na 1 centro.

L’operazione anti camorra ha svelato, infatti, influenze e interessi delle organizzazioni criminose all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, lasciando emergere un collaudato schema di collaborazione e il consolidamento di un illecito meccanismo in forza del quale il clan locale, attraverso figure interne all’organizzazione o all’ospedale, con un ruolo di filtro o cerniera, era in grado di controllare assunzioni e appalti, produrre falsi certificati medici, organizzare truffe assicurative, sino a giungere alla alterazione delle ordinarie procedure volte a riscontrare le richieste di prestazioni sanitarie da parte dei cittadini,  superando con una certa celerità lunghe liste d’attesa o impasse burocratiche. Ed è possibile, come del resto riporta la stampa, che tali meccanismi non siano limitati all’ospedale San Giovanni Bosco ma siano replicati in altri nosocomi.

La gravità degli esiti dell’indagine appena conclusa ha indotto il Ministro della Salute a chiedere, al Comitato nazionale per la sicurezza e l’ordine pubblico, l’esautoramento dei vertici dell’ASL e l’insediamento di una Commissione di accesso.

A nostro avviso, la misura annunciata dal Ministro della Salute è necessaria e urgente, come pure occorre intervenire per porre rimedio alla diffusa illegalità che permea il sistema nella sua interezza e che sia necessario e urgente assumere determinazioni anche emergenziali volte a contrastare i fenomeni suesposti, tanto quelli riferibili a condizionamenti mafiosi quanto quelli riferibili ad inefficienza gestionale ed amministrativa, analogamente a quanto determinato per la regione Calabria , ove al Commissario di nomina governativa sono anche riconosciuti poteri di controllo e valutazione dell’operato del management aziendale.

Pertanto il nostro è un appello accorato, in nome dei cittadini che rappresentiamo e dei loro inalienabili diritti, prioritariamente quello di ricevere cure sicure ed efficaci, affinché si determini, con assoluta cognizione di causa, che non vi sono i presupposti per l’uscita della Campania dal commissariamento; che anzi si provveda con tempestività alla nomina di un nuovo Commissario ad acta, così attuando la legge e ponendo fine alla palese incompatibilità; che al nuovo Commissario ad acta siano attribuiti non solo poteri programmatori ma più incisivi poteri anche di gestione analogamente a quanto determinato per la regione Calabria.

Fiduciosi attendiamo di essere ragguagliati sulle Vs autorevoli determinazioni.

 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *