ADOTTA UNA MADRE: INIZIATIVA CULTURALE PER LA VALORIZZAZIONE DEL MUSEO CAMPANO DI CAPUA

 Da un’idea di: Livio Marino Atellano

Comitato Promotore

Pasquale Iorio

Michele Mandaglio

Luigia Melillo

Paolo Sacchetti

Annnamaria Troili

Andrea Vinciguerra

Il Museo Campano di Capua, fondato nel 1870 ed inaugurato quattro anni più tardi, ha sede nello storico palazzo Antignano del IX secolo. Ospita nelle sue sale testimonianze archeologiche e medioevali che solo qui possono essere ammirate. Le collezioni Medievali di marmi, sculture, stemmi, ceramiche documentano l’importanza storica che la Città ebbe dal periodo longobardo al secolo XVI, mentre la sua Biblioteca, preziosa raccolta di opere e documenti, a stampa e manoscritti, ripercorre la storia dei comuni della Campania Felix.

Particolarmente interessanti, inoltre, il “lapidario”, una ricca raccolta di epigrafi dell’agro campano catalogate dall’archeologo tedesco Teodoro Mommsen, e la sala Federiciana, che conserva diversi elementi architettonici ed una parte delle sculture che adornavano la Porta della Città, fatta costruire da Federico II di Svevia sul Volturno.

Il settore archeologico, con importanti collezioni di sculture, sarcofagi, mosaici, terrecotte votive ed architettoniche, vasi, bronzi e monete, rappresenta un patrimonio di inestimabile valore e di notevole interesse documentario sulla storia dei popoli antichi della Campania.

È proprio in questo settore che troviamo la più preziosa e singolare delle collezioni del Museo Campano: le Matressculture in tufo raffiguranti donne sedute con in grembo uno o più bambini in fasce.

Le prime Madri furono rinvenute accidentalmente nei pressi dell’antica Capua nel 1845, raccolte intorno ai resti di una grande ara in tufo. Solo tra il 1873 e il 1887 si effettuarono ricerche con finalità archeologiche che portarono alla luce un numero considerevole di statue e solo qualche elemento del tempio.

Fra le statue, un’unica scultura che, invece di reggere neonati tra le braccia, aveva in una mano una melagrana e nell’altra una colomba, simboli di fecondità e di pace. Quella scultura, che raffigurava la divinità tutelare del tempio, è stata individuata come una delle diverse rappresentazioni dell’antica dea italica dell’aurora e della fecondità muliebre: la Bona Dea, o Damia, come da rilevazioni di alcune scritture pare venisse chiamata nel territorio di Capua la “Mater Matuta“. Le Madri, invece, rappresentano  probabilmente degli  ex voto, un’offerta propiziatoria e un ringraziamento per la concessione del bene della fecondità. Nel tempo, per  le sculture in tufo,  si è consolidata la dizione Matres Matutae.

La collezione conta oltre cento Matres, datate presumibilmente tra il IV e il II secolo a.C.

Due le più prolifiche, rappresentate con dodici figli ciascuna e tre rappresentate accovacciate, forse in procinto di partorire. Alcune sono scolpite con forme più primitive, altre meglio definite e in migliore stato di conservazione.

Queste Madri, oggi, hanno bisogno del convinto e partecipato sostegno del mondo della cultura e delle arti, del mondo accademico, produttivo e dell’associazionismo, per fare in modo che resti sempre acceso un faro sulla loro bellezza e importanza.

Nessuno pensa che esse possano subire la stessa nefasta sorte dei templi di Palmira, ma l’oblio a volte fa più male della distruzione. Le Madri di Capua, come Pompei, i Bronzi di Riace, il Colosseo, sono patrimonio dell’umanità. Bisogna fare in modo che tutti ne conoscano l’esistenza, le ammirino e ne apprezzino il valore storico di testimonianza dei costumi, delle usanze e del culto che nell’Antica Roma si aveva per le divinità dedicate alla natalità.

Ecco perché Capuanova e Aislo hanno deciso di lanciare l’iniziativa, dal forte significato evocativo,  intitolata: “ADOTTA UNA MADRE”.

L’adozione verrà proposta a personalità della cultura, del mondo accademico, dell’arte e della conoscenza classica o scientifica. Saranno altresì chiamati ad aderire gli operatori culturali e quelli della società civile e produttiva impegnati nello sviluppo del territorio.

Agli adottandi si chiederà un impegno di natura culturale e di grande impatto simbolico indirizzato a promuovere la conoscenza delle Matres Matutae e la loro giusta valorizzazione a livello nazionale ed internazionale.

I testimonial saranno chiamati a fare una visita al Museo campano ed in particolare alla sala delle  Madri dove potranno scegliere una Matuta e simbolicamente operare la loro adozione. Potranno altresì partecipare ad altre iniziative fra le quali convegni, mostre, fiere, video, interviste.

Il progetto “Adotta una Madre” non ha un termine prefissato, nella convinzione che l’attività di diffusione della conoscenza del Museo Campano e delle sue Madri dovrà continuare nel tempo. Si può ipotizzare, infatti, già fin d’ora, una successiva fase che estenda il coinvolgimento ad altri soggetti appartenenti al mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo.

Tutti gli eventi che si avvicenderanno saranno pubblicizzati attraverso una comunicazione multimediale che utilizzi mezzi tradizionali e non: stampa, TV, sito web, web communication, social media strategy. Si creerà, così, un ponte ideale tra il nostro passato, rappresentato delle Madri, e il nostro futuro, rappresentato dagli strumenti utilizzati per diffonderne il valore e la conoscenza.

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LA STORIA DELLE MATRES MATUTAE

Le Matres Matutae sono sculture in tufo raffiguranti donne sedute con in grembo uno o più bambini in fasce.

Le prime Madri furono rinvenute accidentalmente nei pressi dell’antica Capua nel 1845, raccolte intorno ai resti di una grande ara in tufo.

Solo tra il 1873 e il 1887 si effettuarono ricerche con finalità archeologiche che portarono alla luce un numero considerevole di statue e solo qualche elemento del tempio. Fra le statue un’unica scultura che, invece di reggere neonati tra le braccia, aveva in una mano una melagrana e nell’altra una colomba, simboli di fecondità e di pace. Quella scultura, che raffigurava la divinità tutelare del tempio, è stata individuata come una delle diverse rappresentazioni dell’antica dea italica dell’aurora e della fecondità muliebre: la Bona Dea, o Damia, come da rilevazioni di alcune scritture pare venisse chiamata nel territorio di Capua la “Mater Matuta

Le Madri, invece, rappresentano probabilmente degli ex voto considerato,

un’offerta propiziatoria e un ringraziamento per la concessione del bene della fecondità. Nel tempo, per  le sculture in tufo,  si è consolidata la dizione Matres Matutae. Nel tempo, per le sculture in tufo, si è consolidata la dizione Matres Matutae.

La collezione conta oltre centotrenta statue, datate presumibilmente tra il IV e il I secolo a.C. .

Due le più prolifiche, rappresentate con dodici figli ciascuna, e tre rappresentate accovacciate, forse in procinto di partorire. Alcune sono scolpite con forme più primitive, altre meglio definite e in migliore stato di conservazione.

VISITA AL MUSEO CAMPANO IN DATA 14 OTTOBRE 2017 (I GIORNALISTI MATILDE MASTO E MATTIA BRANCO) – UNA SERIE DI FOTOGRAFIE.
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