Annamaria Zoppi e “La lunga ombra bianca”

Annamaria Zoppi, l’artista casalese, come desidera farsi chiamare, è una donna bella, solare e molto   talentuosa, dotata di molta sensibilità e con una grande vena artistica che porta con se sin dalla nascita.

Attinge gli spunti per dipingere dalle situazioni della vita che la circondano. Esprime la sua arte come megafono dello spirito e della sua straordinaria interiorità. Emerge comunque una donna determinata, dove in un territorio pieno di pregiudizi è riuscita, a dedicarsi all’arte e fare arte, e nelle sue opere emerge forte il riscatto sociale e culturale di tutte le donne “casalesi” che vogliono rappresentare la bellezza e le professionalità del loro territorio.

 Le sue opere sono sempre un grido di speranza, un monito alla bontà, un’aspettativa di bene comune, un auspicio a cambiare in meglio l’umanità. A tal proposito ricordiamo le sue parole nella personale “Diritto alla vita”:  “Il  Diritto alla vita  è il mio grido contro tutte le violenze di genere, nel caso specifico della personale è inteso come un “No” all’aborto… So che esiste una legge che ammette l’ aborto ed è giusto che ci sia, ma solo quando esso è veramente necessario, ben giustificato. Il mio “no” si riferisce all’aborto fatto con superficialità senza giustificazioni importanti. La vita per me è sacra e tutti hanno il diritto di vedere la luce. Ritengo l’ aborto un crimine e se la legge lo ammette per proteggere le donne dall’ illegalità, di certo non protegge la vita del bambino.”

Nel caso della mostra: “L’arte contro la violenza”  essa viene intesa come mezzo di comunicazione, come voce del popolo, come strumento che permette di gridare contro uno dei mali del nostro secolo, un male che non può essere curato assumendo dei farmaci o affrontando cicli di chemioterapia, un male che è difficile da prevenire: è il femminicidio, un crimine tragico che matura in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili. La sensibilità dell’uomo, dell’artista, ha condotto alla realizzazione di opere d’arte e performance adatte a rendere la società contemporanea partecipe di ciò che accade a tutte quelle vittime che vengono private della propria vita nei casi più estremi, l’artista vuole rendere giustizia a tutte quelle donne che vengono mal trattate dalla prepotenza di certi esseri umani vigliacchi che si definiscono uomini, vuole essere la voce, che ancora è troppo debole, che deve mettere la parola FINE a questo male. Attraverso l’arte si vuole sensibilizzare l’essere umano alla non violenza.

In effetti l’arte rappresenta la trasmissione dell’interiorità dell’artista nell’ambito sociale e morale e questo significa che si vuole sensibilizzare la collettività verso gli episodi di violenza, lo scopo, quindi, è fare in modo che la società non rimanga indifferente davanti a tragici episodi.

Non possiamo, quindi, non parlare di questo dipinto della bella Annamaria Zoppi:

Titolo dell’opera è “La lunga ombra bianca” cm. 100×70 – Tecnica: Acrilico su tela –  Anno: 2019, di cui lei  stessa dice: “E poi intravedo lui… un ragazzo esile, pallido, spalle curve…Alla mia esposizione si parla di bullismo. Lui sbianca e in disparte mi racconta. La sua storia non è di bullismo. Peggio! È tutta raccontata in questo dipinto…

Effettivamente il dipinto racconta chiaramente la storia di un ragazzo che potrebbe essere la medesima di tantissimi altri ragazzi. La casistica dedicata al problema degli abusi sessuali, mostra gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali.

Un bambino che subisca violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata. Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo.

Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi. I superstiti delle violenze hanno anche una probabilità due o tre volte superiore, rispetto agli adulti che non hanno una storia di abuso, di compiere almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita. Le vittime possono presentare inoltre patologie quali dissociazione, depressione e isolamento.

Quando poi accade il fatto «che questa devastazione delle anime sia stata perpetrata da sacerdoti, chiamati da un patto sacro a offrire protezione e gioia alle anime dei fedeli, è deplorevole. Che i vescovi e altri funzionari ecclesiastici abbiano tenuto nascosti i crimini sessuali commessi da preti posti sotto la loro responsabilità, e abbiano mentito al riguardo, è altrettanto deplorevole, o forse peggio: è “il male assoluto”.

Ed ecco, quindi, levarsi alta la voce di Annamaria Zoppi che con la sua arte, ancora una volta dice: NO!

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