Aveva 9 anni quando s’innamorò del mestiere

C’è chi l’ha visto due e anche tre volte, “Nuovo Cinema Paradiso”, scritto e diretto da Giuseppe Tornatore. Così bello che nel 1989 vinse il “Grand Prix Speciale della Critica” al Festival di Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero. “Mi piacque davvero tanto”, confessa Nicola Troccoli, che cominciò a bazzicare le cabine di proiezione quando aveva soltanto 9 anni. Proprio come Salvatore Di Vita, il ragazzino siciliano che si acquattava tra l’amplificatore Dolby e l’avvolgifilm e rubava i rudimenti del mestiere ad Alfredo, il proiezionista. Lo ricordi, Nicola? “Certo. Tagliava i contenuti (baci e abbracci) indicati dal parroco, che li riteneva sconvenienti, e li nascondeva sotto il letto. Una sera Alfredo per gioco dirottò la proiezione dalla sala alla piazza e mentre le immagini scorrevano sulle facciate delle case, scoppiò un incendio e il cinema s’incenerì. Poi venne ricostruito”. A questo pensava Salvatore al suo ritorno in paese dopo la notizia della morte di Alfredo. “Erano passati 30 anni e lui viveva a Roma, dove era diventato un regista apprezzato”.

   Nicola Troccoli, cineoperatore per una vita, ha un’ottima memoria, e tiene a mente non solo frasi pronunciate da Salvatore e da Alfredo, ma anche quelle di Clark Gable in “Via col Vento”, di Alberto Sordi in “Polvere di stelle”…; e i “vip” che assistevano alle anteprime importanti, sin dai tempi di Taranto, dove ha lavorato in sale che non ci sono più. “Ho avuto anche l’occasione di conoscere attori famosi”. Quali? Totò, per esempio”. Al principe De Curtis spiattellò una barzelletta e si prese una tiratina d’orecchi, perché raccontando aveva sorriso. “Il finale deve essere una sorpresa, tu lo hai anticipato. E subito dopo: “Quanto pesa un cretino?”. Non lo so”. “E allora vatti a pesare”. Troccoli ci rimase un po’ male, e Totò, mettendogli una mano sulla spalla, lo rincuorò: “Ti stimo molto. Ho voluto solo verificare l’effetto della battuta”. Una seconda frase provata con Nicola fu: “Signori si nasce e io lo nacqui”, inserita in un film come la prima.

   “Sono nato a Taranto, in via Anfiteatro (da un lato potevo vedere la chiesa di San Francesco, dall’altro il Palazzo del Governo), e lì cominciai l’attività, con amore. Sentimento condiviso da tanti miei parenti: fratello, cugini, zii…tutti proiezionisti. Poi mi trasferii a Milano, città che adoro. Ci arrivai nel ’58, e fui subito arruolato in un’impresa di pulizie; successivamente all’Alemagna come autista addetto al recapito dei panettoni a domicilio… Ma il mio obiettivo era la cabina, per me un luogo magico. Lo realizzai nel ’60, entrando in piazza Prealpi, al Donizetti, demolito per far posto a un parcheggio; e al Sempione. Successivamente entrai alla Rai come assistente di studio. Ma ci rimasi poco, perché continuavo ad avere nel cuore un percorso diverso. E ci tornai, in via Monte Nero, al Colosseo. Il titolare era l’ingegner Giordano Rota, allora presidente degli industriali lombardi e ‘talent scout’. Fu lui ad aprire la strada a Walter Chiari”. Dal Colosseo all’Alcione, dove fu inaugurata la seconda fase del cinerama, battezzato al Manzoni e all’Arti, quest’ultimo in seguito  riservato ai bambini, con i cartoni animati, soprattutto quelli di Walt Disney. Sono stato anche al Durini, al Mediolanum dell’ingegner Pietro Macellari, tra l’altro autore di un libro per la nostra categoria”.

   Nicola Troccoli, 85 anni, nel mio studio rivive la sua carriera senza interrompersi, tenendo in mano una cartella scura gonfia di fotografie che lo ritraggono nel suo regno. Senza attendere la domanda cita le tantissime scene che ha visto “dallo spioncino posto di fianco ala finestrella di proiezione. Da lì dovevo guardarle per regolare il suono, la luminosità, l’inquadratura. Erano tanti i compiti dell’operatore. Per esempio, il montaggio, che doveva essere perfetto, delle pizze sulle bobine; il riavvolgimento…Oggi il mestiere è diverso: è automatico, computerizzato: si regolano i vari programmi del computer per l’intero spettacolo e al resto provvede il ‘timer’”.

   Le prime pellicole che ha proiettato sono state quelle di Ridolini; tutte quelle di Totò, che riempivano le platee costringendo moltissimi spettatori a rimanere in piedi; di Tom Mix, la “star” del genere western ai tempi del muto (avviò la serie, nel 1909, con “The Cowboy Millionaire” e passò il testimone a John Wayne). “Alcuni attori, tra cui l’amico Walter Chiari, Christian De Sica, il figlio, Massimo Boldi…venivano a salutarmi; e una sera Anna Magnani, che assisteva a tutte le anteprime dei propri lavori, passando davanti alla mia postazione mi lanciò un ciao molto cordiale”. Al cinema Manzoni chiacchierò con Aldo Fabrizi, persona affabile che io conobbi nel ’65 a Salice Terme, quando gli assegnarono un premio prestigioso, applaudito anche da Enzo Jannacci.

   Non sono mancati, non per sua colpa, gli incidenti. “All’Alcione, presenti molti rappresentanti delle istituzioni e nomi di spicco del mondo dello spettacolo, tra i quali Corrado, stavamo proiettando ‘Gran Prix’, che durava circa tre ore, e l’ingegnere che aveva montato la cabina del cinerama si accorse che si era giunti quasi alla fine della proiezione dopo solo due ore, e venne a darci l’ordine di bloccare tutto. Era stata saltata una pizza. Corrado spiegò l’errore al pubblico e ricominciammo daccapo, mandando gli spettatori a letto a notte inoltrata”. Gli è capitato anche un incendio, come in “Nuovo Cinema Paradiso”. “Fu durante la proiezione de ‘La famiglia Passaguai’ con Aldo Fabrizi, Ave Ninchi e Peppino De Filippo. Nonostante la paura, riuscii a spegnere il focolaio, provocato dalla celluloide”.

   Nicola Troccoli, comunicativo e amante del dettaglio, è andato in pensione nel 2001, ma per un certo periodo ha continuato a frequentare come volontario alcune sale parrocchiali. La passione fa fatica a spegnersi. Non conosce età. In Nicola la si coglie appena introduce il discorso, dando la stura ai ricordi; e anche nei giudizi che dà dell’opera di Tornatore, dei personaggi che la popolano, degli interpreti, da Philippe Noiret a Leo Gullotta, a Enzo Cannavale… Il film, cinque premi della British Accademy, “descrive molto bene l’impegno in cabina di proiezione”. E aggiunge che per quelli della sua generazione le storie di Tom Mix  sono indimenticabili; e che oggi molti giovani rivedono “Totò cerca casa”, “Totò a colori”, “Totò, Peppino e i fuorilegge”, “Totò, Peppino e…la malafemmina”, “Totò story”…

   L’incontro sta per concludersi e Troccoli parla di Milano, “dove una volta c’era più  ordine, più discrezione, più educazione, più rispetto. Senza togliere nulla alla bellezza della città. Non sono d’accordo con quelli che la negano, probabilmente perché non la conoscono; non hanno mai visto i cortili, i giardini pensili, il Liberty, certe vie, certe piazze…”. Il suo sogno è un viaggio non alle Maldive o alle Isole Vergini, ma sul Naviglio Grande, le cui acque fluiscono tra cascine, castelli, chiese, ville, grandi distese di verde. piste ciclabili… Delizioso, questo canale, che succhia dal grande fiume azzurro: il Ticino.

   Nicola non dimentica Taranto, recentemente decantata su Rai Uno da Roberto Gervaso, scrittore e giornalista (ha tra l’altro scritto alcuni volumi della “Storia d’Italia” con Montanelli). Gervaso ha esaltato questa città con convinzione, affascinato dai suoi tramonti, “che sono i più belli al mondo”; e ha chiesto al sindaco di nominarlo cittadino onorario; Nicola si emoziona ricordando i due mari, il castello, il ponte girevole, le lampare, l’allevamento delle cozze; e anche i vecchi cinema: quelli ormai chiusi (il “Rex”, l’”Odeon”, il “Paisiello”, l’”Arena Corallo”, l’”Arena Monacelli”…) e quelli ancora attivi, come l’Orfeo, dove recitarono Wanda Osiris, Eduardo, Emma Gramatica, Elsa Merlini, Paolo Carlini, Ernesto Calindri… Ha nostalgia della vecchia Sem, di via D’Aquino, del lungomare, della Rotonda, della Villa Peripato, della fontana di piazza Ebalia… E rispetta il proprio dialetto. Un tarantino doc, che non rinuncia alle proprie origini, come a Milano fanno tanti pugliesi, che imparano a dire “ghe pensi mi”, per farsi scambiare per meneghini.

 

Franco Presicci

 

 

NICOLA TROCCOLI: UNA VITA

IN CABINA DI PROIEZIONE

 

Cominciò a Taranto, la sua città

natale, e ha continuato a Milano.

Ricorda i dialoghi dei film di Totò,

di Ridolini; Tom Mix, i personaggi

che ha conosciuto durante il suo

lavoro, la barzelletta che raccontò

al principe Antonio  De Curtis e il

ciao di Anna Magnani. L’amicizia

con il simpaticissimo Walter Chiari

e l’emozione per il pluripremiato

“Nuovo Cinema Paradiso”, regia

di Giuseppe Tornatore.

 

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