Buon Lunedì

Buongiorno a tutti e buona settimana. Oggi ancora il Romanticismo con Jean Auguste Dominique Ingres e la sua opera La grande odalisque.

Ingres Jean-Auguste-Dominique. – Pittore francese (Montauban 1780 – Parigi 1867). Direttore dell’Accademia di Francia a Roma (1834-41), esercitò, anche attraverso il suo frequentatissimo studio, una profonda influenza sulla pittura francese e su pittori come Degas, Cézanne e lo stesso Renoir. Perseguì un ideale di purezza formale e di eleganza della linea e fu ritenuto dai contemporanei il campione dell’ordine classicista contro la passionalità romantica incarnata da E. Delacroix. Predilesse soggetti classici, di storia medievale francese, e gli studi di nudo: celeberrime le tele La grande baigneuse (1807, Louvre) e La grande odalisque (1808, Louvre).

Vita e opere. Frequentò l’accademia di Tolosa e, dal 1796, lo studio di J.-L. David a Parigi, dal cui stile ufficiale si discostò, già nelle prime opere di gusto classico e arcaicizzante, per l’assenza di qualsiasi accento oratorio (ritratti della famiglia Rivière, 1805, Louvre; La belle Zélie, 1806, Rouen; Napoleone I sul trono imperiale, 1806, Parigi, Musée de l’armée). Vinse il Prix de Rome con Gli ambasciatori di Agamennone nel 1801 (Parigi, École des beaux-arts), ma si recò in Italia, dove visse 18 anni, solo nel 1806. A Roma guardò soprattutto ai quattrocentisti e a Raffaello, mirando a raggiungere una suprema purezza formale piuttosto che la grandiosità di effetto. Sono di questo periodo molti ritratti, tra cui quello del pittore F.-M. Granet, di L. Bartolini (di cui fu anche amico), di M.me de Senonnes; alcuni stupendi nudi femminili, quali i già citati La grande baigneuse e La grande odalisque; molti disegni e ritratti a punta d’argento, di straordinaria finezza. Se le opere che di volta in volta I. inviava ai Salons parigini non suscitarono grande impressione, né fu avvertita la distanza che passava tra il suo classicismo tutto interiore e pieno di contenuto ardore e l’oratoria civile di David, con Il voto di Luigi XIII (1824, cattedrale di Montauban) I. ottenne un vasto successo, contrapponendosi al romanticismo di E. Delacroix che presentava, nello stesso Salon, La battaglia di Scio. Il contrasto tra le due tendenze, quale si riflette negli scritti di Ch. Baudelaire, si concentrava nell’antitesi tra il disegno e il colore, cioè tra elemento intellettuale ed elemento passionale e, anche se il disegno fu il fattore predominante nelldi I., questa tuttavia non fu mai fredda o accademica. Sensibile a taluni aspetti della cultura preromantica, accanto ai temi desunti dalla tradizione classica e mitologica, I. amò interpretare anche episodî della storia medievale francese ma soprattutto soggetti esotici ispirati alla iconografia delle miniature persiane o ai resoconti dei viaggiatori del 19º secolo. I suoi ritratti (E. Bertin, 1833, Louvre; M.me di Haussonville, 1842, New York, coll. Frick; Baronessa Rothschild, 1848, Parigi, coll. Rothschild) sono intensamente caratterizzati, nonostante l’idealizzazione del personaggio; i suoi nudi (Venere Anadiomene, 1848, Chantilly, museo Condé; La sorgente, 1856, e Il bagno turco, 1863, entrambi al Louvre) sono pieni di sensualità sebbene l’immagine si concluda in un puro ritmo lineare e in una perfetta, quasi astratta plasticità; le grandi composizioni invece (Apoteosi di Omero, 1827, Louvre; Martirio di s. Sinforiano, 1834, cattedrale di Autun; Apoteosi di Napoleone, 1853, per il soffitto del municipio di Parigi, distrutto nel 1871; Gesù tra i dottori, 1866, Montauban, museo Ingres), pur nella saldezza compositiva, risultano più fredde e distaccate.

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