Carbonara day: perché la pasta alla carbonara si chiama così?

Il 6 aprile si festeggia uno dei piatti più rappresentativi della cucina italiana, la pasta alla carbonara. Perché il piatto si chiama così? Qual è la sua origine? Esistono libri a lei dedicati? Scopriamolo insieme.

È sicuramente uno dei piatti (numerosi, a onor del vero) più rappresentativi dell’italianità e si è meritata una giornata intera a essa dedicata: il 6 aprile di ogni anno si celebra la pasta alla carbonara con il Carbonara day e milioni di persone
(l’anno scorso 500) sui social si sfidano a colpi di pasta (e foto) perfetta.

Quest’anno, per di più, parlare di carbonara ha tutto un altro sapore. Siamo tutti a casa, quasi tutti a cucinare: festeggiare il piatto nazionale diventa un modo per riunirsi anche se a distanza e condividere un pasto.

Non preoccupatevi: non abbiamo alcuna intenzione si scatenare la guerra alla ricetta perfetta, ma di festeggiare la carbonara a modo nostro. Come? Raccontandovi perché si chiama così e quali libri la celebrano.

Carbonara: perché si chiama così?

L’origine della pasta alla carbonara è in realtà piuttosto incerta, così come complesso è stabilire da cosa deriva il nome. Le ipotesi più accreditate sull’origine del nome carbonara sono le seguenti:

  • C’è anzitutto chi sostiene che carbonara derivi dai carbonai (o carbonari, in dialetto romanesco), i boscaioli del centro Italia che dalla legna ricavavano il carbone vegetale e che necessitavano i piatti nutrienti con ingredienti di facili reperibilità e conservazione.
  • Per altri, invece, l’invenzione della pasta alla carbonara si deve a un oste romano di metà Novecento, che scelse di battezzare il piatto inventato e la propria osteria con il nome del lavoro che svolgeva precedentemente, appunto, il carbonaio.
  • Altri ancora anticipano l’origine del piatto. C’è chi la riporta all’Ottocento, sostenendo che la carbonara fosse il piatto forte di una nobildonna che ospitava le riunioni segrete della Carboneria; e chi la fa risalire addirittura al Rinascimento: la carbonata era un tipo di carne conservata sotto i carboni.

Il piatto da dove nasce?

L’unica certezza è che fino al dopoguerra non esiste alcun piatto in alcuna fonte chiamato con questo nome. Per questo motivo, qualcuno ha pensato che l’origine del piatto potesse essere non italiana, ma straniera. Secondo chi sostiene questa ipotesi, la liberazione di Roma da parte degli alleati e la comparsa del bacon (romani, non svenite!), unita all’abitudine americana di mangiarlo con le uova, ha ispirato ai cuochi romani la ricetta.

In realtà, però, il fatto che nei documenti non esista il nome carbonaranon significa che non esistesse il piatto. Pare anzi che numerosi romani ricordino il piatto già prima della seconda guerra mondiale e lo stesso Ippolito Cavalcanti, a metà Ottocento, descrive suo manuale Cucina teorico-praticaun piatto ad essa molto simile: cacio e ova.

Non solo: pare che la carbonara fosse il piatto preferito di Trilussa (1871-1950), ne parla la sua prima biografia, e i Racconti romani di Moravia, tra le tante trattorie che li animano, la citano spesso. Si tratta di libri dell’immediato dopoguerra: sembra molto strano che nominino un piatto appena inventato, no?

“Lui prese la carta come se fosse stata una dichiarazione di guerra e la guardò, brutto, un lungo momento, senza decidersi. Poi ordinò per se stesso tutta roba sostanziosa; spaghetti alla carbonara, abbacchio con patate, puntarelle e alici”.

(Da Il pensatore, in Racconti romani, Alberto Moravia)

Pasta alla carbonara: due libri interamente dedicati alla ricetta

Abbiamo già citato Trilussa e Moravia, ma se siete amanti dei libri e della pasta alla carbonara, non potete certo perdervi questi due titoli interamente dedicati alla ricetta:

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La carbonara perfetta di Eleonora Cozzella: Eleonora Cozzella racconta la storia e le infinite varianti del piatto tipico, collezionando 33 ricette di grandi chef che la reinterpretano.

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 La carbonara non esiste di Alessandro Trocino: La carbonara non esiste indaga la storia della carbonara dalla prima ricetta mai pubblicata (nel 1954), che prevedeva, udite udite, aglio, gruviera e pancetta.

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