Casertavecchia. Quando Don Elpidio Rossetti nel 1980 fece installare la croce sul Monte Cerrito

a cura di G.V.

Quando don Elpidio Rossetti nel 1980 fece installare su monte Cerrito la Croce, successivamente conosciuta come Croce del Giubileo, non avrebbe potuto giammai immaginare che, in un futuro nemmeno tanto lontano, vicina ad essa sarebbe sorta un’antenna. Certo negli anni Ottanta non si pensava né ad antenne per ripetitori telefonici, né ad una antenna per la videosorveglianza nientepopodimeno che dell’intera città di Caserta. Certo qualche anno prima la cinematografia aveva iniziato il felice filone delle Guerre stellari, ma di lì alle antenne non c’era immaginazione cinematografica che reggeva. Ed invece…
Invece capita che addirittura sia il Comune di Caserta ad aprire un cantiere per installare questa megagalattica antenna per videosorvegliare. E dove vuole piazzare questa antenna? Ma sì, proprio vicino alla Croce del Giubileo.
Vi sono alcune riflessioni da esplicitare. Nel momento in cui si vuole piazzare un’antenna laica vicino ad una Croce significa che il committente ha già eclissato il sacro, sì, perché l’intera zona della Croce del Giubileo è una zona sacra; certo non tutta la zona, ma uno spazio equivalente all’ampiezza di una chiesa del territorio tifatino sì. Ma ciò evidentemente è il risultato di una mentalità laicista che non riesce o non vuole più leggere i simboli, mischiando tutto e provocando in tal guisa i peggiori danni, perché l’indifferenzialismo è molto più nocivo di altre malattie del XXI secolo.
V’è da dire, inoltre, che chi pensa di mettere una qualsiasi antenna vicino alla Croce del Giubileo non ha in alcuna considerazione l’arredo architettonico, che per essere tale ha bisogno di spazi e misure e di un equilibrio che vada a riempire i vuoti, riuscendo a dare una visione gradevole ed esteticamente qualificante dello spazio occupato. Certo se vediamo come viene reso l’arredo urbano a Caserta città il risultato non può non essere che quello di mettere l’una sull’altra antenna e Croce.
V’è da evidenziare anche l’aspetto ambientale, inteso quale tutela del paesaggio che è ampiamente tutelato dalla Costituzione, laddove al secondo comma dell’articolo 9 si legge che la Repubblica: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” E la tutela del paesaggio va intesa nel senso più ampio di bene ambientale e culturale. Ciò non significa che occorre limitarsi ad amare una cristallizzazione del veduto, ma che il paesaggio non può essere violentato in continuazione con strumenti ed oggetti che determinano danni irreversibili.
Del resto la stessa Casertavecchia è ampiamente arricchita di antenne varie, pur essendo stata dichiarata con Decreto del Presidente della Repubblica n. 1639 del 15 ottobre 1960 monumento nazionale. La domanda allora non può che essere la seguente: vogliamo almeno arrestare questo proliferare continuo di antenne varie nel territorio di Casertavecchia, nei cui riguardi in particolar modo l’ente Comune deve mettere in atto tutti gli strumenti per realmente tutelarlo? E cogliamo l’occasione per ricordare che giacciono ancora a terra le pietre dell’arco di Sant’Andrea: sono mesi e non si ha la forza di ricostruire l’arco (ma su questo torneremo quanto prima).
Ma se il territorio dovrebbe essere tutelato, va da sé che dovrebbero essere tutelate anche le persone che su di esso vivono. E sempre la Costituzione al capoverso dell’articolo 32 così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”.
Allora l’Amministrazione Comunale, da chiunque venga rappresentata, organi elettivi o prefettizi, quando vuole eliminare quella ‘selva oscura’ di antenne che vandalizzano il paesaggio? Ci si è mai chiesti che questa incuria verso il paesaggio – che, repetita juvant, qui dovrebbe essere tutelato non solo come obbligo giuridico ma anche e soprattutto come obbligo civico e di conservazione della memoria storico-culturale di una delle più importanti realtà medioevali italiane – genera una disaffezione verso il bello ed una conseguente attività di sradicamento, di dis-identificazione, di cancellazione ed abbrutimento del bello e della memoria storica.
Infine, è da ricordare una cosa ancor più semplice: se il Comune dimentica per anni interi questi bellissimi territori e, quindi, i suoi abitanti, relegati al rango solo di contribuenti, perché non continua a dimenticarsene anche nel momento in cui sorge il bisogno di installare un’antenna di tal fatta?
La coerenza non guasta mai!

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