Commemorato Re Carlo Emanuele IV nel 200 anniversario del suo richiamo a Dio, nella Chiesa di Sant’ Andrea al Quirinale

Roma 6 ottobre 2919

 

L’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus ha commemorato con due cerimonie domenica 6 ottobre 2019 il bicentenario della morte del Duca di Savoia e Re di Savoia abdicatario Carlo Emanuele IV. La prima, alle ore 10, 30 a Roma, presso la chiesa di Sant’Andrea del Quirinale, dove ha vissuto, è stato richiamato a Dio ed è sepolto. Alla celebrazione a Roma, il Presidente nazionale, Gr. Uff. Ilario Bortolan, ha delegato il dirigente nazionale Gr. Uff. Rodolfo Armenio.

Oggi stesso un omaggio sarà reso alla sua consorte, Venerabile Maria Clotilde di Borbone di Francia, presso la sua sepoltura nella chiesa di S. Caterina a Chiaia in Napoli. L’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus è sempre stata legata al suo ricordo e dal 2000 ha istituito un premio annuale intitolato alla Venerabile conferito ogni 7 marzo a Napoli con il Terz’Ordine Regolare francescano. Molto spesso è presente alla commemorazione annuale il Presidente Internazionale del sodalizio, S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, che ha presenziato alla seconda cerimonia, alle ore 11.30 ,presso la Reale Basilica di Superga dove una bella lapide ricorda Carlo Emanuele IV nella Cripta. E’ vicina alla tomba monumentale del suo successore Carlo Alberto, di cui commemoriamo i 170 anni della sepoltura, quando la salma arrivò dall’esilio di Oporto a Genova (dove lo commemoreremo il 27 ottobre prossimo), per poi essere tumulato tra i Re di Sardegna nell’imponente mausoleo di Superga a Torino.

 

Primogenito di dodici figli, Carlo Emanuele di Savoia nacque a Torino il 24 maggio 1751 da Vittorio Amedeo III, allora principe ereditario, e dall’Infante di Spagna Maria Antonietta Ferdinanda, figlia del Re Filippo V. Per il suo battesimo Papa Benedetto XIV concesse l’ambitissimo onore delle cosiddette “fasce benedette”.

Nel settembre 1775 Carlo Emanuele sposò a Chambéry la Principessa Maria Clotilde Adelaide di Borbone di Francia, figlia di Luigi XV e sorella dei futuri Re Luigi XVI, Luigi XVIII e Carlo X. Alla morte del padre il 16 ottobre 1796 (esattamente tre anni dopo la morte della Regina di France Maria Antonietta), scelse il nome di Carlo Emanuele IV ed ebbe una gestione degli affari di Stato prudente.

Purtroppo fu costretto l’8 dicembre 1798 a sottoscrivere la capitolazione. La sera del 9 dicembre, fatto testamento e presi i conforti religiosi, partì da Torino con tutta la famiglia reale, che il 17 gennaio 1799 giunse a Poggio Imperiale a Firenze, posta a sua disposizione dal Granduca Ferdinando III. Incontrò Papa Pio VI, tenuto prigioniero alla Certosa, e ricevette in udienza Vittorio Alfieri. Lasciò la città su pressione dei francesi e si recò a Livorno, dove ricevette l’omaggio dei deputati eletti dagli Stati sardi per recargli i sentimenti di devozione dei sudditi isolani. Il 24 febbraio Carlo Emanuele s’imbarcò sulla fregata toscana “La Rondinella” e il 3 marzo giunse a Cagliari, accolto con grandi feste dalla folla riversatasi sulle banchine del porto. Appena sbarcato pubblicò una protesta contro la forzata rinuncia “all’esercizio di qualunque potere” e contro le altre estorsioni e denunciando il comportamento perfido e sleale degli agenti e dei generali francesi. Il 26 maggio gli Austro-russi entrarono trionfalmente in Torino. Arresasi quindi la cittadella, il Generale Suvarov, d’ordine dello Zar Paolo I, spedì a Carlo Emanuele l’invito a rientrare nei suoi Stati di terraferma, ma poi giunse un secondo dispaccio di Suvarov con l’invito a non entrare in Piemonte. Paolo I si era dovuto piegare ai voleri contrari dell’Austria. Dopo aver nominato Viceré il fratello cadetto Carlo Felice, il 18 settembre Carlo Emanuele s’imbarcò sul vascello inglese “Thunderer” per Livorno, donde proseguì per Firenze, per stabilirsi a Poggio Imperiale.

La battaglia di Marengo costrinse Carlo Emanuele ad abbandonare Firenze per gli Stati romani. Incontrato a Foligno Pio VII, eletto Papa nel conclave di Venezia, entrò con lui a Roma il 5 luglio e, dopo alcuni giorni a palazzo Doria (Leopoldina Maria di Savoia-Carignano aveva sposato il Principe Giovanni Andrea IV Doria Pamphili Landi, Principe di Melfi), si trasferì nella villa Conti, poi Torlonia, a Frascati.

Dopo la morte dello Zar Paolo I il 24 marzo 1801, il 12 aprile il primo console Buonaparte decretò l’annessione del Piemonte, decisione che indispettì il nuovo Zar, Alessandro I. Carlo Emanuele continuava a peregrinare tra Roma e Napoli. Giunto a Roma da Frascati il 20 ottobre 1800, ospite del Principe Colonna (Caterina Maria Luisa di Savoia-Carignano aveva sposato Don Filippo III Colonna, Principe di Paliano), ne era ripartito ed era giunto il 25 novembre a Napoli, che lasciò il 23 marzo 1801 per Roma da dove ripartì il 19 maggio per Caserta. A Napoli il 7 marzo 1802 venne richiamata a Dio la Regina Maria Clotilde, che fu sepolta secondo le sue volontà nella chiesa di S. Caterina a Chiaia. Malgrado un tentativo di dissuasione attribuito al Pontefice, il 4 giugno 1802, nella sala d’udienza del palazzo del Principe Filippo Colonna, Gran Conestabile del Regno di Napoli, Carlo Emanuele lesse l’atto solenne dell’abdicazione, sottoscritto subito dai presenti e ratificato quattro giorni dopo dal fratello, il nuovo Re Vittorio Emanuele I.

Carlo Emanuele si riservò il titolo e la dignità regia ed un assegno annuo vitalizio. Il 15 giugno Carlo Emanuele si trasferì a Roma nel palazzo Cenci, ossia Bolognetti, con una corte di poche, scelte e necessarie persone. Visse modestamente e riservatamente, facendo qualche viaggio a Napoli e a Loreto, e non s’occupò mai più di politica. Diventò cieco ai primi del 1816.

Il rapporto d’amicizia col gesuita p. Pignatelli (1806-11) rinsaldò le simpatie di Carlo Emanuele per la Compagnia di Gesù, di cui aveva sollecitato più volte al fratello Carlo Felice il ristabilimento in Sardegna. Nei primi mesi del 1815, decise di entrare a farne parte. Entrato l’11 febbraio nella casa di noviziato di S. Andrea al Quirinale, per farvi gli esercizi spirituali, vi rimase. Dopo il noviziato prese i voti semplici (di povertà, castità e obbedienza), ma non fu consacrato sacerdote. Viveva, vestendo abito nero ma secolare, in appartamenti separati con propria mensa con il francescano Padre Mariano Postiglione, suo confessore, il medico Penthené, Tommaso Ferrero della Marmora, suo affezionato ciambellano, ed alcuni altri. Colpito ai primi d’ottobre da febbre terzana, morì a Roma il 6 ottobre 1819 e fu sepolto con l’abito di S. Ignazio nella chiesa di Sant’Andrea

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