CONSIGLI DI LETTURA…”IL PARTIGIANO JOHNNY”

 IL CAPOLAVORO CHE RACCONTERA’ PER SEMPRE CHE COSA SONO STATI I PARTIGIANI E LA RESISTENZA IN ITALIA

Il Parigiano Johnny è riconosciuto come il più originale e antieroico romanzo italiano sulla Resistenza.

La storia è quella del giovane stuente Johnny, cresciuto nel mito della letteratura e del mondo inglese, che dopo l’8 settembre decide di rompere con la popria vita e di andare in collina a combattre con i partigiani.

Una storia simile a quella di molti altri giovani e di molti altri  altri libri scritti sullo stesso argomento. Ma Fenoglio riesce a dar alle avventure e alle passioni di Johnny una dimensione esistenziale ben piiù profonda e generale.

In effetti la sua dimensione etica dilata lo spazio e il tempo dell’azione oltre le loro misure reali, grazie anche a una continua invenzione linguistica.

Saggio breve su “Il partigiano Johnny”

Il romanzo “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio è stato pubblicato postumo nel 1968, è incompiuto ed è considerato dalla critica il più antieroico ed originale romanzo sulla Resistenza, presentata nei suoi aspetti più singolari e anticonformisti. Definire “Il partigiano Johnny” un romanzo non è del tutto esatto: il libro può essere considerato una cronaca storica e allo stesso tempo un romanzo di formazione. La critica ha definito il genere de “Il partigiano Johnny” come “a sé stante” in quanto presenta elementi decadenti, neorealisti e neoveristi, ma differisce da questi generi per l’introduzione di innovazioni sul piano formale e stilistico, nonché linguistico. Non ci sono in Fenoglio intenti documentari o intenti di polemica sociale in nome di un impegno ideologico progressista; non ci sono inclinazioni populiste: non vi è l’identificazione del popolo come depositario di valori positivi. Johnny/Fenoglio (è infatti presente l’elemento autobiografico) è all’opposto della concezione dell’intellettuale impegnato. Il protagonista del “romanzo”, un ragazzo sui vent’anni, Johnny/Fenoglio è un intellettuale borghese alla ricerca di se stesso, insoddisfatto della propria condizione esistenziale. Dopo l’otto settembre del 1943 si rifugia fra le colline nei pressi della città di Alba. È questo un periodo di profonda crisi: l’inattività lo sta logorando. Decide quindi di unirsi alla lotta partigiana e si unisce dapprima ai partigiani Rossi, di ideologia comunista, e, in seguito, ai partigiani Azzurri, badogliani. Questa proiezione improvvisa in una realtà completamente diversa da quella borghese provoca in Johnny un sentimento di totale smarrimento: non rinnega la sua origine, ma tenta allo stesso tempo di immettersi in un ideale proletario: Johnny si unisce ai partigiani Rossi per puro caso. La scelta della lotta partigiana è per lui esistenziale e morale: è una lotta contro un nemico assoluto, incarnazione del male metafisico. La guerra non è il fine della narrazione, ma il mezzo: un punto di passaggio obbligatorio lungo il percorso di ricerca della propria dimensione. La guerra è scontro dell’uomo con la violenza, con la sofferenza e con la morte; la guerra toglie ogni dignità umana all’individuo. La narrazione è ambientata nella zona delle Langhe (Monferrato, Piemonte). La natura di quest’area geografica viene umanizzata da Fenoglio: durante un atragica operazione di guerriglia partigiana, in cui si salva solo Johnny, la vegetazione circostante, le piante, gli alberi che assistono alla scena diventano cupi, scuri, rispecchiando lo stato d’animo dei protagonisti umani. È una natura che riflette i sentimenti di Johnny (elemento inconcepibile per il neorealismo). Così mentre Johnny marcisce nell’inattività iniziale, il paesaggio, le colline circostanti, il “mood around him”, lo nausea. Le stelle che osserva durante la notte insonne, dal suo possedimento sulla collina, sono le stesse che osserva mentre è costretto a fuggire dai rastrellamenti fascisti dopo la disfatta di Alba, quando tutti i suoi compagni sono morti o spacciati. Johnny non si integra con i vari gruppi di partigiani, tuttavia la condivisione di esperienze, come il continuo faccia a faccia con la morte, lo portano a legare con alcuni suoi compagni come Pierre ed Ettore. In ogni caso l’amicizia non è il filone portante dell’opera: in questo suo iter Johnny è solo. Il ruolo del dualismo casa/famiglia è fondamentale: Johnny si allontana a grandi passi dall’ambiente familiare, distaccandosene inevitabilmente. Quando ha la possibilità di rientrare, per un breve periodo, in famiglia, quasi non riesce più a sopportare le accoglienti coperte del suo comodo letto: preferisce i giacigli delle foglie dei boschi dove ha combattuto. Il distacco talmente profondo che sfocia nell’intolleranza: quando entra in contatto con una famiglia borghese che lo ospita è nauseato da quell’ambiente così vuoto, privo ormai di significato.

BEPPE FENOGLIO – BIOGRAFIA

Beppe (Giuseppe) Fenoglio nasce nella capitale economica delle Langhe, ad Alba (Cuneo), il 1 marzo 1922 da Amilcare e Margherita Faccenda. Nonostante l’estrazione modesta della sua famiglia — i genitori gestiscono una macelleria nella zona delle vecchie case intorno al Duomo — arriva a frequentare il liceo. Qui incontra due insegnanti di gran valore: il professore di filosofia, Pietro Chiodi, e quello d’italiano, Leonardo Cocito — entrambi antifascisti e partigiani combattenti. Agli anni del tanto amato liceo risale la sua fortissima passione per la lingua e la letteratura inglese e americana: per James, Lawrence, Conrad, Yeats, Coleridge, Shakespeare.

In seguito s’iscrive alla Facoltà di Lettere di Torino, ma per la chiamata alle armi interrompe gli studi universitari, senza mai più riuscire poi a conseguire la laurea. Nel 1943 frequenta un corso per allievi ufficiali; quindi viene trasferito a Roma, da dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre, riesce a tornare ad Alba.

Qui si arruola tra i partigiani, prima in un gruppo comunista, poi, nell’estate del ’44, in formazioni monarchiche, nei cosiddetti «azzurri» o «badogliani», e precisamente nel reparto di Enrico Martini Mauri e di Piero Balbo. Negli ultimi mesi di guerra è ufficiale di collegamento con la missione inglese di stanza nel Monferrato. Nel corso della lotta armata sulle colline i suoi genitori vengono arrestati per rappresaglia dai fascisti, ma poi rilasciati.

Dopo la liberazione, ritorna — e per sempre — nella sua amatissima Alba. Solamente nelle Langhe, Fenoglio, il gentleman-writer dal carattere duro e ostinato, ritroso e selvatico, ritrova e riconosce intero se stesso e il mondo. S’impiega pertanto come procuratore presso un’azienda vinicola, la ditta Marenco: lavoro che fino alla fine non vorrà mai abbandonare. «Se andassi da un’altra parte — confessa a sua madre — non troverei più il tempo per scrivere». Infatti, è proprio all’indomani della guerra che Fenoglio inizia a dedicarsi alla narrativa. Molti dei suoi manoscritti sono vergati sul retro delle carte commerciali della ditta.

La sua vita si svolge così, tra gli affetti familiari — nel 1960 sposa Luciana Bombardi e nel 1961 nasce la figlia Margherita — e il lavoro d’ufficio, la passione per lo sport e la dedizione alla scrittura.

Il suo esordio letterario, tuttavia, non è affatto facile. Nel 1949 l’editore Einaudi rifiuta la sua prima raccolta Racconti della guerra civile; e l’anno successivo Elio Vittorini, sempre per Einaudi, gli consiglia di sacrificare il romanzo La paga del sabato per ricavarne due racconti. Solamente nel 1952 Vittorini gli pubblica, nella collana di narrativa I gettoni, di Einaudi, la raccolta di racconti I ventitre giorni della città di Alba. Poi, nel 1954, sempre nella stessa collana, esce il romanzo breve, centrato sul mondo delle Langhe, La malora.

L’anno successivo viene pubblicata, sulla rivista «Itinerari» con il titolo La ballata del vecchio marinaio, la traduzione di The Rime of the Ancient Mariner, di S.T. Coleridge, ristampata nel 1964 (e poi nel 1966) da Einaudi. Deluso dalla sfavorevole accoglienza della critica e dalle riserve espresse da Vittorini su La malora, rompe con Einaudi e nel 1959 pubblica presso Garzanti il romanzo Primavera di bellezza, per il quale nel ’60 gli viene assegnato il Premio Prato.

Nel 1962, inoltre, vince il Premio Alpi Apuane per il racconto Ma il mio amore è Paco, apparso sul n.150 di «Paragone». E proprio in Versilia dove è andato a ritirare il premio, per la prima volta, in modo acuto e allarmante si fa sentire il male che presto lo condurrà alla morte.

Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963 Fenoglio muore a Torino per un cancro ai polmoni.

Nello stesso 1963 viene edita, insieme con Una questione privata, la raccolta di racconti Un giorno di fuoco, che ottiene il Premio Puccini-Senigallia. Lo stesso volume viene riedito nel 1965, ma con il titolo Una questione privata.

Postumi appaiono, inoltre, Frammenti di romanzo su «Cratilo» (luglio 1963), Aloysius Butor su «45° Parallelo» (1964) e L’affare dell’anima su «Fenoglio inedito» (1968). Dai manoscritti, raccolti ad Alba in un apposito Fondo Fenoglio — che tanti problemi filologici e critici hanno sollevato — sono stati ricavati anche altri volumi: Il partigiano Johnny, vincitore del Premio Prato (1968), e La paga del sabato (1969).

E ancora sono usciti Un Fenoglio alla prima guerra mondiale (1973), La voce nella tempesta (1974), riduzione teatrale del romanzo di Emily Brontë, Wuthering Heights (Cime tempestose) e Il vento nei salici (1982), traduzione di The Wind in the Willows, di Kenneth Grahame.

Nel 1978 è stata pubblicata, infine, presso l’editore Einaudi l’edizione critica delle sue Opere, diretta da Maria Corti.

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