Domani: Piergiorgio Faraglia, anteprima live del suo disco a Emmaus

PARTE IL TOUR NELLE COMUNITA

PIERGIORGIO FARAGLIA, L’ANTEPRIMA LIVE DEL SUO DISCO

DIVENTA UN’ARMA CONTRO LA MISERIA

Concerto con la sua band tra gli oggetti in vendita nel mercatino di Emmaus a Roma. “E’ qui che mi è tornata la voglia di cantare le mie canzoni”

PARTE IL TOUR NELLE COMUNITA’ EMMAUS ITALIANE
IL VIDEO DEL PRIMO SINGOLO, “L’UOMO NERO” https://www.youtube.com/watch?v=YSw3ela7k5s

IN BREVE – Piergiorgio Faraglia presenterà in anteprima il suo primo album, con un live accompagnato dalla sua band, all’interno del mercatino della Comunità Emmaus di Roma. Domani, sabato 13 dicembre alle ore 18, via Casale de Merode, 8. A presentare la serata sarà il giornalista di AuditoriumTV e RadioUno Duccio Pasqua. Sul palco: Piergiorgio Faraglia (voce e chitarre), Francesco Saverio Capo (basso); Lucrezio de Seta (batteria), Armando Serafini (percussioni e chitarra).

INGRESSO LIBERO

“Armati” di musica si può combattere contro la miseria. E’ questa l’idea del cantautore e chitarrista romano Piergiorgio Faraglia, che ha deciso di presentare in anteprima il suo nuovo album – in uscita all’inizio del prossimo anno – in una location non proprio usuale: il mercatino dell’usato della comunità Emmaus di Roma, con la quale collabora da vari anni e che si sostiene solo ed esclusivamente attraverso l’attività di vendita di oggetti ricevuti da donazioni. Emmaus non percepisce finanziamenti né da enti pubblici né privati e si impegna, inoltre, in attività di solidarietà concrete e tangibili a livello locale, nazionale e internazionale.

Così, domani, sabato 13 dicembre alle 18, fra abiti, tavoli, poltrone e libri in vendita, Faraglia terrà un vero e proprio concerto con la sua band, negli spazi di via Casale de Merode 8, che per un giorno verranno scenograficamente ridisegnati per accogliere il palco. Gli spettatori potranno ascoltare i brani del suo prossimo lavoro discografico e anche acquistare gli oggetti esposti, comprese le sedie sulle quali si sono accomodati. In quell’occasione sarà disponibile anche una “Special Edition” a tiratura limitata del singolo pluripremiato “L’uomo nero” (premio Botteghe d’Autore, Premio De Andrè e candidato come miglior canzone alle Targhe Tenco), il cui packaging sarà realizzato e firmato dagli stessi ragazzi della Comunità ai quali andrà anche il ricavato della vendita. A tenere le redini di questo insolito live sarà il giornalista di AuditoriumTV e RadioUno Duccio Pasqua.

E non finisce qui. Col nuovo anno Piergiorgio Faraglia porterà la sua musica anche in altre comunità Emmaus del Paese con un tour che avrà per titolo “Mannaggia alla miseria”. Emmaus, movimento internazionale fondato dall’Abbè Pierre, conta in Italia 16 strutture e 300 tra gruppi e comunità sparsi in circa 40 Paesi nel mondo. In particolare l’organizzazione è impegnato nella lotta per lo sradicamento della miseria e per la realizzazione della dignità della Persona attraverso esperienze di accoglienza, di vita e di lavoro aperte a tutti, soprattutto a coloro che provengono da situazioni di disagio o di emarginazione. “Il tour – spiega Piergiorgio Faraglia – è un tentativo di far conoscere il più possibile la realtà delle Comunità attraverso la musica, coinvolgendo artisti e giornalisti locali per dare, tramite i concerti, visibilità ai vari mercatini sparsi sul territorio nazionale”.

IL PERCHE’ DELLA SCELTA

I motivi che hanno portato Piergiorgio Faraglia a mettere a disposizione di Emmaus la sua musica, proprio nel momento in cui il suo primo lavoro discografico sta per vedere la luce, sono legati alla sua sfera intima e alla sua decisione di tornare a suonare le sue canzoni dopo anni di attività esclusiva come chitarrista e produttore. A spiegarlo è lui stesso in una nota condivisa dalle comunità Emmaus italiane:

“Capita spesso nella vita di un musicista di perdere di vista il motivo per cui si suona, o almeno è capitato spesso a me. Perdere quel desiderio bambino che a un certo punto della tua piccola vita, a dieci anni, ti fa prendere in mano uno strumento e ti spinge a suonarlo invece di dare calci a un pallone o arrivare primo in una gara. Io ho provato a fare tutte e due le cose ma non ero bravo, quando andava bene mi mettevano in porta e nella mia stanza non c’erano medaglie o coppe.

Ma c’era una chitarra.

E’ stata lei a farmi da passaporto, da nave scuola, mi ha permesso di avere un ruolo, un posto all’interno del mio micromondo fatto di amici e muretti e spiagge e sogni.

Poi è diventata uno strumento di lavoro, mi ha permesso di pagare l’affitto e fare la spesa, e soprattutto di continuare a sognare una vita come musicista.

Finché, un giorno, ho cominciato a scrivere le mie canzoni. Ho cercato di farle vivere, di liberarle nel mondo, nell’aria, come se fossero polline, pioggia, vento caldo. Come le canzoni che cantavo tutti i giorni da anni, le canzoni di quelli ‘veri’, di quelli che ce l’avevano fatta. Ma mancava qualcosa, non sapevo cosa fosse, sapevo solo che mancava. Forse era quel desiderio bambino, quell’incoscienza, o forse mancava la libertà di poter dire ‘sono un musicista che scrive canzoni’, di fidarmi delle mie ali. E così, invece di volare via, le mie canzoni sono rimaste là, attaccate come tanti aquiloni a un filo che assomigliava fin troppo a una catena.

Così, a un certo punto, dieci anni fa, ho smesso di crederci, di insistere. Ho smesso anche di suonare, ho fatto altro. E alla fine mi sono perso.

Poi, lentamente, ho ricominciato a suonare con altre persone, musicisti che avevano quella libertà che era mancata a me, e grazie a loro ho ritrovato la strada. E mi sono rimesso in viaggio, suonando con e per altri, tenendo sempre la bocca chiusa.

Poi, più di un anno fa, sono andato a suonare nella comunità Emmaus di Roma.

Lì dentro ho trovato un bambino che mi stava aspettando, seduto al mio posto, con la mia chitarra in mano e gli occhi aperti, curiosi. Mi assomigliava, ma non ero io. Quegli occhi non erano i miei, erano quelli di Nino, di Isabella e di tutti gli ospiti della comunità. Occhi che mi chiedevano musica come se fosse acqua, come se fosse sole, vento, cibo, riparo. Accoglienza.

Il bambino mi ha dato la chitarra e io ho cominciato a suonare.

Gli aquiloni si sono staccati dalla catena e sono volati via, liberi.

Erano solo canzoni, ma per un momento ho sentito il mio cuore ricominciare a cantare insieme ai cuori di tutti quelli che erano lì.

Da allora non ho più smesso”.

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