Emergenza migranti, dalla Germania la testimonianza di una sannicolese emigrata per lavoro

SAN NICOLA LA STRADA – L’avvento di internet e l’uso che le persone ne hanno fatto nel corso degli ultimi anni, lo hanno reso un compagno onnipresente nelle vite di gran parte di noi. La tecnologia si adatta e segue questo trend: non solo computer portatili sempre più maneggevoli, ma ora anche smartphone e tablet garantisco l’accesso al web ovunque ci troviamo (o quasi). È possibile usufruirne comodamente da casa o in ufficio o a scuola. Non c’è più bisogno di andare dal giornalaio a comprare il quotidiano per sapere cosa accade nel mondo o andare in biblioteca per fare una piccola ricerca. I social network permettono di comunicare in tempo reale a qualsiasi distanza ci si trovi e con qualunque parte del mondo. Così facendo si sono annullate le distanze e le informazioni vengono scambiate in tempo reale e si può sempre essere aggiornati sui fatti di cronaca, su aggiornamenti culturali o anche semplicemente su come sta un nostro amico o parente che vive lontano. Ed è quello che è accaduto anche nel caso della tormentata vicenda relativa al Parco MECOS ed all’arrivo, nottetempo, di oltre 100 migranti/rifugiati politici. Sulla rete viaggia veloce la protesta non tanto per l’accoglienza di questi sfortunati, ma per l’improvvisazione, la mancata professionalità di chi è a capo della macchina burocratica dello Stato in provincia di Caserta. I fenomeni legati alla socializzazione ed alla coabitazione non sono uno scherzo da bambini, né per quelli riferiti ad un rione, grosso o piccolo che sia, né figuriamoci per un condominio. Tutti a stretto contatto di gomito. Questo dovrebbe saperlo chi pensa di poter mettere insieme capre e cavoli, chi pensa, senza ragionare di poter gestire emergenze sociali e civili come quella che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Chi amministra la Provincia su mandato del Governo Centrale deve trovare il coraggio e la forza di ammettere che la Città di San Nicola la Strada è arrivata al limite della sopportazione. E su questa vicenda che vede coinvolti incolpevolmente le 37 famiglie del condominio, registriamo, con favore, che i nostri cittadini emigrati all’estero per cercare lavoro, restano sempre legati alla propria terra e non disdegnano di portare la loro esperienza in proposito. Così è stato anche per la signora Maria Donata Giangregorio, emigrata, oramai da 19 anni, in Germania per lavoro. “Il problema” – afferma la donna – “è che molti di questi uomini, perchè sono solo loro a scappare, non riusciranno mai ad inserirsi o meglio ad integrarsi nel nostro paese ed a civilizzarsi come è normale per noi europei. Io parlo per esperienza, vivo in Germania e qua abbiamo un organizzazione con assistenza sociale molto, ma molto, più avanzata che in Italia, ma, nonostante tutta questa organizzazione e solidarietà che c’è verso questa gente, loro cosa fanno? Violentano donne, molestano bambini, picchiano anziani. Insomma” – ha aggiunto – “questi non vogliono integrarsi nella nostra società, credetemi, a me mi piange il cuore vedere i miei paesani in questa situazione, li capisco e so come ci si sente. Io vi dico non mollate, lottate per i vostri diritti da cittadini italiani, quelli che sono responsabili devono trovare una soluzione. Solidarietà, è finita non se ne può più, trovate una soluzione, rispediteli indietro lasciate solo quelli che hanno la vera guerra, quelli che scappano per problemi politici non sono fatti nostri, noi abbiamo anche problemi e non scappiamo. Io” – ha concluso sconsolata la signora Giangregorio – “sono scappata perchè il mio paese non mi ha dato niente e adesso fa tanto per questa gente. Che ingiustizia….scusate il mio sfogo ma non sono riuscita a trattenermi”. Ed il suo non è uno sfogo isolato.

Nunzio De Pinto

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