Entra in vigore il DM 20/4/17 sulla tariffa puntuale dei rifiuti conferiti al servizio pubblico

Finalmente entra in vigore il DM 20/4/17 sulla tariffa puntuale dei rifiuti conferiti al servizio pubblico che lascia il tempo (24 mesi dall’entrata in vigore) ai Comuni che già utilizzano un sistema di misurazione puntuale di adeguarsi alle nuove prescrizioni.

Il decreto definisce i criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio. Ha come obiettivo quello di fornire ai comuni criteri omogenei con i quali effettuare la misurazione, al fine di superare eventuali differenze territoriali.

Come tale, atteso dai tempi del Dlgs 22/97 (Decreto Ronchi) e largamente anticipato da attività che circa 1500 Comuni in Italia ed asnche in Campania hanno già intrapreso.

Sono cioè Linee Guida per la sua applicazione, SE e DOVE si vuole fare.

Il Decreto fortunatamente non stravolge quella che è la pratica corrente, di cui è sostanziale fotografia – con la unica eccezione che chiedendo sistemi di identificazione precisa dell’utenza, non consentirà più sistema abbastanza diffusi come i “sacchi prepagati” o “sacchi conformi” che hanno fatto la storia dell RD in origine.

Tali sistemi infatti consentono di fare pagare in proporzione a quanto rifiuto (RUR) viene generato, ma non prevedono forme di identificazione dell’utenza. 

Il decreto dà per la prima volta  certezza di approcci e costituisce un riferimento regolamentare.

Con l’entrata in vigore della Legge 147/2013, l’assetto del prelievo sui rifiuti è stato collocato nell’ambito della disciplina dell’imposta unica comunale con il riconoscimento di una discrezionalità importante che consente ai comuni di adottare sia un tributo, denominato TARI, sia un corrispettivo, denominato TARIP.

La TARI è una tassa che opera sulla base di un sistema presuntivo che collega il prelievo al parametro della superficie, con adattamenti diversi. La TARIP (tariffa puntuale) è un corrispettivo di natura patrimoniale scelto dal legislatore italiano per tradurre l’obbligo di pagamento rispetto al servizio reso, nell’ambito della raccolta trasporto e smaltimento del rifiuto prodotto.

Il comma 668 dell’articolo 1 della legge 147/2013 dà facoltà ai comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità dei rifiuti conferiti al servizio pubblico, di applicare, in luogo della Tari, una tariffa avente natura corrispettiva. Lo strumento normativo risiede nell’articolo 52 del D. Lgs 446/97, norma cardine di riconoscimento della potestà regolamentare ai Comuni, confermata dalla legge madre sul federalismo fiscale 42/2009.

La formula del comma 668 pone una condizione obbligatoria per la legittima istituzione della tariffa corrispettiva: la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al pubblico servizio pur in assenza di una nomenclatura giuridica in grado di definire l’aggettivo “puntuale”.

 

 I criteri della misurazione puntuale sono finalizzati a determinare la quota variabile della tariffa

  • La misurazione puntuale prevede almeno la misurazione della frazione  del rifiuto urbano  residuo (RUR)
  • La misurazione della quantità di rifiuto deve essere associata all’utenza che l’ha prodotta. A tal fine si utilizzano sistemi univoci di riconoscimento dell’utente o del contenitore
  • I sistemi di misurazione devono identificare il soggetto che effettua i conferimenti attraverso l’identificazione dello specifico utente o di uno specifico contenitore associato a un utente o a una utenza aggregata e registrare il numero dei conferimenti
  • Misurazione della quantità attraverso pesatura diretta  o sulla base del volume dei contenitori.
  • Sono ammessi i sacchi chiaramente identificabili
  • Laddove non sia possibile la misurazione diretta è ammessa la misurazione presuntiva che rappresenta una misurazione indiretta del rifiuto urbano residuo
  • Si applica anche per la frazione organica se questa si raccoglie meno di 52 volte all’ anno, quindi si passa da 2/3 v sett a 1 v sett. Sarebbe interessante capire la diffusione del compostaggio domestico in questi comuni. Probabilmente il sacco prepagato può rimanere, ma deve essere associato alla utenza con RFID e codice a barre per fare le necessarie verifiche.

L’ENVI Committee dell’Europarlamento, allo scopo di riallineare la strategia al Pacchetto Economia Circolare, chiede di terminare i sussidi all’incenerimento entro il 2021.
Cioè si tratta della richiesta di terminare i sussidi alla produzione energetica stabiliti dalla Direttiva sulle Fonti Rinnovabili (i Certificati Verdi in Italia) che applicati al 51% dell’energi prodotta  incidono per circa 50 Euro/t, consentendo di ridurre le tariffe di conferimento e/o aumentare gli introiti.

Vigileremo perchè tutto questo diventi norma europea,  a dimostrazione che a volte dal basso si riesce a condizionare virtuosamente le politiche in tema di sostenibilità come proposte da anni dallo ZWEurope.

E a sostegno di quanto esposto aumenterà  l’azione di verifica per l’applicazione del Piano regionale dei rifiuti Campano che finalmente prende corpo con le procedure propedeutiche agli appalti degli impianti di compostaggio (7 dovrebbero partire entro l’autunno e 6 all’inizio del 2018). Non è esaustivio per l’autosufficienza regionale che si attesta oltre le 800mila t/a di FORSU,  ma è un enorme passo avanti nell’applicare il PGRSU Campania (Deliberazione n. 685 del 6 dicembre 2016) di cui la UE ci chiede di rispettare il cronoprogramma nei tempi gravando il rischio di un’infrazione salatissima per le limitate casse regionali.

Ma pur evidenziando le luci resta forte l’amarezza di aver subito la sconfitta  di Acerra.

Un’impianto che aggrava il quadro d’impatto su un territorio vulnerabile e già martoriato da malapolitica, malasanità ed ecomafie.

Ma non ci si può fermare all’”ultimo miglio”.

Sconfitti nella battaglia impari , risulta intollerabile e senza giustificazione alcuna il tentativo del gestore dell’inceneritore di Acerra di potenziare le quote di RSU che il forno potrà smaltire, con tutto il suo carico sull’ecosistema , sulle matrici ambientali e sulla salute umana, soprattutto a danno principale dei più piccoli, i più esposti al nanoparticolato e ai prodotti di degradazione del’incenerimenrto dei materiali.

Sappiamo che la battaglia per chiuderlo sarà lunga e stancante ma sappiamo anche che la strada maestra ci indica la piena applicazione del PGRSU come acqua da gettare sui camini di Acerra.

La Campania attualemnte è di poco sotto il 50% di RD, e si pone l’obiettivo del 65% al 2020  e del 70% di riciclato.

Da solo questo risultato costringerebbe alla fame una quota considerevole del forno acerrano e se affiancato da politiche incentivanti la riduzione a monte (in tutte le sue declinazioni) e la riduzione del RUR a valle si apre un’autostrada che,  facendo leva sull’educazione alla scelta di materiali effettivamente  riciclabili (rispedendo al mittente, all’industria, l’errore di progettazione del packaging che resta sulle spalle della comunità per lo smaltimento) è possibile mettere in crisi l’intera linea d’incenerimento.

Insomma vogliamo essere positivi e insistere sapendo che alla fine la convenienza tra costi e benefici renderà antieconomica la fornace già preoccupata dalla norma proposta dalla Commissione Ambiente dell’Europarlamento.

 Ci batteremo con tutta la forza che abbiamo perche quella data sia anticipata.

 

 

Franco Matrone (Zero Waste/Rifiuti Zero Campania) 

 

 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *