Firenze: la culla del Rinascimento

Firenze con i suoi musei, palazzi e chiese ospita alcuni dei più importanti tesori artistici del mondo. Tra i luoghi d’ arte e di culto più conosciuti della città vi sono senz’ altro la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Battistero, la Galleria degli Uffizi, il Bargello e la Galleria dell’ Accademia. Le chiese di Santa Maria Novella e Santa Croce poi sono delle vere e proprie gallerie d’ arte, così come la Biblioteca Medicea Laurenziana è un’ eccezionale espressione del genio architettonico di Michelangelo. Vi consigliamo di riservarvi un po’ di tempo per visitare anche le importanti e svariate collezioni conservate a Palazzo Pitti.

Quando vi sentirete stanchi di vedere musei e gallerie d’arte, recatevi all’ aperto e scoprirete che a Firenze è bello anche solo passeggiare per le belle strade del centro storico. Camminate fino a raggiungere l’ Arno, soffermatevi sul romantico Ponte Vecchio e continuate fino all’ Oltrarno, la parte più “nuova” di Firenze. Trascorrete una giornata ai giardini di Boboli oppure salite sopra la collina alle spalle di piazzale Michelangelo e raggiungete la Chiesa di San Miniato al Monte per godere di un’ incredibile vista su Firenze.

Cenno Storico

Le origini della città si perdono nella notte dei tempi.

Probabilmente centro etrusco, ma solo con i Romani circa un secolo prima di Cristo, acquisì il carattere di una vera città, e come moltissime altre metropoli, sorse in riva ad un fiume, nella fertile vallata dell’Arno, in posizione favorevole per uno sviluppo agricolo e commerciale. Il nome stesso dell’antica urbe latina “Florentia”, volle indicarne il florido accrescimento, il suo fiorire. Due arterie, il”Cardo” e il “Decumanus”, tracciate nella piana del fiume dagli antichi colonizzatori romani, originarono, incociandosi, i quattro quartieri, la cosiddetta “Città Quadrata”, che regolerà poi la futura crescita territoriale, in epoca medievale e successiva della città stessa. In epoca romana, Firenze ebbe i suoi templi, le terme, l’anfiteatro, il Campidoglio (come ricordano, ancora oggi, alcuni nomi delle strade), e in seguito con l’avvento della Nuova Fede, i suoi primi monumenti cristiani: San Lorenzo, Santa Reparata, Santa Felicita, ecc.

Più volte distrutta durante le invasioni barbariche, sopravvisse ai secoli più oscuri del Medioevo, e risorse al tempodi Carlo Magno (costruzione della prima cerchia di mura medievali) e fino all’XI secolo, quando si costituì Comune libero, ebbe vari governi feudali, di conti, baroni e marchesi (seconda cerchia di mura, 1703). L’ascesa della città iniziò così in maniera notevole dopo il Mille, circa 900 anni fa (il Battistero, XI secolo, San Miniato al Monte, XI secolo, Santi Apostoli Santo Stefano, ecc.).

Nel XII – XIII secolo la popolazione, valutabile a circa 60.000 abitanti (Londra ne contava allora menodella metà), era dedita al commercio con gli altri porti del mediterraneo. Due industrie, la lana e la seta, ne permisero un grandioso sviluppo. Attraverso Pisa, il porto di Firenze, s’importavano sete grezze dall’Asia e lane dall’inghilterra e mediante una tecnica segreta, i tintori fiorentini,riuscivano a dare ai panni colori e sfumature bellissime.

Nel 1252, fu coniato il celebre “fiorino”, che portava nel dritto il fiore, ovvero l’iris simbolo della città, e nel rovescio, l’immagine del patrono San Giovanni Battista. Una solida moneta (il fiorino era oro zecchino a 24 carati), le ricche compagnie di banchieri e mercanti, le industrie della lana e della seta, ci spiegano l’impressionante sviluppo edilizio del XIII e XIV secolo. La Cattedrale Santa Maria del Fiore, il Campanile, il Palazzo Vecchio, la loggia della Signoria, Santa Croce, il Bergello, Santa Maria Novella, Orsanmichele, la terza cerchia di mura (1285), furono allora iniziati nonostante lotte interne fra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellni, le guerre contro le città rivali (Pistoia, Arezzo, Volterra e Siena) e la peste del 1348. Questa fu l’era delle Corporazioni delle Arti, di Dante, Boccaccio e Giotto . L’opulenza della città fece allora affermare al papa Bonifacio VIII l’esistenza al mondo di cinque elementi: “la Terra, l’Aria, l’Acqua, il Fuoco ed i Fiorentini”.

Il XV secolo conobbe all’inizio l’oligarchia degli Alberti e degli Albizi; poi, appoggiandosi al popolo minuto, la ricca famiglia dei Medici acquistò sempre maggiore influenza politica. In breve era costituita la Signoria, che pur conservò le apparenze repubblicane. Al fondatore della signoria medicea, Cosimo il Vecchio succedette Lorenzo poi detto il Magnifico, acuto politico e grande mecenate.

Il secolo che culmina nella Signoria del Magnifico, fu uno dei più luminosi della storia fiorentina, specialmente nel campo culturale e artistico: è l’età del’lUmanesimo e del Rinascimento, della riscoperta e del rinnovato interesse per il mondo dell’uomo sulla terra come re dell’universo ed emanazione del divino, e portò all’abbandono del vecchio, dogmatico, empirico metodo d’insegnamento, favorendo il metodo scientifico. L’inizio di questo periodo è dominato dalle figure dell’Alberti, Brunelleschi, Botticelli e Savonarola, seguiti poi da altri come Michelangelo, Leonardo, Machiavelli e Galileo, e tantissimi altri geni da far meritare poi alla città l’appellativo di “Atene d’Italia”.

Ancora per pochi anni, tra la fine del ‘400 e i primi del ‘500 la città si resse a libera repubblica, dopo la cacciata di Piero, successore di Lorenzo. Ritornati i Medici, Firenze fu sotto la loro Signoria, fino al 1527, quando una nuova insurrezione ripristinò in città l’agognata forma repubblicana. Ma i Medici, appoggiati dall’imperatore e dal pontefice, ritornarono dopo un durissimo assedio (1530). Nel 1569 Cosimo I de’ Medici, signore della dinastia (Anna Maria Ludovica, 1743). Successero i Lorena che ressero il granducato, eccettuato il periodo della dominazione napoleonica (1799-1814), fino all’annessione di Firenze e della Toscana all’Italia (1859).

Firenze infine fu capitale d’Italia dal 1865 al 1871.

Piazza del Duomo, cartolina principale di Firenze con monumenti storici quali la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Battistero e il Campanile di Giotto. Naturalmente tutti questi splendidi edifici meritano di essere ammirati in tutto il loro splendore. Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO nel 1982, il Centro Storico di Firenze, conchiuso all’interno della cerchia dei viali tracciati sulle vecchie mura medievali, raccoglie i più importanti beni culturali di Firenze. Delimitato dal tracciato della cerchia muraria del XIV secolo, edificata grazie alla potenza commerciale ed economica raggiunta, conobbe nei due secoli successivi il suo massimo splendore. Centro spirituale della città è la piazza del Duomo con la Cattedrale di Santa Maria del Fiore affiancata dal Campanile di Giotto e fronteggiata dal Battistero di San Giovanni con le porte del Paradiso di Lorenzo Ghiberti.

5Battistero di San Giovanni

“Non mi parean [i fori] men ampi né maggiori

che que’ che son nel mio bel San Giovanni,

fatti per loco de’ battezzatori”

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XIX canto, versi 16-18)

Il Battistero di San Giovanni è una delle più antiche chiese di Firenze, posto di fronte alla Cattedrale della città, la chiesa di Santa Maria del Fiore.

A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola ad otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all’esterno dall’elevazione delle pareti sopra l’arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata.
Questa struttura così affascinante, in cui si fondono fede, storia e arte, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.

I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa. In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all’interno, provengono dalle rovine della ‘Florentia’ romana, forse da qualche edificio pagano.

Il monumento che vediamo oggi è il frutto dell’ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.

Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l’intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.

Entrando nell’edificio, la prima cosa che cattura l’attenzione è il prezioso mosaico della cupola, una delle più grandi al mondo per l’epoca ad esser decorata con questa tecnica. I mosaici sono dominati dall’enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola. Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi. Al centro, nel registro più in alto, trovano posto le gerarchie angeliche.

Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.

La più antica è la Porta Sud realizzata tra il 1330 e il 1336 dallo scultore Andrea Pisano. Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.

La Porta Nord, fu la seconda ad essere realizzata. Sostanzialmente impostata come la prima, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.

Infine la porta est, detta da Michelangelo la Porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia. Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.

 

6Galleria degli Uffizi

 

La Galleria degli Uffizi a Firenze è uno dei più importanti musei italiani, ed uno dei maggiori e conosciuti al mondo.

L’edificio ospita una superba raccolta di opere d’arte inestimabili, derivanti, come nucleo fondamentale, dalle collezioni dei Medici, arricchite nei secoli da lasciti, scambi e donazioni, tra cui spicca un fondamentale gruppo di opere religiose derivate dalle soppressioni di monasteri e conventi tra il XVIII e il XIX secolo.

Divisa in varie sale allestite per scuole e stili in ordine cronologico, l’esposizione mostra opere dal XII al XVIII secolo, con la migliore collezione al mondo di opere del Rinascimento. Al suo interno sono ospitati alcuni fra i più grandi capolavori dell’umanità, realizzati da artisti che vanno da Cimabue a Caravaggio, passando per Giotto, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Mantegna, Tiziano, Parmigianino, Dürer, Rubens, Rembrandt, Canaletto, ecc… Senza pari è la raccolta di opere di Sandro Botticelli. Di grande pregio sono anche la collezione di statuaria antica e soprattutto quella dei disegni e delle stampe che, conservata nel Gabinetto omonimo, è una delle più cospicue ed importanti al mondo.

Nel 2014 è stato visitato da 1.935.901 persone, rendendolo ancora una volta il museo italiano più frequentato. Inoltre, mettendo in relazione il numero totale dei visitatori con la superficie museale a disposizione, gli Uffizi si rivelano essere anche il museo più densamente visitato nel mondo.

 

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Il celeberrimo dipinto di Botticelli, da sempre noto come la Primavera, presenta nove personaggi pressoché allineati in primo piano: due figure maschili ai lati, sei femminili, di cui una posta in particolare risalto al centro isolata e un po’ arretrata, e un putto alato sopra quest’ultima.
Le nove figure, dalle forme allungate e flessuose, con atteggiamenti eleganti e leggiadri, si trovano in una sorta di giardino delimitato da un boschetto di agrumi, fra le cui fronde, con frutti e fiori ben visibili, spuntano anche rami e foglie di alloro, cipresso, conifere (forse tassi), strobilo e mirto (dietro a Venere). La luce è astratta, senza una fonte precisa, con lo scopo di porre in risalto precisi dettagli, come il ventre prospiciente della figura al centro, i drappi trasparenti delle fanciulle seminude, le corolle multicolori dei fiori in primo piano. Il tempo non sembra trascorrere nella scena, l’eternità la pervade: nessuna ombra riportata segna il prato; i piedi dei personaggi, che pure camminano, danzano, posano, non calpestano nessuna pianta; nessun fiore e nessuna foglia appaiono appassiti, come nessun bocciolo sembra spuntare. La composizione, che non illustra una scena narrativa precisa, è una delle più emblematiche del Rinascimento fiorentino, quanto una delle più complesse per il linguaggio cifrato che in sé racchiude. Destinata certo a un pubblico elitario bene addentro alla raffinata cultura dell’epoca, l’opera si presenta densa di riferimenti letterari, filosofici e iconografici, che hanno spesso spinto cultori e studiosi a ricercarne le fonti e i nessi. I personaggi rappresentati sono stati di solito identificati sulla base del confronto con la letteratura coeva (in particolare le Stanze e il Rusticus di Agnolo Poliziano) o con i testi latini allora letti e commentati (come i Fasti di Ovidio, l’ Asino d’oro di Apuleio, il De Rerum Natura di Lucrezio). Secondo la lettura più comune, il giardino in cui è ambientata la composizione è una sorta di hortus conclusus, uno spazio circoscritto ideale e in sé perfetto dove tutto è armonia di forme e sentimenti, che richiama il mitico giardino delle Esperidi con i pomi d’oro, i frutti dell’immortalità nel Rinascimento associati ai limoni e agli aranci. Di solito le nove figure sono così identificate rispettivamente: al centro si trova Venere, dea dell’amore casto e generatore, posta contro un cespuglio di mirto, pianta a lei sacra; sopra la dea, vola Cupido, bendato che sta per scoccare una freccia verso le tre Grazie, che danzano in cerchio; accanto a queste ultime, sulla sinistra Mercurio, con i calzari alati e il caduceo, tiene lontane le nubi difendendo la magica perfezione del giardino; a destra, Zefiro, il vento pungente che introduce la primavera, rapisce la ninfa Clori, dalla cui bocca fuoriescono tralci di fiori; la stessa Clori appare accanto trasformata nella dea Flora, grazie al dono di nozze fattole da Zefiro; Flora, divinità giovane e feconda, protettrice dei lavori agricoli e della fertilità femminile, prende fiori dal lembo della veste sul suo grembo.

9Bargello

 

Bargello, Palazzo-Fortezza, iniziato nel 1255 per la sede del Capitano del Popolo. L’ideatore di questo edificio, ancora sconosciuto, Incorporò il palazzo nella precedente torre merlata della « Volognana » recante la storica campana, che annunciava con i suoi lugubri rintocchi le pene capitali e che ora suona per le ricorrenze nazionali e locali.

Dal 1261 il palazzo fu sede del Podestà, magistrato che doveva equilibrare il potere dei partiti e, più tardi, dei Giudici di Rota. Dal 1574 fu qui la sede del Bargello o Capitano di Giustizia. In questo periodo l’interno del Palazzo venne trasformato in squallide e durissime prigioni, disposte a terreno, nella « Loggia » e nel « Salone» allora diviso in 4 piani con più di 30 celle. Al tempo del Podestà, il Salone era sede del Consiglio generale. Ora è dedicata a Donatello, e Ospita capolavori della scultura quattrocentesca fiorentina.

Nel Cortile fu eretto il palco dei supplizi. Nella sala, ora delle « armi », vi fu quella di tortura. Ai prigionieri si strappavano le confessioni con strumenti orribili e crudeli. Si deve a Pietro di Lorena l’abolizione di questi infami e crudeli abusi di giustizia, delle tristi prigioni e del palco dei supplizi, la distruzione di tutti gli orribili strumenti di tortura, che gli storici ricordano con raccapriccianti descrizioni. Con i sapienti restauri di Francesco Mazzei (1865-71) il Palazzo, splendido esempio dell’architettura gotica fiorentina, fu restituito all’antico splendore.

Al secondo piano del Museo si potranno ammirare delle stupende terracotte smaltate come il Busto di fanciullo di Andrea della Robbia oppure la mostra permanente di medaglie italiane, monili, gioielli d’epoca, ed una collezione di bronzi rinascimentali. Il tour al Museo Nazionale del Bargello di conclude l secondo piano dell’edificio con l’entrata nella Sala del Verrocchio che ospita opere rinascimentali e così denominata in onore dell’artista Andrea del Verrocchio (maestro di Leonardo da Vinci), ed espone al suo centro il David in bronzo costruito dall’artista.

10Galleria dell’Accademia

 

“Galleria dell’Accademia” fa parte del Polo Museale Fiorentino.

La Galleria deve la sua vasta popolarità alla presenza di alcune sculture di Michelangelo: i Prigioni, il San Matteo e in particolare il celebre David, qui trasportato nel 1873, per il quale venne realizzata la scenografica galleria.
Nei locali contigui, ricavati da due antichi conventi, sono state raccolte, a partire dall’Ottocento, importanti opere d’arte provenienti dall’Accademia del Disegno, dall’Accademia di Belle Arti e da conventi soppressi.
Si tratta in gran parte di dipinti di soggetto religioso eseguiti dai maggiori maestri operanti a Firenze e nei dintorni dalla seconda metà del Duecento alla fine del Cinquecento. In particolare la collezione di tavole a fondo oro è unica al mondo. Nelle sale del primo piano si può ammirare un insieme di grandiosi polittici tardo gotici, pervenuti integri di ogni parte.
Da segnalare inoltre la gipsoteca di due scultori dell’Ottocento: Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, e la raccolta di icone russe.
Recentemente la Galleria si è arricchita con il Dipartimento degli Strumenti Musicali, che comprende antichi, importanti strumenti del Conservatorio Luigi Cherubini, provenienti dalle collezioni medicee e lorenesi.

 

11I Prigioni

 

Il David è una delle opere più importanti di Michelangelo e fu realizzato fra il 1501 e il 1504. Ha un’altezza di 410 cm e attualmente è esposto alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Nell’agosto del 1501 fu commissionata a Michelangelo Buonarroti la realizzazione di una statua raffigurante il David. Il marmo non era perfetto ma aveva avuto una precedente lavorazione da parte di Agostino di Duccio e di Antonio Rossellino, tanto che era stato deciso di non utilizzarlo più. Michelangelo invece ritenne di poterlo lavorare ancora. La sfida che Michelangelo volle affrontare era quella di realizzare un capolavoro combinando i canoni della statuaria classica con la tradizione scultorea fiorentina. Dopo tre anni di lavoro Michelangelo realizzò un capolavoro immortale.

Il David rappresenta un giovane dalla muscolatura asciutta, lo sguardo concentrato, la fierezza della posa mentre si appresta a colpire Golia.

Santa Maria Novella

La Basilica di Santa Maria Novella , architettonicamente è una delle chiese più importanti in stile Gotico in Toscana. L’esterno è opera di Fra Jacopo Talenti e Leon Battista Alberti. L’interno racchiude capolavori straordinari, tra cui la Trinità di Masaccio, gli affreschi del Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni e il Crocifisso di Giotto.

Il convento fu costruito tra il 1279 e il 1357 dai frati Domenicani vicino ad un’atica chiesa del VII secolo circondata dai terreni coltivati fuori le mura di Firenze. La parte inferiore della facciata in marmo, che è in stile romanico, si ritiene sia stata eseguita dall’architetto Domenicano, fra Iacopo Talenti da Nipozzano, mentre la parte superiore fu completata solo cento anni più tardi nel 1470 da Leon Battista Alberti. La facciata non è quindi soltanto la più antica delle chiese di Firenze, ma anche l’unica originalmenete disegnata per la chiesa. Si veda ad esempio San Lorenzo, la cui facciata non è mai stata completata ed altre chiese hanno avuto le loro facciate solo secoli più tardi.

Cosa vedere all’interno

L’interno della Basilica appare spazioso, grazie anche all’uso di archi colorati al centro. La pianta è attribuita al Brunelleschi, lo stesso architetto della Cupola del Duomo.

Sin dall’inizio furono commissionate molte opere d’arte per la decorare la Basilica. Nonostante alcune delle opere siano conservate agli Uffizi (in particolare La Madonna in Trono con Bambino di Duccio di Buoninsegna) ci sono veri capolavori all’interno, che meritano sicuramente una visita.

Masaccio

La splendida Trinità di Masaccio si trova sulla destra in fondo alla Basilica, entrando dal lato della chiesa. La Trinità (1424-25) è una della prime opere che mostrano la maestria della prospettiva. Da notare la Vergine Maria, che non è ritratta tradizionalmente come una giovane donna, ma come una madre anziana.

Originariamente la Basilica era decorata da affreschi che furono però coperti nel XVI secolo dal Vasari, durante degli importanti lavori commissionati da Cosimo de’ Medici. La Trinità era sovrastata da un’imponente dipinto, che fu riscoperto solo intorno al 1860, quando nuovi lavori furono eseguiti.

Il Crocifisso di Giotto

Il Crocifisso di Giotto si trova al centro della navata centrale, posizione tradizionale per i crocifissi di Giotto: il vuoto tutto intorno dove ricordare la vera crocefissione di Cristo sulla croce di legno. Opera giovanile di Giotto (1288-89) mostra tutta la sua maestria nell’ombreggiatura del corpo di Cristo, i movimenti dei capelli, le gocce di sangue, i dettagli dello sfondo.

La Cappella Strozzi

 

La Cappella Strozzi, alla destra dell’altare maggiore, è dedicata a San Giovanni Evangelista e scene della sua vita sono ritratte in bellissimi affreschi di Filippino Lippi. Ha iniziato a lavorare alla cappella nel 1487, ma poi gli Strozzi furono esiliati da Firenze dalla famiglia Medici. La cappella fu finita solo nel 1502 quando gli Strozzi tornarono in città. Questo è tra le ultime opere di Lippi, che muore poco dopo nel 1504.

Basilica di Santa Croce

La basilica di Santa Croce, nell’omonima piazza a Firenze, è una delle più grandi chiese officiate dai francescani e una delle massime realizzazioni del gotico in Italia. È nota come Tempio dell’Itale glorie per le numerose sepolture di sommi artisti, letterati e scienziati che racchiude. La definizione risale al poema Dei Sepolcri di Ugo Foscolo in un passo in cui l’autore definisce Firenze:

« ma più beata che in un tempio accolte
serbi l’itale glorie, »

(Ugo Foscolo Dei Sepolcri, vv.123 e segg.)

Santa Croce è un simbolo prestigioso di Firenze, il luogo di incontro dei più grandi artisti, teologi, religiosi, letterati, umanisti e politici, che determinarono, nella buona e cattiva sorte, l’identità della città tardo-medievale e rinascimentale. Al suo interno trovarono ospitalità celebri personaggi della storia della Chiesa come san Bonaventura, Pietro di Giovanni Olivi, sant’Antonio da Padova, san Bernardino da Siena, san Ludovico d’Angiò. Fu anche luogo d’accoglienza per pontefici come Sisto IV, Eugenio IV, Leone X, Clemente XIV.

Nei suoi archivi sono custodite testimonianze che ci tramandano la costruzione quotidiana, nel corso dei secoli, di un grande progetto architettonico, artistico e di fede.

 

Santa Croce come pantheon degli artisti

Le navate sono rischiarate da numerose vetrate, spesso risalenti al Tre e Quattrocento.

La basilica custodisce innumerevoli tombe. Solo sul pavimento sono disseminate 276 lastre di marmo con rilievi e stemmi intarsiati e molti monumenti funebri si trovano sulle pareti tra gli altari vasariani (molte di uomini illustri), nonostante uno sfoltimento avvenuto all’inizio degli anni sessanta, che rimosse gran parte delle tombe aristocratiche ottocentesche, oggi sistemate in un corridoio sotto la loggetta del Chiostro Grande.

Sebbene la basilica fosse stata usata come luogo di sepoltura di molti personaggi illustri, al pari di molte altre chiese, è solo nell’Ottocento che diventò un vero e proprio pantheon di personaggi celebri legati all’arte, alla musica e alla letteratura. Nel 1871 infatti veniva qui sepolto con una affollatissima cerimonia pubblica Ugo Foscolo, morto nel 1827 in Inghilterra, secondo il suo stesso desiderio di essere sepolto accanto ad altri grandi personaggi toscani come Michelangelo e Galileo. Dopo questo episodio iniziarono ad arrivare altre salme di celebrità decedute anche molti anni prima, come Gioachino Rossini nel 1887, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, eccetera, per i quali i migliori scultori dell’epoca realizzarono i monumenti che ancora si allineano nella navata. Anche per Dante fu approntato un grande sepolcro, ma la città di Ravenna si rifiutò strenuamente di consegnare le spoglie del poeta morto in esilio.

Santa Croce arrivò ad ospitare quindicimila salme, con una grande mole di richieste da tutta Italia dopo che la sua fama di custode delle Urne de’ forti si era diffusa. Ciascuna richiesta era esaminata da un’apposita commissione e approvata dal Granduca in persona, il quale stabiliva anche l’entità dell’elargizione di volta in volta[3].

Fra i monumenti antichi, quello del primo personaggio di rilievo ad essere qui sepolto è di Leonardo Bruni, per il quale Bernardo Rossellino ideò una tomba ad arcosolio rinascimentale (1444-45), cioè con il sepolcro posto dentro una rientranza formata da un gradone e da un arco a tutto sesto che lo chiude in alto. Analogamente fu creata la tomba del suo successore Carlo Marsuppini, per mano di Desiderio da Settignano.

 

Biblioteca Medicea Laurenziana

I luoghi della cultura: Firenze

La Biblioteca Medicea Laurenziana è una delle più grandi raccolte di manoscritti al mondo, situata nel centro di Firenze, adiacente alla chiesa di S.Lorenzo. Si tratta di un complesso architettonico straordinario, disegnato da Michelangelo Buonarroti tra il 1519 e il 1534. Tra gli spazi più interessanti del complesso, spicca la Sala di Lettura di Michelangelo, spazioso corridoio con banchi in legno pregiato, ampie finestre che irradiano di luce l’ambiente e decorazioni sul soffitto e sul pavimento basate sull’araldica. Celebre poi è lo Scalone di Michelangelo, situato nel Vestibolo che precede l’ingresso della Sala di Lettura. Si tratta di una scala tripartita, inizialmente progettata in legno di noce, ma in seguito realizzata in pietra serena per volontà di Cosimo I de’ Medici.

 

Palazzo Pitti

Palazzo Pitti è il più grande palazzo fiorentino, iniziato nel 1458 per il banchiere Luca Pitti, fu per tre secoli residenza dei medici, poi ospitò i Lorena e i Savoia (quando Firenze era capitale). La costruzione è anche un prestigioso contenitore museale, infatti vi hanno sede: la galleria palatina, fastoso esempio di quadreria principesca, con capolavori della pittura italiana ed europea del XV XVII; la galleria dell’arte moderna, ed infine il museo degli argenti e delle porcellane.

Palazzo Pitti fu eretto nel 1458, probabilmente su disegno di Filippo Brunelleschi, è un esempio di palazzo fiorentino della prima maniera, a tre piani, di forma cubica (considerando anche il giardino di Boboli), con facciata in stile classico, caratterizzata dalla presenza di molteplici e particolari finestre. Anni più tardi venne allargato sulle fiancate laterali.

 

Giardino di Boboli

 

Il giardino di Boboli è annesso al complesso di Palazzo Pitti ed è uno dei più grandi parchi di Firenze (45.000 m2). Il giardino di Boboli costituisce uno dei migliori esempi esistenti di giardino all’italiana del XVI secolo.

La fama del Giardino di Boboli nasce con i Medici. Fu progettato da Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, artista che già aveva dato prova delle sue qualità realizzando i giardini delle ville medicee di Castello e della Petraia; l’esecuzione fu poi però affidata ad altri. Dal primo progetto piuttosto semplificato si passò nel seicento ad un’architettura molto più complessa e successivamente all’aspetto che oggi possiamo ammirare, frutto di altre modifice del Settecento ed Ottocento.
La presenza di molte statue e sculture nel giardino e la folta vegetazione richiedono un’assidua opera di conservazione che in molti casi presenta tanti problemi.

Il Giardino di Boboli è un esempio tra i più importanti e può essere definito un museo all’aperto, sia per l’importanza del suo impianto architettonico, che per le numerose presenze scultoree presenti nel parco.

Il giardino ha una pianta triangolare ed è caratterizzato da due assi ortogonali che s’incrociano all’altezza del Bacino di Nettuno; gli assi in forte pendenza, sono segnati da un percorso centrale e si sviluppano attraverso una serie di terrazze segnate da controviali, elementi scultorei o verdi, sentieri, che introducono ad ambienti particolari: radure, giardini recinti, costruzioni.

Disteso sull’omonima collina, tra Palazzo Pitti, il Forte Belvedere e la Porta Romana, il Giardino di Boboli è uno degli esempi più grandiosi ed elenganti di giardino all’Italiana, che mescola assieme architettura naturale ed architettura creata creando un connubio di colori, forme eccezzionali. Un avisita del giardino (che occupa una superfice di circa 45.000 metri quadri) nella sua integrità richiede circa tre ore.

 

Ponte Vecchio

Ponte vecchio con i fuochi d’artificio

Ponte Vecchio è uno dei principali simboli della città di Firenze ed è sospeso sul fiume Arno, attraversandolo nel suo punto più stretto. La prima costruzione risale all’epoca romana, ma fu più volte danneggiato dalle alluvioni del fiume. Nel 1442 l’autorità cittadina, impose ai macellai di riunirsi nelle botteghe sul Ponte Vecchio per isolarli dai palazzi e dalle abitazioni del centro, mirando soprattutto ad eliminare le maleodoranti tracce, che potevano ora disperdersi direttamente nella corrente del fiume. Da quel momento il ponte divenne il mercato della carne, ma per ordine di Ferdinando I, nel 1593, che mal gradiva gli sgradevoli odori sotto le finestre del corridoio Vasariano, le loro botteghe furono poi occupate da orafi e gioiellieri fino ai giorni nostri. Durante la seconda guerra mondiale, questo fu l’unico ponte di Firenze che non venne fatto saltare dai tedeschi

Zona Oltrarno

Un dedalo di laboratori creativi alla scoperta dei maestri che fanno di qualità e tradizione i punti di forza dell’artigianato artistico

La chiamano l’altra Firenze, quella popolare, della tradizione, della polvere che si appoggia leggera nelle botteghe degli artigiani, quella che sprigiona creatività e colore, qualità e unicità. Quella è la Firenze d’Oltrarno, la città del popolo e degli antichi mestieri. Ed è anche uno degli angoli del capoluogo toscano più suggestivi, passionali, poliedrici. Da non perdere quell’angolo al di là del fiume d’argento, un tempo considerato “il quartiere povero” della gloriosa Signoria oggi è uno dei luoghi che trasudano storia più di ogni altro e che raccontano della genialità di un tempo, da ritrovare ancora oggi, a portata di mano.Firenze è ancora lì da scoprire nel dedalo di viuzze dove ogni mattina gli artigiani tirano su il bandone e si mettono al lavoro. Con il ritmo dell’uomo, con la manualità raffinata che segue antiche tecniche di lavorazione tramandate da secoli, con il lavoro paziente e meticoloso che contraddistingue l’artigianato fiorentino in tutto il mondo.

 

 Chiesa di San Miniato al Monte

Situata in posizione meravigliosa, in uno dei punti più alti della città, il Mons Fiorentinus, la Basilica, insieme al Battistero, è il più importante edificio romanico di Firenze e uno dei capolavori dell’architettura fiorentina.

Questa visita vi condurrà alla scoperta della Basilica di San Miniato al Monte, della splendida facciata in marmo bianco e verde, con al centro il mosaico raffigurante San Miniato, la Vergine e Cristo, e del suo interno, dove si trova un meraviglioso pavimento con raffigurazione dello zodiaco; l’interno, oltre alla suggestiva cripta, conserva opere di grande valore, come la Cappella del Crocifisso di Michelozzo, con le volte in terracotta invetriata di Luca della Robbia, e la Cappella del Cardinale del Portogallo.

La visita si concluderà con una passeggiata nel bellissimo Cimitero Monumentale delle Porte Sante, dove riposano e vengono ancora sepolti i fiorentini, di nascita o di adozione, che per le loro opere ed il loro pensiero meritano un ringraziamento da parte della città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

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