Folla ai funerali del giovane Gennaro, strappato striscione anticamorra

Il grido di padre Zanotelli:

di DARIO DEL PORTO e ANTONIO DI COSTANZO

Lo striscione con la scritta Genny vive sovrasta la navata della chiesa di san Vincenzo alla Sanità. Viene strappato da un gruppo di ragazzini, invece, un altro striscione, un lenzuolo che recitava “Gennaro vive nei nostri cuori che la camorra ha ucciso”. Alle sette del mattino, la piazza è già piena di gente per partecipare ai funerali di Gennaro Cesarano, il diciassettenne ucciso domenica scorsa all’alba durante una sparatoria. “Una vittima innocente”, ribadiscono la famiglia e tutto il quartiere. Ma la parola camorra, in questi vicoli, pesa ancora tanto, evidentemente. Al punto che la presidente della municipalità, Giuliana Di Sarno, accusa: “L’altra volta abbiamo vinto noi. Oggi la camorra”. Quando la bara bianca arriva in chiesa la piazza si scioglie in un applauso. La cerimonia è pubblica, come richiesto dalla famiglia e concesso dalla Questura di Napoli. Tanti i ragazzi che indossano una maglia bianca con la foto del giovane; un grande striscione bianco con la scritta azzurra “Genny vive” è stato esposto all’interno della chiesa. In chiesa anche il padre di Gennaro, Antonio Cesarano che poche ore prima si era rivolto ai ragazzi del quartiere: “Ribellatevi”. E ai killer del figlio: “Costituitevi”.

In chiesa risuona il grido contro i clan e la violenza del sacerdote comboniniano padre Alex Zanotelli: “Sono stati per noi giorni drammatici” ricorda, e invita a guardare “la rabbia di questi ragazzi, l’urlo di questi ragazzi. Dobbiamo aiutarli. perchè un giovane di 17 anni è stato ucciso. Non è possibile. Quanto sangue versato nelle nostre strade in una città dove c’è violenza. Sono le nostre anime che grondano sangue. Questa è una città spaccata in due una città che non è capace di riconciliarsi, non è questa la città che vogliamo. Vogliamo una città dove non ci siano più oppressione, morte, violenza. Questo è un grido di dolore missionario. Nessuno verrà a salvarci. Dobbiamo dire basta a questo spaccio, a questa camorra, possiamo farcela. In mezzo a noi stanno nascendo anche tante cose belle. Dobbiamo darci da fare perché possiamo vedere un’altra Napoli. Gesù diceva: se non vi convertite se non cambiamo strada periremo tutti. Genny vive. Dio vuole che viviamo. Popolo della Sanità alziamo testa. Tutti devono darci una mano, ma anche noi diamoci una mano: solo facendo rete vita vincerà”.

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Tolto l’episodio dello striscione, la cerimonia si svolge in un clima di grande compostezza. Gli amici di Genny assistono alla funzione accovacciati accanto al feretro. “È questa dignità e questa compostezza che voglio sottolineare. Il gesto dello striscione, che va condannato, non va assolutamente ricondotto alla famiglia di Gennaro”, ribadisce Giuliana Di Sarno. Anche Gino Monteleone, rappresentante dei precari Bros, sigla di disoccupati cui aderisce anche il papà di Genny, condanna l’episodio che, rimarca, “non può essere in alcun modo ricollegato alla famiglia. Il papà si è già espresso chiaramente. I movimenti lottano per sottrarre i giovani alla camorra. Questo è il nostro impegno”.

Il parroco, don Antonio Loffredo, invita il quartiere a restare a lutto fino a quando non ci saranno state risposte: “In chiesa vedete due fiocchi viola.

Fatelo tutti. Nelle case, sui balconi. Noi vogliamo stare a lutto fino a quando non ci sarà stata risposta. Come quartiere resteremo a lutto fino a quando non avremo avuto risposte dalle istituzioni. Questo ci hanno chiesto le mamme”. Quindi il sacerdote invita Antonio Cesarano a dare l’ultima benedizione al figlio.

La cerimonia si è svolta in forma pubblica ma con orario fissato alle 7.30 del mattino su disposizione della questura che temeva rappresaglie.

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