“Forza e libertà. Attraverso Alda Merini” il nuovo libro di Ivana Leone

Il saggio “Forza e Libertà” di Ivana Leone, edito da Largolibro (2018) è un compedio di considerazioni riguardo la libertà che viene sviluppato attraverso la figura della poetessa Alda Merini (1931-2009). In esso, si pone speciale enfasi sulla libertà delle donne; ci si chiede se oggi in Italia essa viene apprezzata e se si è capaci di forgiare un pensiero critico al di fuori degli schemi prefissati.

La figura di Alda Merini

Alda Merini, con la sua genialità artistica spiazzava il marito e il suo contesto sociale, che non riuscivano ad accettare che una donna potesse essere libera e vivere secondo le proprie convinzioni. Per questo motivo viene rinchiusa in manicomio. Ma una prigione del genere alla fine non potè farla tacere. Ivana Leone passa in rassegna quelle che erano considerate le “stranezze” della Merini: il voler parlare di poesia all’ora di pranzo, le scarpe troppo usate che la obbligavano ad assicurare alle commesse dei negozi che era in grado di pagare, il vizio accanito del fumo e quel caratteristico rossetto rosso fanno della Merini un personaggio tanto particolare quanto prezioso.

Il libro apre conla descrizione del momento in cui l’autrice Ivana Leone entra in contatto conla poetessa dei Navigli un’estate di agosto. Rimane colpita per il senso dilibertà che emanano i suoi versi e per il fatto che la Merini fosse statapercepita come “diversa” dato il modo estroso di condurre la sua vita.

Libertà e solitudine

Oltre al grande tema della libertà, che viene affrontato durante tutto il libro, vi è quello della solitudine. Essa è percepita dalla poetessa dei Navigli come un’arma a doppio taglio: la scelta della solitudine è per la Merini, veicolo per dedicarsi alla Poesia come strumento liberatorio ma anche condizione estremamente sofferta. Infatti la Merini aveva il telefono sul comodino e chiamava amici e parenti a qualunque ora. Con Titano, il vagabondo de “La pazza della portaaccanto”, rieccheggia nella sua opera quella serie di personaggi che ci parlano di queste due facce della solitudine come scelta consapevole per vivere secondo le proprie convinzioni ma al contempo angosciante.

(Autrice del libro Ivana Leone)

La poesia nellavita della Merini, è metodo di salvezza dalla crudeltà del manicomio come luogoper mettere da parte chi è diverso. La riflessione cui ci esorta Ivana Leone, riguardail fatto che non tutti dobbiamo condurre una vita uguale a quella che siaspetta da noi. La parola, quindi è un’ancora di salvezza per rendere razionaleil dolore, dargli un nome e un’entità ben identificate così da poter espellerlo.

Libertà e poesia

La libertà interiore è vista come unica libertà possibile. Quella libertà interiore che la Merini trova solo in manicomio “A contatto con questa realtà comincerà lentamente a risalire, a ritrovare il proprio posto nella vita che forse non si trova da nessuna parte perchè non esiste nessun luogo fuori di sè”. Perchè la libertà interiore entro gli orizzonti della mente, è la conquista che la Merini ottiene in un luogo disumano come l il manicomio. Lei è una donna troppo geniale perciò viene etichettata come “folle” e chi è folle viene percepito come “altro”, per cui va recluso dato che mette in discussione una società fatta di ruoli e di aspettative sociali rigidi.

La nevrosi deireclusi rappresenta il non allineamento di chi contesta con il propriocomportamento le regole sociali e i valori dominanti. E proprio per questomotivo allontanato dalla vita in società. Perciò, è continuo l’accostarsi delbinomio follia-letteratura, come luogo per spiegare e far capire la propriacondizione umana. La pazzia è foce e strumento, con la quale la poetessa deiNavigli può trovare le risorse interiori per combattere contro il buio dellaprigionia del manicomio.

La scrittura è quindiancora di salvezza e veicolo per ritrovare la coscienza di sè. I primi versi laMerini torna a scriverli nel 1979 dopo quasi qundici anni d’internamento. Lascrittura di getto è la sua terapia. Ma gli anni dopo l’internamento sonodifficili perchè deve fare affidamento su sè stessa. Sarà Maria Corti nel 1984ad aiutarla a pubblicare trenta poesie ne “Il cavallo di Troia” e sarà la casaeditrice Scheiveiller a farle pubblicare “La terra Santa”. In questa raccoltadi poesie, la Merini racconta minuziosamente il suo vissuto in manicomio, che èluogo di marginalità, solitudine, dolore fisico ed emotivo macontemporaneamente luogo che mette alla prova la forza interiore di ascolto disè. Per questo la malattia ha un senso, perchè esplica “un dolore umano, ma anche simbolo della propria catarsi e rinascitaalla vita”.

Libertà e donne

Alda Merini rappresenta quindi, la donna che contesta attraverso il modo di condurre la propria vita. Ivana Leone si pone la domanda circa l’accostamento dei termini ruolo e libertà. Infatti, ancora oggi il ruolo della donna la vincola a spazi circoscritti. Inoltre, il fatto di essere madre deve portarla ad essere oggetto di un trattamento specifico ma non diverso dagli uomini. E questo, perchè essa possa compiere le sue scelte lavorative con libertà dispiegando tutto il suo potenziale all’interno della società.

Il saggio è un’ode alla libertà attraverso la figura della poetessa dei Navigli, la sua produzione poetica è un veicolo di salvezza e un canto alla vita che permangono nel tempo e che ancora una volta ci dimostrano che l’arte è strumento di creazione incommisurabile di quell’ amore che scalfisce le tenebre. Questo ispira l’autrice Ivana Leone a dedicarle le poesie che sono corollario delle sue considerazioni che ci portano a riflettere su temi latenti quali lo scontro tra l’agire non convenzionale e quello imposto dalla società, la solitudine dell’essere umano che vuole mettere in discussione lo status quo e infine il ruolo della donna e l’insofferenza che provocano le aspettative sociali su di lei, e che la portano a combattere con tutta la sua forza per la libertà.

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