Giovedì Santo: Don Sabatino Sciorio in mattinata in diocesi ed in pomeriggio e sera con i fedeli in parrocchia

Nella giornata di ieri, Giovedì Santo, il parroco del Comune di Cancello ed Arnone Don Sabatino Sciorio ha proseguito la celebrazione dei riti della Santa Pasqua, partecipando in mattinata alla Messa Crismale presso la diocesi di Capua ed in pomeriggio nella nostra parrocchia con la messa in Coena Domini, per terminare poi la giornata con la meditazione delle 22,00.

In mattinata, dunque, a Capua per la partecipazione alla Messa Crismale. Come ogni anno il Vescovo della diocesi di Capua celebra la Messa del Crisma, a cui partecipano tutti i parroci della stessa diocesi.

In tale circostanza i consacrati nell’Ordine Sacro del Presbiterato rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione sacerdotale.
Alle domande del Vescovo rispondono che intendono sempre più rinunciare a se stessi e unirsi intimamente al Signore Gesù, modello del loro sacerdozio.
Riaffermano che desiderano continuare ad essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio, soprattutto della Santa Eucaristia, di voler adempiere il ministero dell’annuncio della Parola di salvezza lasciandosi guidare non da interessi umani ma solo dall’amore per i fratelli.
Questo rinnovato impegno espresso di fronte alla Comunità esprime il desiderio di vivere in pienezza la loro vocazione e nel contempo, coscienti della loro debolezza a realizzarla compiutamente, chiedono il sostegno della preghiera alla Comunità radunata.
I fedeli laici quindi sono invitati a pregare per i loro sacerdoti e per il loro vescovo perché siano fedeli al servizio apostolico loro affidato dalla chiamata di Dio che hanno sentito fin dalla loro giovinezza. Non bisogna dimenticare che, scelti dal Signore, hanno risposto decidendo di seguirlo donandogli la vita. Il giovedì santo, quindi, è la festa dei sacerdoti perché Gesù in questo giorno istituisce l’Eucaristia e il Sacerdozio. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio Ministeriale.  Ma anche i laici sono sacerdoti in forza del loro Battesimo, un Sacerdozio non ministeriale, il Sacerdozio comune dei fedeli, per cui la Messa Crismale ricorda anche a loro le promesse che i genitori e i padrini hanno espresso nel momento del loro inserimento in Cristo morto e Risorto e quelle personalmente rinnovate nel giorno della Confermazione.
La Messa crismale, così ricca di suggestioni e segnata dal clima della consacrazione, diventa in tal modo luogo spirituale di Grazia nella comune preghiera di lode e di ringraziamento.
La Celebrazione con la benedizione degli olii dei Catecumeni, degli Infermi e del Sacro Crisma ricorda a tutti, fedeli insigniti del Sacerdozio battesimale e presbiteri segnati dal Sacerdozio ministeriale, la loro totale consacrazione all’Agnello immolato per la salvezza dell’umanità.

Nel pomeriggio, invece, alle ore 17,00 c’è stata la Messa in ‘Cena Domini’ celebrata, ovviamente, dal nostro parroco Sabatino Sciorio, arricchitra ulteriormente dalla presentazione, alla comunità, di tutti i bambini che a Maggio riceveranno la Prima Comunione. Sempre suggestivo e commovente il gesto della lavanda dei piedi che ha attratto molto tutti i bambini ed ha scosso le coscienze dei fedeli.

Questa solenne celebrazione, ci dice Don Sabatino, fa rivivere l’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della «nuova ed eterna alleanza» è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo «storico» e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. Ma è lo stesso messale romano che invita a meditare su altri due aspetti dei mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nel servizio il cammino della Chiesa. Nella prima lettera ai Corinzi San Paolo apostolo dice: “Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse “questo è il mio corpo, che è per voi, fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue, fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 Tuttavia, è significativo il fatto che Giovanni, nel riferire le ultime ore di Gesù con i suoi discepoli e nel raccogliere nei «discorsi dell’ultima cena» i temi fondamentali del suo vangelo, non riferisca i gesti rituali sul pane e sul vino come gli altri evangelisti: eppure era questo un dato antichissimo della tradizione, riportato in una forma ben definita proprio nella lettera di Paolo ai Corinzi, sopra menzionata. Giovanni richiama, invece, l’attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi e lascia, come suo testamento di parola e di esempio, di fare altrettanto tra i fratelli. Non comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in ogni tempo e in ogni comunità gesti di servizio vicendevole — non standardizzati, ma sgorgati dall’inventiva di chi ama — attraverso i quali sia reso presente l’amore di Cristo per i suoi («li amò sino alla fine»). Ogni gesto di amore diventa così «sacramento», cioè visibilizzazione, incarnazione, linguaggio simbolico dell’unica realtà: l’amore del Padre in Cristo, l’amore in Cristo dei credenti.

In effetti  Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Qui a Cancello ed Arnone, questa celebrazione assolutamente bellissima, commovente e partecipata ha aperto il Triduo Pasquale che prosegue oggi con l’azione liturgica della Passione del Signore e la processione lungo le strade cittadine.

 

A cura di Matilde Maisto

 

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