GLI ALUNNI DI TERZA MEDIA DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “UGO FOSCOLO” CHIUDONO IL LORO CICLO DI STUDI PRESENTANDO “LA STORIA DI UN DIVERSO: IL GOBBO DI NOTRE DAME”

CANCELLO ED ARNONE (Matilde Maisto) –  Con la presentazione de “LA STORIA DI UN DIVERSO: IL GOBBO DI NOTRE DAME”, sabato 8 giugno u.s. alle ore 17,30, presso la palestra dell’Istituto, sita in via Settembrini, gli studenti di terza media dell’ICS di Cancello ed Arnone salutano e ringraziano il Dirigente Scolastico, prof.ssa Maria Martucci, per l’opportunità che sempre ha fornito ai ragazzi di ampliare l’offerta formativa con manifestazioni corali aperte al territorio. Ringraziano, inoltre, la prof.ssa Liliana Graziano, tutti i collaboratori scolastici, il personale di segreteria e il Direttore Amministrativo, nonché tutti i genitori ed i giornalisti presenti, sempre pronti e disponibili ad offrire il loro operato per il buon esito delle varie manifestazioni.

In questa occasione il team docenti: Antonietta Chierchiello, Anna Di Marzo,  Annamaria Rondello, Angelo Bonucci, Angela Foniciello, Rosalba Raimondo, Pina Pannone hanno lavorato con impegno e bravura per realizzare la rappresentazione teatrale: “LA STORIA DI UN DIVERSO: IL GOBBO DI NOTRE DAME”. In realtà il gobbo di Notre Dame tratta di una storia di un’emancipazione sociale attraverso l’amicizia; ma ci si chiede: “Chi può stabilire un mostro cos’è?”. La storia molto ben conosciuta da tutti è tratta da un romanzo di Victor Hugo.

Proprio per abolire le diversità, la presentazione dell’evento è stata affidata a Kumar che apre le porte ed offre spunti di riflessione sui tanti temi sociali che, purtroppo, affliggono il mondo che ci circonda. Come già accennato sopra il tema dell’incontro è la diversità, e non c’è un diverso più diverso di “Quasimodo” il Gobbo di Notre Dame; Victor Hugo scrisse “Notre Dame de Paris” nel 1831 e la storia di Quasimodo è il simbolo della deformità dell’uomo simile al mostro. Una vita normale non gli è concessa: egli non può camminare spensierato per le strade della sua città, conoscere gente, comunicare, guardarsi intorno, amare. Non può, ma vorrebbe, perciò non si rassegna, e grazie alla zingara Esmeralda, ragazza inquietante e ammaliante che vive ai margini della società, prova ad andare oltre le sue prigioni.

Quasimodo, il campanaro, rappresenta proprio il diverso; l’apparenza per lui è una gabbia.

Ma oggi chi può stabilire un mostro cos’è? La vera bellezza si trova nel cuore e l’essenziale è invisibile agli occhi. Riuscirà Quasimodo ad uscire da quell’isolamento nel quale la società lo ha costretto a vivere?

Ma nel finale della recitazione c’è il gesto di tenerezza di un bambino che segnerà il cambiamento: non annullerà l’handicap, ma lo accetterà come dato di fatto, guardando oltre…

DI SEGUITO RIPORTIAMO LA REALE TRAMA DEL ROMANZO DI VICTOR HUGO

Victor Hugo  pubblica Notre-Dame de Paris nel 1831. La storia narrata si svolge nel 1482 e vede protagonisti Quasimodo, il gobbo campanaro della famosa cattedrale parigina, la bellissima zingara Esmeralda e il malvagio arcidiacono Frollo. La cattedrale di Notre-Dame, capolavoro dell’arte gotica, è lo scenario principale degli avvenimenti, che l’autore dipinge con ricchezza di descrizioni e digressioni (storiche, filosofiche e politiche) ma anche circondando di un’aura lirica e romantica le due figure principali (Quasimodo ed Esmeralda) e la loro tragica vicenda.

 Riassunto

Parigi, Epifania del 1482: in città sono giunti degli zingari di origine franco-spagnola che hanno occupato una vasta zona periferica che viene chiamata la “Corte dei miracoli”. Capo del gruppo è Clopin Trouillefou, di professione ladro e assassino. Gli zingari mantengono un’impressione di legalità grazie agli spettacoli di magia allestiti per la popolazione, ma in realtà i loro veri guadagni provengono da furti e omicidi. L’unica a distanziarsi da queste usanze è una bellissima zingara di nome Esmeralda, che danza sulla piazza di Notre-Dame accompagnata da una capretta di nome Djali. Altro protagonista delle vicende è il gobbo Quasimodo, un giovane deforme di origine zingara; egli è il campanaro della cattedrale, tanto che è divenuto sordo (e, di conseguenza, muto) per l’incessante rumore cui è esposto. A causa del suo aspetto ripugnante, Quasimodo è disprezzato da tutti, e vive appollaiato sui gargoyles della cattedrale 1. L’unica persona con cui Quasimodo ha rapporti è l’arcidiacono, Monsignor Claude Frollo, l’uomo che l’ha accolto e cresciuto dopo che i suoi genitori l’hanno abbandonato a quattro anni a causa della sua deformità. In virtù di tale caratteristica, Quasimodo è pure eletto “Papa dei folli” dagli zingari.

Frollo, nonostante la sua carica ecclesiastica e nonostante nell’intimo detesti gli zingari, si innamora follemente di Esmeralda, tanto da ordinare a Quasimodo, suo fedele servitore, di rapire la ragazza. Il  piano viene però mandato all’aria da Phoebus de Châteaupers, capitano delle guardie, di cui Esmeralda si innamora a prima vista. Pur provando un forte sentimento per Phoebus, Esmeralda si lega a Pierre Gringoire, un poeta parigino che rischia l’impiccagione dopo essersi introdotto nel campo degli zingari. Per salvarlo dalla pena capitale, decisa dallo spietato Clopin, la protagonista sposa Pierre, pur senza nutrire reali sentimenti per lui. Come punizione per il suo gesto, Quasimodo viene invece fustigato e messo alla gogna in pubblico; la scena induce Esmeralda alla pietà e a portare un po’ d’acqua al povero Quasimodo, che si innamora di lei.

Phoebus, in seguito agli eventi, decide di conquistare Esmeralda, più attratto dalle sue fattezze che per sincero amore; egli dunque approfitta dei sentimenti della ragazza dandole appuntamento in una locanda di dubbia moralità dove, a insaputa di Esmeralda, si nasconde Frollo, che si è messo d’accordo con la guardia per poter osservare l’incontro. Travolto dalla gelosia, Frollo esce dal suo nascondiglio in un armadio appena prima che Esmeralda ceda alle avances di Phoebus, e lo pugnala alle spalle. Frollo poi fugge, abbandonando Esmeralda col corpo della guardia, apparentemente morta; la zingara, che non ha visto in viso l’arcidiacono, è quindi arrestata con l’accusa di omicidio e di stregoneria, dato che la locandiera afferma di aver visto entrare nella stanza tre persone (e non due, come risulta dopo la fuga di Frollo), di cui una quindi doveva essere il Diavolo in persona. Frollo partecipa al processo religioso contro la zingara senza scagionarla, e la situazione di Esmeralda si aggrava ulteriormente quando la ragazza, non riuscendo a sopportare le torture cui è sottoposta e convinta che Phoebus sia morto, confessa di aver ucciso il capitano, in complicità col demonio. Frollo, durante un colloquio in carcere con Esmeralda in cui le confessa di essere lui l’assassino di Phoebus, le offre la libertà in cambio però dei suoi favori. Esmeralda rifiuta sdegnata e viene condotta al patibolo.

Durante il corteo dell’esecuzione, Quasimodo riesce a rapire l’amata e a condurla a Notre-Dame, sul cui suolo vige il diritto d’asilo. Qui Quasimodo ha modo di dimostrarle la propria bontà d’animo, ignota a tutti per il mutismo e la vita ritirata condotta dal gobbo, che protegge pure Esmeralda dagli assalti di Frollo. Qualche giorno dopo, una gran folla di zingari capitanata da Clopin si ritrova davanti alla cattedrale per chiedere la grazia della zingara. Quasimodo però, credendo che la manifestazione sia a favore dell’esecuzione (né potendo intendere le richieste degli zingari),getta piombofuso dall’alto della chiesa; il re invece ordina di sedare la rivolta e di uccidere la zingara, considerata ormai da tutti una strega. L’esercito assale così la folla di zingari che viene decimata (tra di essi, cade pure Clopin), mentre Frollo, grazie ad un travestimento, fa fuggire nuovamente Esmeralda con una barca sulla Senna. Lì l’arcidiacono le rivela la sua vera identità e le ribadisce la sua offerta per ottenere la libertà, ma, dato che Esmeralda rifiuta nuovamente, egli la consegna alle guardie. In prigione Esmeralda incontra una prostituta la quale, vedendo una scarpa da neonato che la zingara tiene con sé, la riconosce come la figlioletta che tanti anni addietro gli zingari le hanno rapito. Tuttavia, neppure gli sforzi della madre appena ritrovata riescono a salvare Esmeralda, che viene impiccata. Anche la madre, nel tentativo di salvarla, muore.

Intanto Frollo osserva l’esecuzione dall’alto di Notre Dame; Quasimodo, sentendo l’uomo ridere mentre Esmeralda muore, lo butta giù dalla torre. Mentre Phoebus, ripresosi dalla pugnalata, combina un matrimonio di convenienza, il cadavere di Esmeralda viene gettato nelle fosse comuni. Quasimodo si sdraia accanto a lei e si lascia morire al suo fianco.

 Commento

 Notre-Dame de Paris è un romanzo storico in cui la penna di Hugo fa confluire una vastissima gamma di interessi di tipo storico, letterario, architettonico, culturale, filosofico e politico; questi vanno così dall’interesse per il Medioevo e l’arte gotica da parte del Romanticismo e di Hugo medesimo 2 alla riflessione morale sul destino 3 e sull’evoluzione dei costumi per mezzo della letteratura e dell’architettura, passando per il problema politico della giustizia umana, che spesso infierisce sui deboli (come Esmeralda) o si basa su pregiudizi verso gli emarginati (come Quasimodo) o le minoranze sociali. Se questi temi sono oggetto delle lunghe e frequentissime digressioni dell’autore – secondo quella che poi diverrà la sua cifra stilistica – Hugo dà comunque agli eventi descritti un forte sviluppo narrativo, che trascina i protagonisti in un vero e proprio vortice di eventi.

I personaggi sono così distinti secondo una precisa contrapposizione: da una parte, quelli positivi (ma destinati alla sofferenza e alla sconfitta, come Esmeralda e Quasimodo; dall’altra, quelli malvagi e negativi, come Frollo e Phoebus. La zingara Esmeralda, che a fine romanzo scopre di essere stata rapita da bambina, presenta caratteristiche in contrasto con quelle con cui vengono descritti gli altri zingari, che sono ladri, violenti e assassini. Esmeralda per vivere danza nelle piazze e quello stesso ballo si fa metafora della gioia vitale e dell’ingenua purezza, tanto che si innamora ciecamente di Phoebus senza accorgersi della bassezza degli istinti di quest’ultimo. L’eroina di Notre-Dame si manterrà coerente con se stessa fino all’ultimo, accettando il patibolo piuttosto che cedere al ricatto di Frollo. Allo stesso modo Quasimodo subisce le conseguenze sociali del suo aspetto fisico: abbandonato dai genitori a causa della sua deformità e accolto solo da Frollo, il gobbo prova però sentimenti molto più umani e sinceri della maggior parte dei personaggi che lo circondano. Questi stessi sentimenti vengono riconosciuti e apprezzati da Esmeralda durante la loro convivenza forzata nella cattedrale, anche se Quasimodo non potrà mai convincere la fanciulla ad amarlo per quello che è.

Al contrario, Frollo e Phoebus rivestono il ruolo classico degli antagonisti; entrambi cercano di approfittarsi di Esmeralda sfruttando il potere che deriva loro dalle cariche politiche o ecclesiastiche, ingannando o ricattando la bella zingara innocente. Quello di Phoebus è un amore materiale e carnale, che mira esclusivamente alla seduzione della preda; quello di Frollo è invece un amore maniacale e perverso, che non esita a ricorrere alla forza o alla minaccia. Ciò che per i protagonisti è fonte di purezza ideale e disinteressata, diviene in loro volontà di potere e di dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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