Grazzanise: l’Amministrazione Comunale presenta il “Male Capitale”

Nell’aula consiliare alle ore 17 di oggi, 21 marzo, l’importante evento culturale. Prima dell’intervento del severo magistrato Maresca, relazioneranno Simone, Cerchiello, Minieri, Gatto, Gravante e Capacchione

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Finalmente arriva la Primavera, astronomica e civile! Nel pomeriggio, alle ore 17, in aula consiliare, l’Amministrazione comunale dà il “la” …a Vivaldi. Ed è occasione d’oro per tutti (cittadini, associazioni, partiti politici, responsabili istituzionali …). Nella ricorrenza della “XXI Giornata dell’impegno e della memoria in ricordo delle vittime delle mafie”, si presenta “Male Capitale – La misera ricchezza del clan dei casalesi” Giapeto Editore (248 pagine, 18 euro) : opera seconda e forte del magistrato della DDA Catello Maresca, presente in sala. Fitto il programma: Angela Simone (assessore comunale alla pubblica istruzione e alla promozione di cultura e legalità) porgerà i saluti d’inizio ai convenuti che è facile preveder numerosi; Teresa Cerchiello (presidente del civico consesso grazzanisano) introdurrà i lavori. Relazioneranno poi Salvatore Minieri (giornalista-scrittore), Alessandro Gatto (coordinatore provinciale di Caserta della Vigilanza ambientale WWF Italia), Vito Gravante (sindaco di Grazzanise) e Rosaria Capacchione (senatore e membro della Commissione parlamentare antimafia). Le conclusioni, naturalmente, spetteranno all’Autore e di sicuro saranno incisive, forse anche più di quelle che trasse il prefetto Sottile quando venne a Grazzanise e finse d’informarsi, coram populo, sull’esistenza della camorra in loco.

Tutto ciò nel segno di questa frase-bandiera del martire don Pino Puglisi: “E le parole devono essere confermate dai fatti”. Appunto, la cultura intanto è fertile in quanto trasforma mentalità, stili di vita, comportamenti, decisioni da assumere. Così l’Amministrazione-Gravante – prima di ogni altra municipalità del casertano a spalancare le porte al dibattito su un libro che è stato definito “onirico e insieme lucido, didascalico, capace di schiudere al pubblico segreti, rituali e filosofia dei più spietati clan della camorra, e delle operazioni giudiziarie che li hanno condotti in carcere” – può fregiarsi dell’odierna iniziativa destinata a segnare lo spartiacque fra oltre trent’anni di “invasione” – dei prepotenti d’ogni risma, provenienti dalle zone a sud dei Regi Lagni, in un territorio la cui travagliata e lontana storia era stata pure densa di violenza, di briganti e “guappi”, ma non aveva mai subìto i profondi sfregi economici e sociali che la delinquenza camorristica lascia ancora oggi terribilmente misurare nelle cose e nelle case, nei poderi e nei poteri, nella geografia e nella cronaca quotidiana, negli animi corrotti e concussi, negli atteggiamenti spavaldi, nelle curvate schiene delle vittime, nel fatalistico-più generalizzato immaginario collettivo – e la necessaria e pulita “autodeterminazione” economica, sociale e politica.

La cultura ci salverà, ma finora in zona è stata debole, discontinua, elitaria; non ha modificato alcunché del regime esistenziale dei tanti sudditi e dei pochi cittadini. E qui sta, in fondo in fondo, il merito dell’Amministrazione guidata dal dott. Gravante che, nella circostanza, lancia alla gente un preciso segnale: Basta col passato del “gioco al ribasso”! E’ tempo di ritrovare la fierezza d’un tempo in cui qua si lavorava, si sudava, di falce, di zappa, di vanga…, ma, per la stragrande maggioranza, onestamente! E’ arrivato il momento di reinserire Grazzanise e tutto il Basso Volturno in un circuito virtuoso di decisioni e scelte senza equivoci di sorta: dalla parte della legge, dell’innovazione, della trasparenza, dell’intraprendenza economica e politica. Insomma quanto è mancato in quasi tutto il secondo dopoguerra, perché i convincimenti prevalenti sono stati quelli dell’epoca fascista che non aveva certo favorito processi di democratica crescita. Di sicuro, nel futuro a breve-medio termine, saranno soltanto i fatti a dire se agricoltura e zootecnìa si potranno rapidamente liberare dalle ataviche pastoie, se il fiume Volturno ridiventerà un’arteria di benessere e sviluppo, se si riusciranno a favorire insediamenti industriali e commerciali (già attivi in tutte le altre aree pianeggianti della provincia), se nuove ed urgenti infrastrutture (strade, piste, ponti, ferrovie, depuratori, centraline di controllo dell’inquinamento acustico o chimico…) assicureranno alla zona migliore vivibilità ed irrinunciabili collegamenti (su rotaie, su gomma, in bicicletta, per via aerea…), se per l’appunto l’esistenza della base Nato nel tenimento è utile davvero pure alla gente di qui.

Per ora si tratta di concepire anzitutto, almeno a grandi linee, un progetto complessivo di “primaverile” rinascita. E il volume del dott. Catello Maresca si propone come inequivocabile prefazione di qualunque seria e legale pianificazione. Ad eloquente contrappunto,  gli scatti di Nicola Baldieri che hanno consentito di includere nel libro “immagini (molte delle quali inedite) che tratteggiano un affresco crudo e a tratti surreale, in cui tetti di amianto e rubinetti d’oro sono due facce della stessa medaglia, di quel maleficio, cioè, che l’Autore combatte sul campo da oltre quindici anni”. Alcuni di noi superstiti hanno lottato per cinquant’anni, in senso culturale, sul campo, ma abbiamo un pugno di mosche in mano e tante delusioni, ma siamo felici ora di passare il testimone a quanti, probabilmente, hanno ed avranno più coraggio e fortuna.

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