GRAZZANISE: SULLA VICENDA-D’AGOSTINO IL DISAPPUNTO DI BENITO DI STASIO

L’annullato incontro con la moglie di Vallanzasca tiene ancora vivo il confronto di opinioni. Una voce in antitesi al coro di no levatosi per l’iniziativa pensata da Teen’s Park

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Il confronto di opinioni diverse sulla vicenda dell’annullato incontro con la scrittrice-regista-sceneggiatrice Antonella D’Agostino nella sede del Centro Anziani non si è del tutto smorzato. La moglie di Renato Vallanzasca non verrà a Grazzanise il prossimo 6 settembre: dunque, “caso chiuso” con la decisione assunta dall’associazione Teen’s Park. Ma si continua a discutere. Questo, tutto sommato, è sostanzialmente un bene, giacché il dibattito – quando si fonda sul vicendevole rispetto degli interlocutori – stimola, arricchisce, fa crescere. Infatti, si possono non condividere le idee altrui, però non si può e non si deve sfociare nell’attacco personale a chi esprime differenti pensieri. Così, in alternativa al variegato coro di “ni” e di “no” al convegno, un ennesimo pensiero è spuntato ad opera del cittadino Benito Di Stasio, già tenace opinionista del settimanale cartaceo che la stessa Teen’s Park, fondata e tuttora coordinata dall’eclettico Antonio Nardelli, pubblicava anni fa.

Sono profondamente deluso – ha detto Di Stasio – Voglio esternare tutto il mio disappunto. Sono perfino arrabbiato”. Fermo insomma il suo disaccordo rispetto a coloro che hanno ritenuto prevalenti i fatti per i quali la D’Agostino è finita nel calderone della cronaca giudiziaria. A parere dell’opinionista grazzanisano, bisognava invece vedere in lei il personaggio cimentatosi in letteratura e nel campo cinematografico. Perciò è giunto ad esclamare: “Fuori le logiche giustizialiste dal mondo artistico! Non si deve fermare l’arte! Altrimenti che cosa siamo andati a fare a scuola? Con quali modificazioni dei nostri convincimenti e atteggiamenti abbiamo studiato Voltaire e don Milani?”.    

Un’occasione mancata, in definitiva, secondo Di Stasio. D’altro canto, sul piano generale ma anche relativamente alla realtà socio-culturale di Grazzanise, le sue pur brevi affermazioni sollevano altre questioni e altri interrogativi. Alfio Squillaci – sostenitore della falsa attribuzione a Voltaire della celebre frase “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire” – ha scritto: “Si deve essere tolleranti coi tolleranti, viceversa non si può essere che intolleranti con gli intolleranti”. Ecco emergere, su questo bifrontismo, una questione che, sempre ed ovunque, determina posizionamenti concettuali e ideologici molto diversificati o addirittura contrapposti, come lo sono la dittatura (intollerante per sua natura) e la democrazia (spesso tollerante fino al punto da far male a sé medesima).

Alla luce dell’episodio-D’Agostino e dell’accennato problema della tolleranza, gl’interrogativi che

piuttosto si dovrebbero seriamente prendere in considerazione sono numerosi nel particolare contesto grazzanisano in cui scarseggiano strutture, infrastrutture e servizi, non s’è conosciuta l’industrializzazione degli anni Sessanta, si sono verificati dal 1992 al 2012 tre scioglimenti del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni camorristiche, manca tuttora una moderna classe imprenditoriale, va scemando il senso di appartenenza, progressivamente aumenta l’emigrazione giovanile, il patrimonio artistico è debole, si studia poco la storia locale, l’associazione Tre Grazie dopo anni di onorato servizio ha chiuso i battenti, nel bilancio municipale sono previsti appena 500 euro all’anno per la cultura, tanti professionisti non comprano il giornale, da anni non v’è una squadra di calcio e, purtroppo, gli sport preferiti restano il raggiro (micidiale “tragìro”, in dialetto locale) ed il “beccarsi come polli” fra concittadini, per poi magari inchinarsi ai forestieri di turno. In tale vasto e perdurante squallore, peraltro alimentato da vari aggiuntivi squilibri ed anomalie, pure la querelle D’Agostino/no-D’Agostino/sì ha trovato i tempi e i modi di inserirsi.

La moglie di Vallanzasca ha pubblicato almeno due libri: “Lettera a Renato” e “Francis faccia d’angelo”. Nel marzo 2017 a Mondragone (dove nacque) ha partecipato alla conferenza-stampa di presentazione  del suo film “La Casalese” che, come ha titolato Napoli Magazine, è “una storia di passione e coraggio femminile” e a dicembre sullo stesso film – considerato “un omaggio al Sud e alle donne di questa terra” – è stata intervistata da Sinapsi News. Del marzo di quest’anno è la lunga video-intervista curata da Francesca Nardi. Ma a Grazzanise, certo, non verrà, perché, ben oltre le rispettabili opinioni manifestate dai contrari e dai favorevoli, a noi grazzanisani – diciamolo chiaro e tondo –  davvero piace comportarci frequentemente, nel paese non fuori, come i “quattro capponi” di Renzo “con le zampe legate insieme e a testa in giù”. “Povere bestie” nella tenera immagine manzoniana “le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. Per sradicare questo costume ci vorranno ancora decenni e tantissime risorse unite ad una vera voglia di cambiamento. Intanto, ben venga, fra dieci giorni, la “Settimana della Cultura-Salvatore Nardelli” in ottava edizione!

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