Il pugno del capo

Era il 21 luglio 1992. Nella Cattedrale di Palermo si svolgono i funerali dei 5 agenti della scorta del giudice Borsellino. Arrivano i colletti bianchi. Politici, Ministri, Sottosegretari… Arriva anche l’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi. Gli animi sono tesi. La rabbia dei colleghi in lacrime è tangibile, palpabile. Il Prefetto Parisi viene stretto in una morsa e, nel parapiglia, viene colpito da un pugno in pieno volto. Un pugno che un certo revisionismo ha poi trasformato in “spintone”, sebbene le immagini sono evidenti e visionabili in rete da tutti.
Un pugno sferrato da un poliziotto, in rappresentanza di tutti i poliziotti di Palermo e d’Italia, abbandonati al loro destino da Don Chischiotte, orfani di un’identità che lo Stato pian piano gli andava negando.
L’esito di quel pugno fu, allora, un aumento stipendiale di poche migliaia di lire… Spiccioli di metallo a bilanciare il valore di una vita con addosso l’uniforme. Un’ulteriore offesa alla dignità del Poliziotto come Persona.
Giovedì 24 settembre 2015. In serata, due poliziotti della sezione antiracket della Squadra Mobile di Napoli vengono bersagliati di una raffica di proiettili che riducono in condizioni gravissime il nostro collega Nicola B.
Nicola perde molto sangue. Viene trasportato in ospedale e sottoposto a distanza di ore a due interventi chirurgici. Le sue condizioni restano gravissime. La cittadinanza palesa la sua solidarietà. Tant’è che nei giorni a seguire l’associazione Antiracket manifesta all’esterno della Questura circondando in un abbraccio reale gli Uffici di via Medina e nel corso della partita di calcio Napoli – Juventus, sul campo compare uno striscione “Forza Nicola”.
Il Questore Marino e i colleghi d’Ufficio di Nicola non lo lasciano solo. Sono lì, “piantonano” l’ospedale dandosi il cambio con quelli che sono sulle tracce dell’esecutore materiale dell’efferato gesto.
Il Questore fa la spola tra via Medina ed il nosocomio. E’ vicino ai suoi uomini e alla famiglia di Nicola.
Il 25 settembre arriva a Napoli anche il Capo della Polizia, Alessandro Pansa. Si reca in Questura e resta, come dire, turbato, poiché il Questore non è lì a riceverlo ma è in ospedale. Marrano Questore! C’è “solo” il Vicario. Pansa si “stranisce” e, sembra, non perda occasione per sottolinearlo al Questore appena lo incontra presso la struttura dov’è ricoverato Nicola.
Pansa arriva al capezzale di Nicola. Le condizioni del nostro collega sono talmente gravi che, sembra, potrebbe non riacquistare più le sue capacità motorie. Pansa tace, mentre il Ministro Alfano dichiara “SIAMO sulle tracce del criminale”.
Tace, il capo della Polizia. Non rilascia dichiarazioni. Forse è venuto a Napoli su consiglio del suo “curatore d’immagine”? Perché in definitiva è proprio questo che ci stiamo chiedendo da due giorni! Cos’è venuto a fare? A restituire forse quel pugno preso dal suo predecessore nel luglio del 1992? Perché è proprio quello che ha fatto! Un pugno in pieno volto a tutti i poliziotti d’Italia. Lui, proprio lui che tace sempre. Che non si esprime quando in Parlamento sembra che l’unica priorità sia quella di marchiare i poliziotti in ordine pubblico con numeri identificativi. Quello che tace quando in Parlamento si decide di tagliare i fondi per la Sicurezza. Quello che tace quando c’è il blocco dei contratti per i poliziotti. Quello che tace quando protestiamo per la mancanza di mezzi e di uomini per lo svolgimento dei normali servizi. Quello che tace sul bistrattamento e sul maltrattamento del personale anche dal punto di vista pensionistico. Pansa è quello che tace! Tace sempre!!!
E poi arriva al capezzale di un uomo che, come tanti, come tutti i poliziotti, nonostante i silenzi del “capo” sul bistrattamento, ha continuato a svolgere il suo lavoro con quello che ha a disposizione. Cosa ha creduto di fare, Pansa, venendo al capezzale di un uomo che potrebbe restare paralizzato? Lui, proprio lui che ha paralizzato, col suo silenzio, tutto quell’apparato della Polizia di Stato per la quale Nicola ha dato tutto sé stesso, senza riserve! … Ma ci faccia il piacere…. La sua venuta a Napoli è stato uno sberleffo. E’ apparsa solo come una rivincita su quel pugno del 1992. Lo dica al suo curatore d’immagine: non è stata una scelta felice. Era meglio restarsene nel silenzio, nell’oblio di questi ultimi anni… Perché ci vuole carisma e autorevolezza per fare il Capo!
Lei sa fare il capo CON i suoi uomini. Piuttosto, invece, inizi a fare il Capo PER i suoi uomini!

Napoli, 27 settembre 2015 La Segreteria Provinciale

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