Il SANTO di oggi 16 Giugno – San Ceccardo di Luni Vescovo e martire

San Ceccardo di Luni Vescovo e martire 16 giugno.

Ceccardo visse nel IX secolo e morì martire a Luni, forse nell’860, quando la città fu distrutta dai normanni di re Hastings che, secondo un’antica leggenda avrebbe confuso Luni con Roma. In un atto dell’816 si parla di Ceccardo come “clericus filuis Siribaldi”, che sarebbe stato il successore del vescovo Petroaldo, citato nel Concilio di Roma dell’826. L’epigrafe in un’ara rinascimentale, che parla della morte del vescovo Ceccardo avvenuta nel 600, è stata invece rifiutata di storici.

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: A Carrara in Toscana, transito di san Cecardo, vescovo di Luni e Sarzana, che, iniquamente ucciso da alcuni tagliapietre presso le cave di marmo, ebbe fama di martire.

Luni, la città etrusca posta sul confine tra la Liguria e la Toscana, un tempo ricca e prosperosa, deve forse la sua più terribile devastazione a un errore di calcolo della flotta vichinga, che navigava lungo le sponde del Mediterraneo alla caccia di tesori da depredare, di bottini e di città da saccheggiare. I Normanni di re Hasting, secondo un’antica leggenda, avrebbero confuso Luni con Roma, vittima prescelta delle loro scorrerie. I Normanni o Vichinghi, nell’850, avevano già messo stabilmente piede in Inghilterra e varcato pure lo stretto di Gibilterra. Roma era l’ultima meta agognata: sapevano che la città dei Cesari si intravedeva di lontano, e quando, dopo aver doppiato un promontorio, scorsero una città splendente ai raggi del sole, credettero di avere raggiunto la meta.
Re Hasting escogitò un piano ingegnoso: lasciate le navi a un approdo poco lontano, entrò in città da solo. Fece intendere di voler barattare vettovaglie per i suoi uomini con oggetti preziosi e poi domandò al vescovo di essere istruito nella religione di Cristo ed essere ammesso al battesimo. Nell’826 il suo predecessore re Aroldo, dopo la prima predicazione del monaco Ansgario, aveva fatto altrettanto. Ma Hasting aveva ben altre disposizioni d’animo. Ammesso nella comunità cristiana, si finse ammalato e, appena rientrato tra i suoi uomini, simulò d’esser morto.

I cittadini di Luni e il loro vescovo andarono allora a prelevare la salma per seppellirla in terra benedetta, ma appena il feretro, accompagnato dai Vichinghi, giunse nella cattedrale, dalla cassa scoperchiata balzò fuori re Hasting, vivo e vegeto e armato di tutto punto. Era il segnale del grande eccidio, nel quale perì lo stesso vescovo. A parte la colorazione leggendaria, l’incursione normanna che segnò il definitivo declino di Luni avvenne effettivamente nell’860. Ma ci sono due versioni sul ruolo che ebbe S. Ceccardo, al quale, secondo una di queste versioni, sarebbe toccato il compito di ricostruire materialmente e spiritualmente la bella città etrusca, quale successore del vescovo Gualchiero, perito nell’eccidio.
Ceccardo, infatti, recatosi nei pressi di Carrara per scegliere i marmi della nuova cattedrale, vi sarebbe stato trucidato da intemperanti “barbari” che non amavano le pie esortazioni del vescovo. Secondo l’altra versione, più attendibile e suffragata da antiche fonti scritte, S. Ceccardo sarebbe stato il pastore di Luni durante la strage, di cui fu la vittima più illustre. I lunigiani superstiti, sfuggiti al massacro, avrebbero portato con sè la salma del santo vescovo, che trovò definitiva sepoltura a Carrara, la città che diede asilo ai profughi.

Autore: Piero Bargellini

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