IL VANGELO DI OGGI DOMENICA 8 SETTEMBRE 2019 COMMENTATO DA DON FRANCO GALEONE

8 SETTEMBRE 2019    XXIII Domenica del T.O.  (C)

LA FEDE ESIGE UNA SCELTA RADICALE!                                            

       a cura del gruppo biblico ebraico-cristiano

השרשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it

 

  1. La domenica della croce di Cristo. Il Vangelo di Luca descrive il viaggio di Cristo verso Gerusalemme, città santa, terra di martirio e di gloria. Luca vuole presentare l’intera vita cristiana come un andare con Gesù e come Gesù verso la croce e la risurrezione. E’ il tema della sequela Christi. Da buon regista, Luca organizza tutto il materiale attorno a questo leit motiv, autentico filo d’Arianna nel suo Vangelo. Abbiamo due massime (Se uno viene a me e non odia … Chi non porta la propria croce), commentate da due esempi (Chi vuole costruire una torre … Chi sta per fare una guerra); sono presenti anche in Matteo, ma più sfumate; Luca è più radicale con quella sua frase: portare ogni giorno la propria croce. Di fronte ai grandi numeri, alle folle oceaniche, Gesù non sembra rallegrarsi; parla dei suoi discepoli come di un piccolo gregge (Lc 12,32), di un po’ di sale (Mt 5,13), di una manciata di lievito (Mt 13,33), di un granello di senape (Mt 13,31). Egli rimane stupito al vedere che molta gente andava con lui (Lc 14,25), gli viene il dubbio che lo segua per altri motivi e allora chiarisce, fa tre richieste molto dure, che si concludono con lo stesso ritornello: non può essere mio discepolo (Lc 14,25). Sembra quasi che voglia allontanare più che attirare! Ed ora alcune precisazioni.
  2. Se uno viene a me e non disprezza perfino la propria vita (Εἴ τις ἔρχεται πρός με καὶ οὐ μισεῖ καὶ τὴν ψυχὴν ἑαυτοῦ/ Eì tis èrchetai pròs me kai ù misèi kai tèn psuchèn eautù). Luca scrive ai numerosi convertiti della sua comunità che provavano simpatia per Gesù ma erano tentati di edulcorare la sequela Christi. Anche noi non possiamo vivere felici senza avere una buona immagine di noi stessi. Ce lo insegnano la psicologia e la psicanalisi. Per essere felici dobbiamo superare ogni conflitto interiore, il nostro comportamento dev’essere gratificante, soprattutto non dobbiamo avere sensi di colpa. E’ la legge della sopravvivenza. Inutile, dannoso avere rimorsi. Guardandoci allo specchio, vogliamo vedere l’immagine di un vincitore, non importa quanti morti o feriti abbiamo lasciato sul campo. Ci insegnano da ogni cattedra ad amarci, nonostante i nostri vizi e peccati, che non si chiamano più così, ma Ego, cioè Io. Non sopportiamo il dubbio, la sconfitta. Grazie ai manuali del successo facciamo apprendistato per il suicidio. Siamo diventati il nostro solo e ultimo dio. Per questa piccola divinità, l’uomo spreca le sue migliori energie. Gesù ci invita a odiare questo falso e ridicolo io, a ribaltare i falsi valori del mondo. A mettere al primo posto Dio e i valori del suo regno.
  3. … E non odia il padre (… καὶ οὐ μισεῖ τὸν πατέρα/kai ù misèi tòn patèra). Il testo qui utilizzato dal Vangelo di Luca è più forte e duro di quello che immaginiamo. Perché nella loro lingua originale i sinottici usano il verbo greco miséo, che esige da noi l’odiare persino la propria famiglia e sé stessi a causa di Gesù. Questo è possibile? Si può esigere un simile comportamento? Il Vangelo non parla di mettere dopo i parenti, ma di odiarli (H. Giesen). Possiamo immaginare che Gesù ci ponga il dilemma di scegliere tra l’amore o l’odio verso i nostri genitori o i nostri figli? Non si tratta di scegliere tra l’amore a Dio e l’odio verso l’umano, ma di scegliere tra la nostra umanità disumanizzata o la umanità pienamente realizzata. Può essere seguace di Gesù solo chi è pienamente umano. Quando Gesù parla di odio, si riferisce ai tagli netti che è necessario fare quando si tratta di restare fedeli al vangelo. Odiare = avere il coraggio di rompere anche i legami dei parenti, quando diventano un impedimento. Francesco di Assisi sarebbe rimasto un giovane qualunque dell’Assisi-bene se non avesse fatto la sua scelta coraggiosa! Il Vangelo non intende squalificare i rapporti di sangue, ma aprire un orizzonte che va al di là del gruppo di appartenenza. Sappiamo che i vincoli di sangue gravano sulla nostra mente, fino ad offuscarla. Noi pensiamo al mondo attraverso gli schemi del gruppo familiare, del gruppo etnico in cui viviamo, della religione nella quale crediamo. Il sangue colora l’intelletto! La novità del Cristo è la rottura di questi vincoli, la loro relativizzazione. Gesù, gli apostoli, i santi … furono perseguitati, perché si opponevano alla presunzione che un gruppo o una religione fossero un assoluto. Di assoluto esiste solo Dio! E’ una lotta difficile, perché in questi schemi, peraltro così ricchi di suggestioni e di tenerezza, siamo imprigionati fin dalla nascita. Non è importante nascere in un paese cristiano, come nella nostra Italia, ma diventare, scegliere, rischiare per il Vangelo. Oggi merita il nome di cristiano solo chi lo sceglie!
  4. Chi non porta la propria croce (ὅστις οὐ βαστάζει τὸν σταυρὸν ἑαυτοῦ/òstis ù bastàzei tòn stauròn). Le parole di Gesù, che nel loro rigore sono state interpretate come un invito alla pazienza o riservate ai religiosi che emettono i voti … in realtà sono rivolte a tutti i credenti. Prendere la croce significa scegliere Gesù; la croce non simboleggia la coscienza infelice, ma un progetto di vita. Che la vita, secondo Gesù, sia un progetto, appare dal brano del Vangelo con quelle due immagini del costruttore (prima di costruire una torre, calcola bene le spese), e del re (prima di fare guerra, conta i suoi soldati). Anche il cristiano, prima di intraprendere la sequela Christi, deve sapere a cosa va incontro, per non tornare più indietro.
  5. La Parola di Dio non è una parola che si possa pronunciare da qualsiasi cattedra, come una qualunque verità scientifica: passa attraverso la testimonianza. Paolo non andò nei suoi viaggi a fare il predicatore di professione; non apparteneva all’ordine dei predi­catori ma dei testimoni; non andò come padre né come maestro, meno ancora come padrone; si presentò, uomo fra gli uomini, preoccupandosi di non essere di peso ad alcuno, lavorando in pace con le sue mani (At 18,3). Fu il primo prete operaio. Possiamo immaginare cosa avveniva nella bottega di Paolo, nelle lunghe ore al tavolo di lavoro, mentre taglia e cuce le pelli per fare tende (1Ts 2, 9). Seduti nella sua bottega troviamo i suoi compagni di lavoro o qualche visitatore, clienti e forse qualche curioso che aveva sentito parlare di questo filosofo tessitore di tende appena arrivato in città. In ogni caso sono tutti là ad ascoltare e a discutere con lui, che esorta i presenti ad abbandonare gli idoli e a servire il Dio dei viventi. Per Paolo, il missionario, quindi, il pulpito della sinagoga non bastava, ma usciva anche in piazza ed entrava nella sua bottega. Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo! (1 Cor 9,16).
  6. 6. Non dobbiamo stupirci che i vescovi, successori degli apostoli, vivano come gli altri, come Cristo e Paolo, che non cercarono distinzioni, e furono sempre in polemica contro la religiosa ipocrisia, i turiboli maleodoranti. Se la comunità cristiana è una comunità fraterna, voi capite quante impalca­ture devono cadere. In genere, noi ci difendiamo dal radicalismo del Vangelo con lo spiri­tualismo, senza comprendere che l’essere figli di Dio deve tradursi in forme visibili dl fraternità. L’Annuario pontificio contiene ancora titoli a non finire, croce e delizia dei carrieristi religiosi! Nella società civile, sono stati compiuti passi grandiosi nella direzione dell’uguaglianza, libertà, fraternità; nello stato di diritto, quanti privilegi (meglio, pravilegi!) sono caduti; all’interno della chiesa invece sopravvivono. La chiesa, in un passo del Concilio, riconosce che il mondo ha molto da insegnar­ci. Il credente porta nei crocicchi della storia non una predica ma la testimonianza esistenziale del Vangelo. Predicatore della fraternità, altrimenti il Vangelo diventa ideologia, e la chiesa si confonde con le classi dominanti. Il credente parla del Vangelo, ma dentro la storia e non dall’alto di una cattedra o durante una cerimonia sacra. Il cristiano si unisce a quanti promuovono tutto l’uomo, qualunque sia il loro colore politico e il loro credo religioso. Noi spesso predichiamo sul versante nero della paura umana, ove si allunga l’ombra dell’apocalittico drago rosso (Ap 12,1). Predichiamo invece sul versante della fioritura del mondo, altrimenti il Vangelo diventa uno strumento ideologico per imbonire gli uomini con le tecniche manipolatorie della paura ultraterrena. E sarebbe grave re­sponsabilità, perché il sonno della ragione genera i mostri. BUONA VITA!

 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *