Intervista a Giulia Di Nardo dott.ssa in Scienze Religiose

Questa sera 30 Maggio 2020 alle ore 20,00 la giornalista Matilde Maisto direttore/responsabile del giornale on line Cancello ed Arnone News ha realizzato un interessante intervista con la dott.ssa Giulia Di Nardo con laurea in Scienze Religiose. Una persona che benché giovanissima ha un eccellente curriculum accademico, oltre ad un grande spirito di solidarietà e di altruismo nei confronti del prossimo e prevalentemente dei più deboli.

Giulia nei suoi vari progetti ha scelto di approfondire la conoscenza di Michel Henry, un filosofo francese appartenente alla tradizione fenomenologica di Edmund Husserl e Martin Heidegger. Egli è conosciuto come il fondatore della “fenomenologia radicale della vita” che espone nella sua opera capitale “L’essence de la manifestation”. La fenomenologia di Henry è da definirsi “radicale” in quanto esplica che la manifestazione dei fenomeni esterni ha le sue “radici” nella donazione (la donation) della vita pura e non-intenzionale.

  1. Un argomento notevole dico a Giulia, ma ci spieghi meglio chi è Michel Henry e perché l’hai scelto? Michel Henry (1922-2002), – risponde Giulia – è un pensatore francese contemporaneo, solo da alcuni anni conosciuto in Italia, è il filosofo della vita. La ricerca dell’essenza è il pensiero che scorre inesorabile e fitto in ogni sua opera; la vita in Henry non è solamente la scoperta di una meta finale, ma, l’inizio di ogni ricerca che voglia far luce sul destino dell’essere umano nella sua totalità. Il filosofo nasce a Haiphong, in Vietnam, dove trascorre i primi anni della sua vita. Dopo la morte prematura del padre, nel 1929 torna in Francia con la madre. Frequenta il Liceo Henry IV di Parigi, successivamente, inizia a dedicarsi allo studio della filosofia. Termina gli studi con la tesi Le bonheur de Spinoza, ovvero la beatitudine in Spinoza. Nonostante lo studio di Spinoza abbia lasciato il segno, è dalla fenomenologia che il pensiero di Henry riceverà il suo impulso decisivo. Mi ha affascinato la figura di Michel Henry uomo, filosofo e credente e come egli sia giunto ad interessarsi al Cristianesimo e all’esperienza religiosa. Il suo percorso intellettuale parte dalla domanda sull’uomo per giungere ad una rinnovata comprensione filosofica del Cristianesimo. Figura schiva e appartata nel panorama filosofico, uomo di pensiero che non amava calcare la scena pubblica, Michel Henry si è conquistato la fama di pensatore rigoroso e appassionato, consegnando agli scritti il meglio di sé e della sua riflessione.  Il filosofo, con la sua riflessione, opera il passaggio tra una filosofia che ha da sempre indagato l’idea dell’uomo, ad una filosofia che, invece, ne vuole scoprire l’essenza. La filosofia di Henry è, dall’inizio alla fine, filosofia. Egli pone al centro del filosofare la Vita che, rivelandosi, consente di accedere a sé. Henry ci aiuta ad entrare nella relazione tra il cuore dell’uomo e la vita di Dio, sicché l’uomo vive della vita stessa di Dio. La vita dell’uomo è nella vita di Dio, plasmata dal rivelarsi di Dio nel suo Verbo. La parola di Vita e di Verità ci unisce a sé in un amore senza fine. 
  2. Quali sono le opere del Trittico Cristiano e che cosa vogliono rappresentare? Il percorso di Michel Henry è impiantato su un solido tronco fenomenologico, di cui L’essence de la manifestation costituisce lo studio più ampio e fecondo; questa copiosa opera è il punto di  partenza a cui occorre continuamente rifarsi, è imprescindibile per la comprensione della fenomenologia come prospettiva di ricerca. La sua prospettiva teorica è incentrata sulla vita concepita come assoluta immanenza e, insieme, assoluta manifestazione; in essa non esiste frattura tra l’essere e l’apparire.  «Restituire un senso al concetto di vita interiore» è l’intento di L’essenza della manifestazione. E questo implica che si ritorni al senso dell’interiorità. L’invisibilità della vita è il motivo conduttore di tutto il pensiero di Henry. La fenomenologia è anzitutto e necessariamente fenomenologia della vita. La riflessione del filosofo, è dunque, posta sotto il segno della nozione di vita interiore. La sua è una fenomenologia dell’«immanenza» o dell’«interiorità». Esiste, secondo il filosofo, un Wie originario, che è la Vita trascendentale; questo Wie è un apparire che è nascosto, ma che è l’essenza. Il concetto di vita costituisce la chiave di volta della filosofia del cristianesimo. Il pensiero di Michel Henry è di carattere filosofico, anche se non manca mai di interpellare il pensiero credente e la teologia, di «individuare degli incroci fra la Rivelazione cristiana e il vissuto dell’uomo contemporaneo»; la sua è una «filosofia della vita che sfocia in una originalissima filosofia del cristianesimo».  La lettura del Cristianesimo di Henry è mossa dall’esigenza di dare concretezza alle sue intuizioni fenomenologiche. Henry legge il cristianesimo libero da preoccupazioni di ordine dogmatico e dottrinale, il suo è un gesto che vuole accostarsi al senso della Rivelazione cristiana come se fosse la prima volta.  Queste opere nascono dal bisogno di Henry di confrontarsi direttamente con il Cristianesimo; seppur diverse nei loro contenuti, il filo conduttore che le unisce è rappresentato dall’interpretazione filosofica del Cristianesimo.  In Io sono la verità, il discorso verte essenzialmente sul problema circa la verità del cristianesimo. Nella fede cristiana «qualcuno si autorizza a dire che la verità è lui», cosa questa che non può non apparire “sconcertante”. La verità del Cristianesimo e la sua comprensione sono interamente da cercare in Colui che ha detto di sé: “Io sono la Verità”».  «Una delle affermazioni più essenziali del Cristianesimo è che la verità che gli è propria può rendere testimonianza di se stessa. Soltanto essa può testimoniare di sé, rivelare sé, rivelarsi da sé e per sé. L’originalità radicale del cristianesimo è di aver colto l’Individuo nella verità della Vita. Occorre pensare l’uomo a partire dal Cristo per comprendere l’essenza dell’uomo stesso, la sua natura umana. In Incarnazione, Henry parla del mistero dell’Incarnazione, in senso cristiano, come dimensione essenziale del mistero di Cristo. In Parole del Cristo, Henry fa una meditazione profonda delle parole di Cristo, evidenziando il Suo essere Verbo di Dio.  L’opera, cui egli ha lavorato negli ultimi mesi di vita terminandola quando ormai il male lo avevo colpito inesorabilmente, pubblicata, infatti, post-mortem, è il suo testamento filosofico e religioso, tanto le due prospettive sono intimamente fuse: «Si tratta di mostrare la grandezza filosofica del cristianesimo, la sua verità, anche a chi è estraneo al discorso filosofico in senso stretto». Henry riflette sul fatto che Cristo non è solo uomo, ma anche Verbo di Dio, che parla agli uomini, nel linguaggio degli uomini, parlando di loro stessi. Queste parole si rivelano misteriosamente capaci di parlare al cuore dell’uomo. È Cristo stesso a legittimare le parole pronunciate da Lui su di sé. «Non sono le parole pronunciate dal Cristo che ne attestano la verità. È al contrario la sua verità, il suo essere il Verbo di Dio, che legittima le parole che egli pronuncia,. È la verità del Cristo che conferisce alle sue parole, incomprensibili e sconvolgenti in una logica umana, il suono loro proprio.
  3. Che cosa ci puoi dire dell’esperienza religiosa? L’esperienza religiosa avviene ogni volta che, ascoltando la Parola e abbandonandosi ad essa, l’uomo fa la volontà di Dio; quando la sua azione è diventata volontà del Padre, egli sa che la Parola di cui segue l’insegnamento viene da Dio. È necessario che l’uomo sia in condizione di capire le parole di Cristo, formulate nel linguaggio umano. Eppure, molti uomini non le capiscono. Egli utilizza la forma letteraria della parabola per parlare della vita, intesa sia come vita nostra che Vita eterna, invisibile, condivisa pure con tutti i viventi. Attraverso le parabole, raccontate nel linguaggio del mondo, il Cristo vuole stabilire un’analogia tra l’universo visibile e quello invisibile e vuole farci comprendere i segreti del Regno; il Suo insegnamento ha la finalità di elevare lo spirito umano. Dio parla al cuore, il Verbo è la rivelazione che illumina il segreto dei cuori. La Parola della Vita non smette di parlare all’uomo, tuttavia, ci sono alcuni che ascoltano la Parola, ma, accade come se la parola non avesse mai parlato, come se non fosse stata mai ascoltata; altri, invece, ascoltano la Parola e l’accolgono, ma, non la conservano. Ascoltare la Parola presuppone un cuore puro. Colui che ha la purezza di cuore riceve la Parola.  La chiave di comprensione dell’insegnamento di Cristo sta dentro di noi. Il luogo della rivelazione della parola è il nostro cuore. Le parole di Cristo, restituite alla loro coerenza e sconvolgente verità, sono, appunto, verità per chi le accoglie e le fa proprie, udendo risuonare in esse il linguaggio della vita che parla all’uomo nell’insondabile profondità dell’essere. Uno dei passi evangelici in cui il carattere umanamente sconvolgente delle parole di Cristo si manifesta in modo clamoroso è quello delle Beatitudini. 
  4. Il luogo definito dai paradossi delle beatitudini non è altro che la condizione umana. In questione sono dunque proprio le parole del Cristo rivolte agli uomini riguardo a loro stessi;  esse parlano della relazione del paradosso con il Regno, infatti, il paradosso sta nel dire il rovesciamento della  condizione umana da parte della parola del Cristo.  «ʻSazietàʼ, ʻrisoʼ, ʻconsolazioneʼ, ʻmisericordiaʼ, ʻvisione di Dioʼ, ʻgodimentoʼ, ʻallegriaʼ, ecco quanto dà il Regno e colmerà l’immenso desiderio dell’uomo, compirà la sua relazione intima con Dio. Attraverso il suo itinerario, Henry ci ha portato a comprendere la rivelazione della Vita, la vita nello splendore del suo rivelarsi, giungendo alla conclusione che non c’è altra vita che la vita stessa di Dio. 

Per concludere, quindi, dico a Giulia: “La fenomenologia della vita come presupposto della fenomenologia dell’esperienza cristiana. La specificità del metodo fenomenologico nonché il suo apparato concettuale  può essere colto come risorsa importante per rileggere il cristianesimo, in una prospettiva diversa dall’idealismo. Se la stessa teologia in una certa fase del suo  sviluppo  ha  riaffermato  con  forza  il  primato  della  Rivelazione,  la fenomenologia da parte  sua si  è lasciata  guidare dal  principio secondo  cui “la domanda sull’origine del mondo” può essere affrontata solo e nella misura in cui questa origine si manifesta, si esibisce. Descrivere ciò che appare, ciò che si rivela diventa la via intrapresa con rigore dalla fenomenologia, via che quindi deve necessariamente incrociare l’esigenza di una diversa filosofia della religione. Michel Henry, dopo  un  lungo  e  solitario  cammino  nella  riflessione fenomenologica – e nella sua radicalizzazione in una fenomenologia materiale –, negli anni ’90 vede nel cristianesimo l’affermazione di una verità autenticamente fenomenologica. Ciò che rende percorribile e interessante questo  confronto è la tesi secondo cui la fenomenologia è anzitutto e  necessariamente fenomenologia della vita e solo all’interno di questa impostazione l’esperienza religiosa cristiana può  trovare  una  adeguata  comprensione.”

Un’ottima presentazione di questo filosofo del 900, non molto conosciuto, ma veramente molto interessante. Complimenti alla nostra Giulia ed appuntamento alla prossima intervista con la Dirigente Scolastica Silvana Valletta.

Matilde Maisto

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