Intesa Sanpaolo inaugura la XVII edizione di Restituzioni – CS Campania

A MILANO LA XVII EDIZIONE DI RESTITUZIONI, IL PROGRAMMA DI RESTAURI DI OPERE APPARTENENTI AL PATRIMONIO ARTISTICO PUBBLICO CURATO E PROMOSSO DA INTESA SANPAOLO

  • Dal 1° aprile al 17 luglio 2016 la grande mostra delle opere restaurate nel biennio trascorso si terrà alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala
  • Tra le 145 opere riportate alla pubblica fruizione tre provengono dalla Campania

 

Marzo 2016 – Dal 1° aprile al 17 luglio 2016 le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale e culturale di Intesa Sanpaolo a Milano, ospitano, per la prima volta nel capoluogo lombardo la mostra conclusiva della XVII edizione di Restituzioni, il programma che rappresenta il grande impegno del Gruppo nel campo della salvaguardia e della tutela del patrimonio artistico nazionale.

E’ infatti dal 1989 che la Banca sostiene finanziariamente, con cadenza biennale, il restauro di opere d’arte appartenenti a musei pubblici, privati o ecclesiastici, siti archeologici e chiese di tutta Italia individuate insieme ai propri consulenti scientifici sulla base di proposte presentate dagli Enti ministeriali, e che saranno successivamente rese fruibili al pubblico presso le loro sedi di appartenenza.

La XVII edizione ha sostenuto il restauro di 54 nuclei di opere d’arte, per un totale di 145 singoli manufatti, appartenenti ai territori di Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e, per la prima volta, anche della Repubblica Slovacca.

In Campania il programma Restituzioni ha permesso il recupero di tre manufatti estremamente interessanti:

  • Cassaforte con sacrificio a Giove

I secolo d.C., legno (cassa), ferro e bronzo (rivestimento); ageminature in rame, bronzo e stagno
85 x 107 x 77 cm (compreso il coperchio)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La cassaforte con offerta a Giove fu scoperta il 29 ottobre 1864 nella Casa di Trittolemo a Pompei ed è costituita da una cassa e da un coperchio in legno di quercia rivestiti di lamine di ferro battuto disposte obliquamente e parzialmente sovrapposte, fissate con chiodi in ferro la cui testa è ricoperta da cuppelle in ferro e in bronzo. A differenza delle casse in legno di forma rettangolare ampiamente diffuse, le arcae ferratae, spesso decorate con elementi plastici e con agemine in argento e rame, costituivano i veri e propri forzieri in cui venivano custoditi i beni di valore delle famiglie ricche che le esponevano nell’atrio della casa per ostentare l’opulenza e l’alto livello sociale del proprietario.

 

  • Gaetano Gandolfi, Martirio di San Pantaleone e San Giorgio e il drago

1782, tempera su tela, 332 x 209 cm

Napoli, Monumento Nazionale dei Girolamini (chiesa, cappella dei Santi Pantaleone e Giorgio)

Il dipinto, posto sul primo altare a sinistra dell’ingresso della chiesa oratoriana, opera di Gaetano Gandolfi (San Matteo della Decima, ora San Giovanni in Persiceto, Bologna, 1734 – Bologna, 1802) raffigura in un’unica scena la decapitazione di san Pantaleone e la più familiare lotta di san Giorgio contro il drago. Dal punto di vista compositivo, tale schema, del tutto originale, appare come una traduzione in chiave sacra dell’iconografia classica di Perseo che libera Andromeda e della sua variante rinascimentale con Ruggiero che salva Angelica, tratta dal canto decimo dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e ispirata allo stesso testo ovidiano. Gli scrittori ottocenteschi spiegano la singolare cointitolazione dell’altare a Pantaleone e a Giorgio, entrambi martirizzati a Nicomedia al principio del IV secolo, con la memoria di due chiese dedicate ai medesimi santi, abbattute per far largo al complesso filippino.

 

  • Filippo Vitale, Madonna con il Bambino tra i santi Gennaro, Nicola di Bari e Severo

1618, olio su tela, 315 x 195 cm.

Napoli, Museo di Capodimonte

La pala, opera di Filippo Vitale (Napoli, 1590 ca – 1650), originariamente sull’altare della distrutta cappella napoletana di San Nicola a Pozzobianco, è dal 1991 in deposito al Museo di Capodimonte.  Restituita a Filippo Vitale da Ferdinando Bologna nel 1955, l’ancona appartiene al ristretto nucleo di opere dal potente impatto realistico e dal saldo impianto monumentale su cui si è basata la moderna ricostruzione della fisionomia artistica del pittore, che da allora è venuto imponendosi come uno dei protagonisti dimenticati dell’ambiente caravaggesco napoletano. Il contesto esecutivo di questo documento-chiave per la corrente naturalistica meridionale è stato chiarito in occasione della recente mostra su Tanzio da Varallo a Napoli tenuta presso Palazzo Zevallos Stigliano tra il 2014 e il 2015. Le ricerche archivistiche hanno infatti stabilito che il dipinto fu commissionato a Vitale nel 1618 da Cesare Carmignano, figura di rilevante importanza storica in quanto patrocinatore dell’omonimo acquedotto che riforniva la città di Napoli.

La mostra in corso alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, curata da Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, vero e proprio viaggio nella bellezza ritrovata, illustra gli interventi degli ultimi due anni di Restituzioni e consente di effettuare un viaggio anche attraverso le più attuali tecniche di restauro.

 

 

 

 

 

Informazioni mostra: 

Gallerie d’Italia – Piazza della Scala 6, Milano
Apertura:

dal martedì alla domenica, ore 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)

giovedì ore 9.30 – 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30)

chiuso lunedì

 

Ingresso:

biglietto congiunto valido per la mostra e la visita alle collezioni permanenti, intero € 5, ridotto € 3

 

Informazioni:

numero verde 800167619

info@gallerieditalia.com

www.gallerieditalia.com

 

 

Informazioni per la stampa:

Intesa Sanpaolo

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Lilli Chiariglione

Intesa Sanpaolo
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