La bellissima recensione di Alfonso Caprio al libro “Dieci anni insieme”

MAISTO, Dieci anni insieme, Caserta, Mediterraneo, 2019, pp. 94.

Matilde Maisto è una poetessa, una scrittrice e una instancabile promotrice culturale, con questa sua ultima produzione letteraria ci mette a conoscenza di quanto ha saputo realizzare in dieci anni di impegno mensile con il suo sodalizio culturale “Letteratitudini”, associazione che ha fatto nascere e coltivata con amore, possiamo dire,  a Cancello Arnone, in questa plaga dei Mazzoni, che ha ancora tanto bisogno di un concreto e fattivo impegno da parte non solo della nostra Autrice ma di tutti noi, per poter rinascere culturalmente, per poter contribuire ed avere una sua ben specifica e determinata valenza di “civiltà letteraria” in quella che è la nostra provincia di Caserta.

Il libretto è un diario in cui sono stati riportati cronologicamente una sorta di verbali, a partire dall’Aprile 2009 fino a giungere all’Aprile 2019, di quelli che sono le tematiche che sono state affrontate nelle riunioni mensili, che l’associazione “Letteratitudini” ha tenuti in questi dieci anni. Ogni “Verbale”, se così possiamo dire, riporta in calce la firma di chi lo ha redatto, Matilde Maisto, che è l’animatrice delle riunioni, ne sottoscrive ben trentacinque, Raffaele Raimondo otto, Felicetta Montella cinque, Marinella Viola quattro, Elisa Cacciapuoti tre, Aldo Cervo e Laura Sciorio due, mentre Mario Damiano, Pina Manzo, Giovanna Paolino, Concetta Pennella, Maria Sciorio, Mirella Sciorio, Daniela Sorbo, Arkin Yasufy uno. Il volume è «Dedicato a tutti i miei carissimi amici di Letteratitudini» (p. 7), pertanto anche a tutte queste persone che hanno contribuito alla verbalizzazioni degli eventi culturali, che si sono susseguiti in questi dieci anni. Presenta una sorta di “Prefazione” del Sindaco del Comune di Cancello ed Arnone, l’Avv. Raffaele Ambrosca, che loda questo salotto aperto nella sua città come «eccellenza di laboratorio letterario che promuove iniziative ed eventi che spaziano, mirabilmente, tra arte, cultura e sociale» (p. 5). Il volume si chiude con una decina di foto in bianco e nero, che ritraggono gli eventi culturali più importanti di questi dieci anni di attività.

L’associazione “Letteratitudini” è un salotto letterario e ne ha tutte le caratteristiche, c’è un promotore o anfitrione, che si fa carico della sua nascita, in questo caso l’iniziativa è stata presa in carico da una promotrice la Tilde Maisto, le riunioni avvengono in un luogo privato, la casa della stessa promotrice, ci si riunisce periodicamente, una volta al mese, e nasce per conversare o dibattere intorno ad argomenti in questo caso esclusivamente letterali, tenendo conto del nome che si è voluto dare al cenacolo. La conduzione di un salotto nei secoli passati era un modo, in mancanza degli odierni mezzi di comunicazione di massa, per influire sulla formazione culturale e più in generale sull’opinione pubblica e sulla politica della città in cui nasceva, per la rete di amicizie o di convenzioni ideologiche che si formavano nella cerchia del luogo di ricevimento. Per sopravvivere dieci anni questo salotto nato a Cancello ed Arnone deve avere sicuramente dato un suo fattivo contributo culturale, se non altro, a questa piccola comunità, tanto è vero che, nell’invito rivolto ai concittadini, all’inizio della sua fondazione, si specificava che questa iniziativa avrebbe sicuramente creato: «un gruppo di amici ben armonizzato e sarà un momento culturale  di afflato nella nostra cittadina di Cancello ed Arnone» (p. 9), non a caso il nucleo iniziale di persone che costituirono il salotto «prima ancora di essere un “gruppo di lettura”, sono sempre stati un gruppo di amici» (p. 11).

Gli argomenti affrontati nelle varie riunioni mensili del decennio passato riguardano soprattutto temi che vanno dalla poesia e letteratura antica e moderna e dalla poesia e letteratura e cultura più in generale sia italiana che straniera.

I letterati della poesia antica più argomentati sono Saffo (p. 18); Omero (pp. 42-46); Virgilio (p, 46-47) e eloquenza antica in Atene e Roma (p, 60);  alla lingua e letteratura napoletana, ad esempio, sono legate discussioni o recite di poesie e canzoni di Salvatore Di Giacomo (p. 11), sul riconoscimento dell’UNESCO del napoletano come lingua (p. 59);  sulle maschere napoletane (pp. 73-74) e Eduardo De Filippo (pp. 80-81).

Gli esponenti della letteratura italiana e i suoi autori più rappresentativi più  dibattuti sono stati:  Dante Alighieri (pp. 16-17; 34-41; 52-53); Francesco Petrarca (pp. 16-17; Giovanni Boccaccio (pp. 28-29); Ludovico Ariosto (pp. 66-68); Ugo Foscolo (pp. 27-28; 63-64); Giacomo Leopardi (pp. 15-16; 26-27; 63-64); Alessandro Manzoni (pp. 63-64); Luigi Pirandello (pp. 68-69); Gabriele D’Annunzio (p. 17-18; 24); Giovanni Pascoli (pp. 21-22; 29-30; 65-66); Giuseppe Tomasi di Lampedusa (p. 29); Giuseppe Ungaretti (pp. 41-42; 48-49); Eugenio Montale (p. 55); Salvatore Quasimodo (p. 17-18); Primo Levi (p .72); Pier Paolo Pasolini (pp. 19-21) e Domenico Rea (pp. 81-82).

Tra i politici italiani si è discusso sulla figura di Don Luigi Sturzo (pp. 31-32); tra i temi filosofici I sette io (. 12-13).

In alcune riunioni sono stati affrontati argomenti specifici come quella del mare con i relativi poeti che hanno scritto su questo tema (p. 49), sui giovani e la letteratura nell’epoca digitale (p. 51-52); sull’enciclica di Papa Francesco (pp. 53-54);  su astrologia e letteratura (p. 55-56); sul mese di Maggio con le relative poesie e canzoni in merito (pp. 56-57); sul tema dell’addio, arrivederci, ciao, adios, (pp. 57- 59); sui poeti e poetesse della porta accanto (p. 61); sulla festa dell’8 marzo (pp. 64-65); sulle poesie sulla morte (pp. 69-70); sui testi delle canzoni di Mogol, (p. 71); sulla Shoah (p. 72); sulla biodiversità (pp. 76-77); sul tema del viaggio come metafora della vita (pp. 77-78); sull’Autunno e la sua dimensione psicologica (pp. 78-79); sulle cause che portarono alla prima guerra mondiale (p. 79-80) e sulla Primavera (pp. 82-83).

I poeti e i romanzieri afferenti alla letteratura straniera sui quali il circolo ha più dibattuto sono stati: Lev Tolstoj (pp. 30-31); Fëdor Dostoevskij (p. 33); Federico Garcia Lorca (pp. 17-18), Pablo Neruda (pp. 17-18); Ernest Hemingway (p. 22-22); Francis Scott Fitzegerald (pp. 62-63); Paulo Coelho (pp. 24-25); Isabel Allende (p. 37); Jacob  e Wilhelm Grimm (pp. 74-75) e Hermann Hesse (pp. 75-76)

Ci si è intrattenuti anche sulla composizione corale di poesie comuni (p. 14), alla visione di film come Schindler’s List (p. 14). Molte volte le riunioni erano accompagnate da esecuzioni o ascolti di video (p. 72) o brani musicali cantati dal Maestro Gino Accardo (pp. 70-71; 73); altre volte a fine discussione si sono recitate intense preghiere, che hanno trasformato l’evento, in «un vero momento magico» (p. 74).

La tradizione di riunire gli amanti della cultura in un simposio nasce nell’antica Grecia intorno ad una tavola imbandita, intorno alla quale si declamavano versi, si leggevano libri e si svolgevano discussioni di carattere letterario, filosofico, artistico e politico, questo per nutrire l’anima e il corpo mediante  la discussione, questa consuetudine proseguì poi a Roma con Mecenate, che divenne la figura di spicco dell’epoca augustea in quanto protettore di letterati come Virgilio, Orazio e Properzio. Cenacoli culturali furono organizzati lungo il corso dei secoli a venire: Medioevo, Rinascimento fino ad arrivare all’Illuminismo e Romanticismo, che furono le epoche d’oro dei salotti letterari, perché favorirono la diffusione della cultura al di fuori delle università e delle accademie. I salotti aperti nelle grandi capitali italiane e straniere dalle famiglie nobiliari più illustre divennero con il tempo appannaggio delle nobildonne, mogli di importanti esponenti politici, ma anche da donne agiate dell’alta borghesia, che potevano contare su influenti amicizie di grandi intellettuali dell’epoca e che rappresentarono, con la loro capacità organizzativa, una sorta di emancipazione delle donne, che all’epoca erano ancora sottomesse al potere degli uomini. Tra le tante nobildonne, che tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, aprirono il loro salotto alla cultura letteraria, mi preme ricordare quello parigino di Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, nota con il nome di Madame de Staël, che fu essa stessa scrittrice e che contribuì allo svecchiamento della cultura letteraria italiana con la pubblicazione sulla «Biblioteca italiana» nel gennaio del 1816 dell’articolo Sulla maniera e utilità delle traduzioni, che suscitò un grande dibattito in Italia, tra classicisti e romantici. Io voglio additare questa signora di altri tempi a Tilde, affinché la scelga come suo nume tutelare e possa così continuare per i prossimi dieci anni con questi incontri, con il suo gruppo di “Letteratitudini”, per tenere accesa quella luce di cultura di cui la nostra provincia ha ancora tanto bisogno per rinascere e occupare quel ruolo che merita nella nostra cultura nazionale.

Castel Volturno  06.07.2019

Alfonso Caprio

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