La rubrica #RitroviAmoci: Cultura, Territorio e Tradizioni con Tania Parente e Lucia Petrella per parlare della “Comunità Incontro”

La rubrica #RitroviAmoci: Cultura, Territorio e Tradizioni, non si ferma e, sebbene in modo virtuale la giornalista Matilde Maisto di Cancello ed Arnone intervista la  Psicologa Tania Parente di Grazzanise con la gradita partecipazione della dottoressa Lucia Petrella.

L’argomento che andremo a trattare, non riguarderà il Coronavirus, stranissimo, visto il momento che stiamo vivendo, tuttavia noi vogliamo parlare di vita, di argomenti positivi, di fiducia, di cadute e di clamorose risalite. Vogliamo parlare della ”Comunità Incontro” che aiuta a costruire giorno dopo giorno un uomo nuovo, capace di non vergognarsi più dei propri errori.

La Comunità Incontro Onlus è un’organizzazione indipendente che agisce in aiuto di persone svantaggiate e bisognose: tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici ed emarginati. Mettendo al centro del programma la persona.

1.    In che modo? Chiediamo alla dottoressa Parente.

Accogliendo uomini e donne con problematiche dovute ad assunzioni di sostanze e con disturbi psichiatrici con un programma specifico in base al tipo di dipendenza. Inoltre, la Comunità Incontro, ospita anche persone che devono scontare misure di pena alternativa segnalati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Il nostro approccio si basa sull’ergoterapia, ovvero l’uso terapeutico del lavoro, quali la cura delle aree verdi, degli orti e degli animali. La gestione dell’officina, la pulizia degli ambienti e degli indumenti personali. Nel percorso riabilitativo si garantisce un supporto psicologico individuale o di gruppo.

2.    Quali sono gli obiettivi principali che si pone il servizio pedagogico-riabilitativo svolto dalla Comunità Incontro Onlus?

Il recupero dell’autonomia, il ripristino delle capacità di integrazione sociale, la socializzazione ed il miglioramento della vita relazionale dell’utente anche    attraverso la condivisione della vita comunitaria e/o lo svolgimento di un’attività lavorative. Per il raggiungimento di tali obiettivi l’equipe multidisciplinare della Comunità Incontro Onlus definisce piani pedagogico – riabilitativi individualizzati secondo la tipologia e la gravità dell’assistito, della durata da 18 a 24 mesi (e comunque non superiore ai 30 mesi).  L’accesso alla struttura avviene tramite contatto diretto o su richiesta del SERT di competenza territoriale. Al termine del programma o in caso di abbandono volontario da parte dell’utente, verrà inviata comunicazione di dimissioni sia al SERT di competenza che alla famiglia dell’utente. Inoltre, la Comunità Incontro svolge anche attività di prevenzione, organizzando campagne e iniziative di sensibilizzazione in tutta Italia. La stessa mission è condivisa anche dalle Comunità presenti all’estero.

3.    Ci può raccontare qualche  esempio riguardante “storie in cammino”?

Certamente, vi racconterò la storia di Francesco (ma potrebbe essere anche Mario, Elena ecc.). Sono Francesco – egli dice – ho 41 anni e ho desiderio di raccontare la mia storia a chi crede nella possibilità di una rinascita.
La mia è una storia che inizia nel buio, nella solitudine, nel dolore di un fallimento e si conclude con una nuova vita, viva, libera, luminosa, piena di amore, progetti, speranza e fede.
Dopo un’infanzia ed un’adolescenza serene, un evento molto doloroso (la morte di mio padre tra le mie braccia) mi ha lasciato un grande vuoto che ho tentato di colmare con lo sballo. Fuggivo dalle responsabilità e dalla realtà, per rifugiarmi in un mondo virtuale he ha cambiato il mio stile di vita, al punto da non più riconoscermi e da estraniarmi anche dai miei cari. Da quel momento, pur lavorando con costanza, ogni mia decisione e comportamento erano finalizzati alla fuga, allo sballo. L’unica difesa che credevo possibile, nel mio mondo chiuso ed egoista, era la trasgressione dalle regole e da una vita che mi aveva colpito, così credevo io, ingiustamente.
Questi sono gli anni bui, del mio cammino di autodistruzione, gli anni della disperazione, delle bugie, gli anni della coscienza imprigionata nella dipendenza, che mi impediva anche di gioire delle cose belle che ancora potevo vivere (sono stato un bravo giocatore di basket). Purtroppo quel Francesco aveva irrimediabilmente scelto di non vivere, di non amare, di essere senza futuro.
Poi è arrivata una speranza, il mio più grande amore, Manuela. La serenità di appartenere a qualcuno, di proteggere ed accudire la donna che ami, di progettare insieme il nostro futuro. Un futuro iniziato con una maternità dolorosamente interrotta, che però ha fortificato il nostro rapporto. Ho assaporato con lei la felicità di guardare semplicemente le stelle e fremere d’amore, di sentirmi vivo solo con una carezza, con un bacio, con l’emozione bella dei bambini.
Nella mia tragica spirale sono riuscito a calpestare e deludere anche questa grande speranza.
Così ho toccato il fondo, ed ho compreso quanto sia difficile uscire dalle grinfie di questa “strega” bugiarda che è la droga. Poi la vita, non contenta, come spesso accade, mi ha strappato anche l’amore di mia madre. Un giorno nella più nera disperazione, quando ho pensato anche alla morte, ho trovato dentro la forza e la dignità di chiedere aiuto. Ho ricevuto la risposta dalla Comunità Incontro e dal piccolo grandissimo uomo e sacerdote Don Pierino. Da quel momento inizia tutta un’altra storia.
Le prime esperienze e i primi tempi in Comunità sono stati difficili, pieni di paure, di solitudine, di malinconia e di dubbi sulla possibilità di ritrovare il vero Francesco e i suoi affetti più cari. Vivere insieme al mio Don in un ambiente pulito, sano, accettato con amore e mai giudicato, curato con tenerezza e determinazione, mi ha reso forte e convinto della mia scelta, della parola data di concludere il cammino dei 30 mesi. Senza dubbi ed esitazioni per ricostruire la dignità di uomo e di persona. La parola chiave della mia rieducazione è stata la fiducia. Fiducia in me stesso, in coloro a cui mi sono affidato, nel mio pieno recupero sociale e umano. Ogni giorno è stato vivo, positivo, coraggioso e con sacrificio ho superato le difficoltà che la realtà ti mostra. Di questo sono fiero ed orgoglioso, e sarei felice di condividere con altri mille, centomila Francesco, Angelo, Fabio, Luca questo orgoglio e questa fierezza.
Voglio salutarvi così:
“Ciao sono Francesco, ho solo 3 anni, sono con Manuela e con i miei cari, sto realizzando i miei progetti, ho voglia di vivere, e sono testimone semplice e libero, vivo e sorrido pensando a  come questa “valle della speranza”, ora anche casa mia, sia riuscita, grazie ai valori del fondatore Don Pierino, mai abbandonati dai coordinatori e dai responsabili (di cui ho fatto parte), a compiere il miracolo di ridare vita, vigore, luce ad una stella che si stava spegnendo.

Francesco

 

Ogni persona che entra, precisa la dottoressa Parente, quando arriva è perché ha perso il mondo e la Comunità aiuta a recuperare la speranza, la fiducia e la serenità. Se una persona vuole, la Comunità fornisce tutti gli strumenti per guardare dentro se stessi e ricominciare una nuova vita. Bisogna fare conto sull’accoglienza che è la più alta forma di ristoro, si può e si deve prendere da tutti, i primi tempi sono brutti, si vivono momenti tristi, ma pian, piano si viene a contatto con tante persone che, a volte, anche parlando loro per pochi minuti riescono a rimetterli in piedi,  fanno in modo che guardino il cielo e le stelle, li aiutano e danno loro la forza di rialzare la testa.

E’ un argomento molto interessante dottoressa, dice Matilde Maisto, sono rimasta assolutamente affascinata dal suo racconto, se anche lei è d’accordo, vorrei riprendere il discorso in un incontro successivo.

Ci salutiamo quindi con appuntamento a presto!

 

 

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