LADY D: MISTERO E DRAMMA

E’ da poco passata la mezzanotte quando un terribile incidente squarcia la calma di una sera parigina di fine estate. E’ il 31 agosto del 1997 e sotto il ponte dell’Alma, non lontano dalla Torre Eiffel, muoiono la principessa del Galles, Diana Spencer, ed il suo accompagnatore Dodi Al Fayed.

L’unico a salvarsi, in quella terribile notte, fu la guardia del corpo Trevor Rees-James. L’autista della Mercedes, Henri Paul – si verra’ a sapere soltanto dopo – era ubriaco. Anche lui, quella notte, trovo’ la morte.

Da allora, quelle ore furono scandagliate minuto per minuto, secondo per secondo, fotogramma per fotogramma. E proprio in pochi fotogrammi sono racchiusi gli ultimi momenti della vita di Lady D: un’anonima uscita da un hotel, insieme con Dodi Al Fayed, cercando di evitare gli occhi indiscreti dei paparazzi. Gli stessi occhi che – e’ l’ipotesi piu’ accreditata – segnarono la sua fine.

E’ questo l’ultimo ricordo della principessa piu’ discussa ma anche piu’ amata del Regno Unito. Fece parlare di se’ sempre, nel bene e nel male. Ed oggi, a dodici anni di distanza da quella “gelida” notte d’estate, quel ricordo e’ piu’ vivo che mai.

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Con Madre Teresa verso il cattolicesimo 

di Francesco Gerace

Difficile immaginare qualcosa di più lontano fra la vita di lady Diana e quella di Madre Teresa di Calcutta. Tanto brillante, mondana, aperta ai piaceri della vita e del lusso, era la bella principessa inglese, quanto schiva e dedita ai poveri con i quali ha condiviso l’intera sua esistenza, era la suorina di origine albanese dall’aspetto dimesso e quasi insignificante.

Eppure le due furono grandi amiche. Al loro legame, condito da numerosi incontri pubblici e privati, e da una forte sensibilità verso i poveri, sicuramente non fu estraneo anche il possibile desiderio di conversione al cattolicesimo da parte di Diana, benché mai ufficializzato. Le due si erano conosciute a Roma nel 1992, per iniziativa di Diana. La principessa era stata tempo prima a Calcutta, alla Casa dei poveri, ma la Madre in quei giorni era in ospedale. Andò a trovarla appena dimessa. Cominciò una sequenza di incontri, sempre molto festosi, e non tutti resi pubblici.

La Madre diventò la confidente della principessa dalla vita inquieta, tormentata da un matrimonio infelice e da mille dubbi religiosi, che passava da un amante all’altro e pregava di nascosto nelle chiese cattoliche e aveva una simpatia particolare per Santa Teresa di Lisieux. Madre Teresa era andata a trovarla a Londra, poi si erano riviste anche a New York. Il loro ultimo incontro nel giugno 1997 fu proprio a New York, nel quartiere del Bronx dove le missionarie della carità hanno una casa di accoglienza per i poveri della Grande Mela.

Lady Di si sentiva amata dalla piccola suorina, che l’ascoltava senza giudicarla, senza emettere sentenze sulle sue scelte di vita e sulle pesanti dicerie che accompagnavano ogni suo gesto. Madre Teresa non pronunciò una parola nemmeno quando Diana divorziò da Carlo nel 1996, e anzi si arrabbiò molto con un giornale inglese che le attribuì parole di approvazione per la scelta della principessa. La religiosa, quello che doveva dire l’aveva detto all’interessata. Quello che le due donne si dicevano in privato è destinato a restare un mistero, ma sono sicuramente significative le parole, tutt’altro che di circostanza, che Madre Teresa pronunciò quando morì la principessa: ‘Diana ha era una grande amica, amava i poveri ed era una buona madre’.

Poche parole per ricordare le generose donazioni con le quali Diana aveva sostenuto le opere di carità delle missionarie, la sensibilità con cui si poneva di fronte ai sofferenti e la premura nei confronti dei figli. Per Diana le missionarie della carità celebrarono una Messa di suffragio nella loro Casa generale a Calcutta. E così hanno fatto anche a Roma. Ma il legame fra quelle due donne così diverse è destinato a restare anche per altri due fatti simbolici: Diana fu sepolta in abito da sera, stringendo fra le mani una corona del rosario che Madre Teresa le aveva donato e la stessa Madre Teresa morì a Calcutta pochi giorni dopo.

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Icona glamour grazie a Versace

(di Patrizia Vacalebri)

La musa ispiratrice di Lady D fu fin da bambina Grace Kelly, la star di Hollywood che divenne principessa di Monaco e icona dell’eleganza femminile anni ’50. Ma la trasformazione di Diana Spencer in donna elegante e simbolo dello stile upper-class anni ’90 è avvenuta con l’incontro con Gianni Versace, che realizzò il primo abito per Lady Diana nel ’92, dopo la separazione dal principe Carlo. I passaggi che hanno visto trasformare la crisalide in farfalla sono avvenuti pero’ nel corso di un decennio. La diciannovenne Diana Spencer, promessa sposa di Carlo d’Inghilterra, era una giovane paffutella e impacciata, che amava lo stile british e gli stampati a fiorellini. Una delle foto del periodo la ritrae mentre lavora con i bimbi dell’asilo di Kindergarden di Pimlico, con una gonna trasparente che lascia intravedere due splendide gambe. Il 29 luglio 1981 Diana sposa il principe Carlo nella cattedrale di Saint Paul con una cerimonia da fiaba trasmessa in mondovisione. L’abito da sposa, realizzato da David ed Elizabeth Emanuel incarna perfettamente la figura di Cenerentola. Il giorno dopo, lo stesso modello fu richiesto da migliaia di spose. L’abito era di taffettà di seta, color avorio, con merletti, fili di madreperle e perle. La maestosa gonna poggiava su una crinolina farcita con decine di sottane di tulle. La scollatura era circondata da volants di pizzo antico; le maniche gonfie e il velo di seta trasparente tempestato di paillettes di madreperla sovrastava uno strascico di otto metri, in taffettà bordato di pizzo. Dopo la nascita del secondogenito Henry, Diana cade in depressione preda di anoressia e bulimia anche a causa dei problemi ormai evidenti con Carlo che la tradisce con Camilla. In questo periodo lo stile di Diana è fedele a quello della Royal Family. Ma cappellini, perle e rouches la fanno sembrare una vecchia zia. Diana supera il periodo buio tra le braccia del maggiore James Hewitt che le fa tornare il sorriso e la voglia di vestire alla moda. Nel ’92 comincia il rapporto con Versace che la trasforma in icona delle fashion-victims anni ’90, come Grace Kelly lo era stata negli anni ’50 interpretando lo stile wasp americano con la sua bellezza. Fino a quel momento Diana aveva indossato abiti di stilisti londinesi come Oldfield, Victor Edelstein, Sassoon, Zandra Rodhes e Katherin Walker. Il gusto di Lady D si affina: ai piedi calza scarpe di Jimmy Choo e alle prime veste di rosso e royal blu. Infine si innamora dello stile Versace fino a diventarne la piu’ importante testimonial. Lo stilista calabrese le era stato suggerito da Ann Harvey, vicedirettrice di Vogue Inghilterra, una delle esperte che cura l’immagine della principessa. Gianni Versace in seguito invierà le sue collezione a Kensington Palace, residenza della principessa. La maison in via del Gesù ha un manichino con le sue misure. A Londra la premiere Franca Biagini e due sarte le pennellano gli abiti addosso. Versace dedicò a Lady Diana la borsa con la medusa, simbolo della maison. Anche Dior e Della Valle hanno realizzato due borse dedicate a Lady Diana.

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