Laudomia Bonanni, tra memoria e futuro. Il racconto di 60 anni di cultura con la scrittrice che usò la penna come un sasso.

L’AQUILA – “Aggredisce mostri la ragazza di Aquila”, scrisse Eugenio Montale quando gli «Amici della domenica» portarono al Premio Strega, allora agli inizi, una donna che si chiamava Laudomia Bonanni, ma che essi non sapevano che fosse una donna, per due  racconti inediti, poi raccolti sotto il titolo “Il fosso” e “Il Mostro”. L’anno seguente, nel 1949, Mondadori pubblicò il libro definitivo “Il fosso” con l’aggiunta di altri due racconti, “Messa funebre” e “Seme”. Montale voleva sottolineare di quei racconti la complessità “tale che uno scrittore dell’Ottocento ne avrebbe tratto romanzi, e la carica aggressiva, la scrittura piena di pungoli”. Così sulla Stampa del 30 giugno 1979 scriveva Giulia Massari. Con “Il bambino di pietra” quell’anno era entrata nella  cinquina dello Strega. “Penso che non vincerò — disse la scrittrice —, le donne arrivano sempre seconde”. Vinse  Primo Levi  con “La chiave a stella”, editore Einaudi. Lunghi silenzi per scelta, ma anche ingiusti silenzi subiti per anni. «Sono un’abruzzese schiva e selvatica — diceva di sé —. Quando è cominciata la industrializzazione della letteratura, mi sono un po’ distaccata dal mondo letterario. Poi mi è tornato il desiderio, il bisogno di pubblicare».

In questi ultimi anni c’è stata la riscoperta dell’opera bonanniana. E questo lo si deve all’Associazione Internazionale di Cultura Laudomia Bonanni, nata per ”la diffusione, la conoscenza e la traduzione delle opere della scrittrice”. Un lodevole lavoro che in questi giorni si è  arricchito di ulteriori elementi di conoscenza e valutazione  con la pubblicazione di un volume di ben 392 pagine “Laudomia Bonanni tra memoria e futuro” realizzato da Gianfranco Giustizieri, il  più autorevole  studioso della Bonanni. E’  questo il terzo libro che Giustizieri scrive su Laudomia. I due precedenti sono:  “Io che ero una donna di domani. In viaggio tra gli scritti di Laudomia Bonanni” e “Laudomia. Scrittrice senza tempo”.

Un viaggio della memoria iniziato il 6 settembre 2005 con la nascita dell’Associazione. Merito di Gianfranco  Giustizieri, Gianfranco Colacito, Giuliano Tomassi e Pietro Zullino ”quattro amici accomunati dal desiderio di testimoniare il passato con il recupero di un patrimonio culturale che rischiava di perdersi e legati al nome e all’opera di Laudomia Bonanni”. Tante iniziative culturali realizzate positivamente. L’ultima, in ordine di tempo, la pubblicazione del libro ”Tra memoria e futuro”, che  verrà presentato a L’Aquila martedì 21 ottobre, alle 17:30, nell’Auditorium Elio Sericchi della BPR. Spiega Giustizieri: ”È un titolo che nasconde un dono per la città dell’Aquila: un frammento della sua storia e del suo glorioso passato, per non dimenticare una delle figlie illustri che questo territorio ha generato”.

Quali criteri ha seguito nella stesura di questo prezioso ritratto letterario della Bonanni?

Il libro dispiega, attraverso le sue pagine, la vicenda umana e letteraria di Laudomia Bonanni dai primi anni del ‘900 ai giorni nostri secondo la “narrazione” dei più grandi scrittori e critici letterari. Dall’itinerario complessivo si ricavano due insegnamenti: il valore della memoria e la capacità del suo utilizzo per traguardi culturali e civici dalle radici lontane. Poi, nello specifico, la possibilità di capire come la Bonanni ha saputo leggere i fenomeni sociali del suo tempo, farne letteratura e proiettarli nel futuro con aperture che ancora hanno difficoltà ad imporsi. Fra tutte mi viene alla mente il ruolo della donna nella famiglia e nella società di oggi.
Ci sono testimonianze molto autorevoli, da Eugenio Montale a Carlo Bo, da Geno Pampaloni a Goffredo Bellonci e anche degli abruzzesi Eraldo Miscia e Giovanni Titta Rosa. Quale è l’immagine preminente che viene fuori dai loro scritti su Laudomia?

Una grande scrittrice, una delle maggiori del nostro ‘900 letterario.

Per capire meglio Laudomia e trasmettere il suo pensiero alle generazioni del nuovo Millennio, lei ha  dovuto compiere un lungo percorso culturale  mai esplorato prima di adesso.

Ho voluto esaminare tutti gli scritti usciti con testi editoriali (non dimentichiamo che c’è una scrittura corposa dispersa in mille rivoli) dal 1927 al 2013 (per l’opera postuma). Ho letto quasi mille recensioni, dai giornali più quotati, ai fogli locali più dispersi. In questa ricerca c’è stata la scoperta entusiasmante di scritti provenienti da nazioni di cui si ignorava l’esistenza e del coinvolgimento del regista Luciano Paesani che, unico, riuscì a portare sui palcoscenici teatrali un racconto della Bonanni con artisti del calibro di Ludovica Modugno e di Gigi Angelillo.

La migliore conoscenza di Laudomia Bonanni quanto sarà utile ai giovani di oggi?

Sono certo che li aiuterà molto. Offre preziose opportunità di riflessione. La capacità di andare oltre l’effimero, di approfondire le conoscenze dei mutamenti sociali, di andare oltre le convenzioni radicate nel tempo, di essere ribelli dai giusti occhi, di comprendere i guasti storici prodotti da una società reazionaria, di essere sempre e dovunque contro la guerra.

Scavando come un archeologo nel passato sepolto dall’assurdo, lungo  e ripetuto oblio, quali sono state  le  scoperte ed anche le sorprese più belle?

Trovare racconti della Bonanni su lontanissime riviste. Mi riferisco agli anni ’30 e ’40, che ormai fanno parte del mercato dell’antiquariato. Racconti che, a ben leggere, sono gli incipit di futuri romanzi. La rivista “I Diritti della scuola” pubblicò il 29 novembre 1936 il racconto I visi d’Aurora. Nello stesso anno l’Organizzazione Nazionale Balilla di Milano pubblicò il racconto La schiavitù dell’amore. Entrambi costituirono parte integrante del romanzo per ragazzi Men. Avventura al Nuovo Fiore per le edizioni Bompiani nel 1939. Tutti i racconti del libro Città del tabacco (1977) erano già usciti su riviste e quotidiani. Il primo Sezione corrigendi che nel libro porta il titolo Porte chiuse era uscito nel 1940 e così per molti altri libri. Racconti “rari” li troviamo nella rivista Costellazioni, pubblicata a Milano negli anni ’40 e ’50; su “L’approdo letterario” dell’ ERI negli anni ’60; sempre negli anni ’60 sulla rivista enogastronomica Romani a tavola diretta da Luigi Volpicelli .

Una mole davvero notevole di documenti alla base di un volume realizzato con grande scrupolo ed estrema competenza. La cultura della conoscenza. Nelle 392 pagine, rilevante anche il materiale fotografico reperito tra non poche difficoltà. Dalle foto  a colori con  le copertine di tutti i libri della Bonanni, alle foto in bianco e nero, molte inedited, che raccontano  momenti significativi  della vita della scrittrice. Giustizieri ha scoperto molti aspetti sottovalutati di Laudomia Bonanni. E li ricorda. ”L’interesse di fogli e riviste locali, anche molto lontani dai territori più direttamente interessati, sui vari aspetti della scrittura della Bonanni con paralleli sociali di vita esistenti nell’Italia del dopoguerra, ad esempio tra la Calabria e l’Abruzzo. Ricordo che la Bonanni tenne diversi incontri su Corrado Alvaro anche nella città dell’Aquila”.

Non sono mancate le stroncature e lei con molta onestà intellettuale le ha riportate nel libro destinato ad avere un ruolo fondamentale nella comprensione del mondo di Laudomia. Quali sono stati i critici più cattivi?

Ne ricordo soprattutto due che emergono per un’acredine di fondo. La  prima, in occasione del premio opera prima «Bagutta» per “Il fosso”, con lo pseudonimo Giulia Sofia su «L’Europeo» di Milano del 26 febbraio 1950 scrisse: «…non ho capito perché hanno premiato un’opera pubblica importante per la malaria…». L’’altra  di  Sergio Saviane,  che su «Cronache» di Roma il 7 dicembre 1954, a proposito di “Palma e sorelle”, sentenziò: «…Con tutto il rispetto che abbiamo per l’editore Casini è difficile, credo, perdonargli di aver pubblicato un tal mucchio di parole e parentesi, che rischiano di diventare, oltre che inutili e ridicole, addirittura nocive…». Bisogna tuttavia ammettere che  molte osservazioni venute da  critici famosi non sono da sottovalutare: provincialismo diffuso nelle prime opere  (Emilio Cecchi),  impianti romanzeschi freudiani nelle ultime (Claudio Marabini).

E Laudomia come reagì?

Sdegno assoluto in alcune lettere agli amici nel caso degli “assalti” personalistici, serenità con i critici intelligenti, cessazione di ogni forma di scrittura quando nel 1982 capì il mutamento di gusti e le difficoltà poste dal suo editore Bompiani.

In conclusione, qual è la più grande lezione che ci viene da Laudomia  dopo aver letto questo libro?

Una scrittrice che non si adeguò mai alle mode letterarie, anticipò molte e importanti tematiche sociali, usò la penna come un sasso.

Proprio così, anticipatrice e senza condizionamenti. Libera. Forte. Chiara. Basta rileggere quanto affermava nel 1979 a proposito della crisi della famiglia: ”Si salva la coppia. Si salva perché l’individuo da solo non ce la fa, o ci riesce soltanto se le sue risorse sono grandi: allora, ecco, si rende necessario il contatto con un altro individuo singolo, ma non per forza si deve trattare di uomo e donna, “la coppia” possono essere donna e donna, uomo e uomo”. Un tema oggi di grande attualità in Italia, con roventi polemiche. Laudomia guardava lontano ,tanto lontano!

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CHI E’ L’AUTORE DEL LIBRO
Gianfranco Giustizieri, nato a L’Aquila nel 1946, ha svolto la sua attività lavorativa nella scuola. Ha avuto diversi incarichi istituzionali, con interessi nell’area amministrativa, umanistica e pedagogica. Studioso della cultura letteraria italiana, specializzato nelle Riviste della prima metà del ‘900, da “Leonardo” a “Primato”, con relativo insegnamento universitario come cultore della materia, è autore di  varie pubblicazioni. Attualmente dedica gran parte del suo  lavoro alla riscoperta di una delle più importanti rappresentanti della letteratura del Novecento, Laudomia Bonanni, di cui ha costituito l’archivio.

Gianfranco Giustizieri -“LAUDOMIA BONANNI ,TRA MEMORIA E FUTURO”- Itinerari di lettura nelle pagine della critica letteraria.Con una testimonianza di Luciano Paesani e il copione dell’adattamento teatrale del racconto “Città del Tabacco” (Ed. Carabba. 392 pagine. Euro 20) Presentazione ufficiale martedì 21 ottobre, ore 17,30 – L’Aquila, Auditorium Elio Sericchi della BPER. Interverranno: Liliana Biondi, docente Università degli Studi dell’Aquila – Walter Capezzali, presidente della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi – Maria Rosaria La Morgia, giornalista Rai Tgr Abruzzo – Luciano Paesani, autore teatrale e regista – Lucilla Sergiacomo, storica della letteratura italiana. Letture: Tiziana Gioia e Sergio Marziani.

Domenico Logozzo

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