Le Kassandre, da 15 anni…libere di essere!

La nostra associazione è nata nel 2004 dal desiderio di un gruppo di donne provenienti da generazioni ed esperienze diverse di coniugare l’impegno professionale con le tematiche del sociale.

Così abbiamo iniziato ad incontrarci creando uno spazio politico che è diventato in breve tempo un punto di riferimento per le donne di Ponticelli e non solo. Negli anni abbiamo portato avanti molti progetti che rientrassero tutti nell’obiettivo di realizzare un laboratorio permanente, sociale ed interculturale, che offrisse servizi alle donne, in particolare a quelle della zona Est di Napoli.

Il confronto e la collaborazione tra noi, quindi “a partire da noi”, ma soprattutto con le donne che incontriamo e con le altre realtà associative del territorio cittadino è il perno centrale della nostra attività, che ha consentito la costruzione di una rete sempre più fitta di legami.

Tra le tante realtà che abbiamo incrociato durante il nostro cammino ricordiamo: il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Arci Movie, Terra di Confine, Libera contro le mafie, Associazione Casa del Popolo di Ponticelli, Cidis Onlus, PMI Consulting Coop., Ass Maestri di Strada Onlus, Fondazione Banco di Napoli, Fondazione con il Sud, Chieda Valdese, Casa Mia Nitti, Coop Dedalus, Coop Nea, Impresa Sociale Less, Arcimovie, Arci Gay, I-Ken, Arci Donna, Associazione Dream-team, Associazione Maddalena, Cooperativa Be Free, Gesac, Big Bang Proudction, associazione Sottencopp, Consorzio Terzo Settore, PartecipArte teatro dell’oppresso, oltre agli enti locali, le scuole, le assistenti sociali, le forze dell’ordine della zona est di Napoli e non solo.

Frequenti e costanti sono stati i momenti di riflessione e dibattito tra di noi e con le altre associazioni sensibili al tema del genere e della violenza, anche a livello nazionale: Se Non Ora Quando, Filomena, NonUnaDiMeno, Casa Internazionale delle donne.  Siamo infatti rientrate in varie reti formali: le Bacheche Rosa di Napoli e Provincia; nel progetto Casa delle donne a Napoli; nella “Banca Del Progetto Socio-Educativo”; nella Consulta Delle Associazioni della VI municipalità. Inoltre l’Associazione fa parte della Rete Delle Associazioni Della Campania Contro La Violenza Sulle Donne promossa dalla Consulta Regionale Femminile della Campania, e, soprattutto, nella Rete Interistituzionale Antiviolenza del Comune di Napoli da Gennaio 2010 ed in quella Nazionale Dei Centri Antiviolenza (1522).

Dal 2010 siamo entrate nella rete del 1522 e il nostro impegno si è sempre più concentrato nel contrasto della violenza contro le donne.

Le azioni di lotta alla violenza si continuano a muovere su due livelli: quello diretto attraverso lo sportello antiviolenza (attivo dal 2005) e quello indiretto, attraverso le azioni di promozione e sensibilizzazione territoriale sul tema della violenza e delle pari opportunità in collaborazione con scuole, università ed istituzioni (progetti in ambito scolastico, organizzazione di eventi culturali e convegni, formazione sul tema della violenza di genere).

Nell’ultimo anno il nostro lavoro si è sempre più incentrato sulla creazione di possibilità concrete da offrire alle donne per fuoriuscire dalla violenza attraverso la valorizzazione delle loro abilità (progetto Demetra, Strategie Conciliazione vita-lavoro), e, contemporaneamente, sulla possibilità di adattare le metodologie di contrasto alla violenza alle esigenze e ai bisogni delle donne rifugiate e richiedenti asilo (Progetto Mia). Infine abbiamo, finalmente, avuto l’opportunità, dopo tanti anni di lavoro sul territorio, di gestire il Centro Antiviolenza del Comune di Napoli della nostra Municipalità.

Tanta strada abbiamo percorso fino ad oggi e moltissime sono le donne incontrate che attraverso i loro occhi e le loro storie di vita ci hanno indicato la direzione. Ma sappiamo che tanto altro cammino ci resta ancora da fare.

Per tutte queste ragioni e per tante altre, di cui avremo modo di raccontarvi da vicino, vorremmo festeggiare con chi ha condiviso con noi parte di questo percorso.

Vi aspettiamo domenica 14 luglio nella Casa del Popolo di Ponticelli a partire dalle 19.00, per una serata di festa e di musica.

Festeggeranno con noi la Banda Basaglia, Ciro&Marta Riccardi  (Trumpet & Bassguitar)

L’ingresso è libero così come il contributo che, se vorrete, potrete donare all’associazione.

Del resto, come il nostro motto dice: “siamo libere di essere!”

INTERVISTA:

Elisabetta Riccardi, presidente dell’associazione Le Kassandre

Le Kassandre compie 15 anni: una realtà ormai riconosciuta nel territorio napoletano, eppure spesso  le associazioni non riescono a svolgere il loro compito essenziale di aiuto là dove mancano i finanziamenti. Voi come avete fatto in tutti questi anni?

In questi 15 anni, abbiamo sempre pensato di esserci anche al di là dei finanziamenti. La nostra presenza sul territorio di Ponticelli ha rappresentato, e rappresenta, anche un presidio politico simbolico: l’essere uno sportello contro la violenza in un luogo dove c’è molta violenza, delinquenza, camorra è fondamentale soprattutto perché pensiamo che il cambiamento possa avvenire proprio a partire dalle donne. Per fortuna negli ultimi anni abbiamo avuto il sostegno dell’8 x mille della Chiesa Valdese. Poi quest’anno, in partenariato con altre realtà, abbiamo vinto la gara per l’affidamento dei Centri Antiviolenza del Comune di Napoli ed abbiamo, finalmente, avuto l’opportunità di gestire il CAV della nostra Municipalità, dove, di fatto, operiamo da 15 anni: è stato il primo vero finanziamento pubblico, se si esclude quello per il Centro Antiviolenza dell’Ambito territoriale n. 24 (Volla) che abbiamo gestito per qualche mese.
Una delle maggiori criticità legate alla frammentarietà ed alla durata limitata dei finanziamenti, è che non sempre abbiamo la possibilità di fare una presa in carico gratuita per un lungo periodo. L’escamotage che usiamo, è quello di effettuare il passaggio tra le varie consulenze, così da consentire la presa in carico per diversi mesi in modo continuativo, nel momento clou della fuoriuscita dalla violenza, in cui la donna ha più bisogno di sentirsi seguita. Ma intraprendere un percorso psicologico più duraturo è, poi, una scelta discrezionale della donna.

Di certo la forza dell’associazione, l’elemento che ci ha fatto resistere così a lungo, è la professionalità di tutte le operatrici coinvolte, che hanno dato il loro apporto, anche volontario, per tanto tempo. In più, ed è un aspetto a cui teniamo particolarmente, la metodologia, ormai consolidata, che caratterizza il nostro operato, in cui percorso legale e percorso psicologico vanno di pari passo nella direzione della promozione dell’emancipazione della donna e quindi della fuoriuscita dalla violenza.

Che tipo di istanze portano le donne che si rivolgono alle Kassandre?

Le donne che arrivano da noi hanno un vissuto di perdita, perché l’esperienza della violenza mette di fronte, da un lato, alla sintomatologia post traumatica: dal disorientamento, alla vergogna, al ricordo del dolore vissuto, all’imbarazzo di essere stata all’interno di questo tipo di relazione; dall’altro, c’è il dover affrontare un lutto per la perdita di una relazione che, per certi versi, ha rappresentato un sogno cui si è obbligate a rinunciare. Quindi un lutto che, più che per la perdita della persona, è per una parte di se e per l’idea dell’amore che si era costruita, con tutto il senso di fallimento che questo comporta.

A questi vissuti, si aggiungono poi le istanze relative alla messa in protezione, all’inserimento lavorativo ed alle problematiche legate all’area legale, da quelle relative alla genitorialità, a quelle economiche, a quelle relative alla denuncia ed alle misure cautelari, che vanno affrontate in sede civile e penale, per assicurare alla donna protezione e riconoscimento ed attuazione di tutti i diritti che la violenza le ha negato.

Il rischio che si corre nell’intervento sulla violenza, è quello di applicare standard ripetuti perché spesso le storie delle donne sono simili: la nostra attenzione, invece, è sempre rivolta all’originalità della persona che abbiamo di fronte, perché riteniamo che quello sia l’elemento creativo vitale. La metafora che spesso utilizzo per spiegare il nostro metodo è quella del lavoro di una sarta, che cuce un abito addosso ed insieme alla donna, tenendo conto dell’esperienza individuale, di ciò che lei porta come vissuto e come fase della sua vita.

Come vengono prese in carico le donne che si rivolgono allo sportello?

L’idea è che la donna sia accolta da un gruppo di donne. Il nostro approccio guarda alla relazione con le donne, a partire dall’incontro e dalla discussione tra noi operatrici e con le utenti, e all’analisi della domanda. Come associazione ci muoviamo su stadi di intervento, il lavoro di gruppo è utile proprio ad unire questi interventi e a non parcellizzare. Dall’accoglienza, alla consulenza legale, alla presa in carico psicologica individuale, ai gruppi di sostegno, alla consulenza a minori vittime di violenza assistita, fino all’orientamento al lavoro, sono tutti step che strutturiamo insieme, in base alla fase che la donna sta vivendo ed alle sue esigenze in quel momento. Se, ad esempio, una donna di Ponticelli ha una problematica economica che va ad incidere sulla difficoltà di uscire dalla violenza, è chiaro che insieme cercheremo di accrescerne l’autonomia, lavorando sulle sue risorse. Se c’è una difficoltà di distacco dalla relazione perché non c’è un adeguato supporto sociale, cerchiamo di articolare l’intervento su questo aspetto. Ciò può avvenire solo se si cala l’intervento nell’esperienza e nel rispetto dell’individualità della donna accolta, proprio per questo anche la denuncia non è una conditio sine qua non né l’obiettivo principale della consulenza legale, ma solo parte eventuale di un intervento complesso, che mira al recupero dell’autonomia della donna.

C’è una storia che le è rimasta più impressa di altre?

Tante. Ma se devo citarne una, mi viene in mente il caso emblematico di una donna che aveva subito vari tipi di violenze dal marito, tra cui sessuali poiché veniva esposta tramite internet a scambi di immagini etc. Presentava una sintomatologia grave: anoressia e disagi depressivi acuti. Aveva dei figli, ma non aveva un contesto familiare che facilitava la fuoriuscita perché non era supportata, anzi era anche stata maltrattata dalla sua famiglia d’origine e questo è un elemento che ricorre spesso e determina la mancanza di autostima e quindi l’incapacità di volersi bene. Aveva immaginato l’incontro con il compagno come una fuoriuscita dal contesto d’origine e invece si era rivelata una vera e propria prigione. In più la relazione subiva l’influsso della forte componente religiosa della famiglia dell’uomo- che cozzava con la violenza fisica e sessuale- e che si esplicava con elementi di costrizione. Ma nonostante questo contesto multiproblematico lei è stata molto coraggiosa: attraverso lo sportello e il lavoro individuale psicoterapeutico a lungo termine, il supporto legale e il lavoro di gruppo e il confronto con altre donne è ha vissuto una vera e propria rinascita. Lei per fortuna già lavorava, ma la maggiore stima di sé ha facilitato anche il miglioramento dei rapporti lavorativi. Alla fine la donna ha ritrovato anche una dimensione sentimentale incontrando una persona nuova: là dove spesso la violenza subita alimenta una chiusura e un odio verso il maschile in questo caso c’è stata la possibilità di ripristinare l’affettività. L’incontro con una persona in qualche modo danneggiata sul piano fisico ha fatto sì che la relazione si costruisse sul piano delle difficoltà vissute. I figli sono stati gestiti anche grazie all’accompagnamento all’iter giudiziario che risulta pesante per la donna da gestire insieme alla fase post traumatica. Questa è una bella storia anche perché la donna ha avuto il coraggio di raccontarla ad altre donne e quindi da fare da testimone per altri percorsi di rinascita.

Ci sono nuovi ambiti di intervento?

Stiamo cercando di sviluppare progetti sull’imprenditoria femminile: dal progetto “Strategie per la conciliazione vita-lavoro”, finanziato dalla Regione Campania, attraverso l’avviso Accordi Territoriali di Genere, che ci vedrà impegnate per tutto il 2020, nel territorio del Comune di Ercolano, al progetto Demetra, che prevede la realizzazione di un’eco-sartoria insieme all’associazione Re Mida, grazie al sostegno dell’ente aereoportuale Gesac. Crediamo molto che le donne, attraverso la collaborazione e la condivisione per il raggiungimento di obiettivi comuni, possano conquistare la loro autonomia e creare di qualcosa di proprio. Un’altra novità con cui ci stiamo confrontando, insieme al CIDIS e al Dipartimento di Scienze Relazionali dell’Università Federico II di Napoli, è il progetto Mia, rivolto a donne, rifugiate e richiedenti asilo, vittime di violenza e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri: questo progetto rappresenta una sfida, perché quello della violenza sulle donne migranti è un tema affrontato da poco, che richiede modalità di intervento specifiche e diverse da quelle messe in campo per le donne già appartenenti al nostro stesso contesto.

Info: http://www.lekassandre.com/

 

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