Lettera aperta ad Aldo Magliocca, sindaco di Pignataro e Presidente Provincia di Caserta

Caro sindaco,

oggi su Il Mattino viene riportata con risalto la notizia dell’ennesimo scandalo, che si riferisce ad uno dei gioielli della nostra tradizione storica e sociale. ci riferiamo al Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana di Pignataro M.re, che ora si trova in condizioni pietose di abbandono e di degrado. Ignorato e negletto sia dalle istituzioni che dai cittadini. Come è avvenuto negli anni recenti è necessario uno scatto di orgoglio da parte della comunità locale e provinciale per ridare dignità e splendore ad un monumento che venne inaugurato nel 1996, grazie ad alcuni studiosi e volontari come Bartolo Fiorillo ed Antonio Martone. Bisogna evitare che si compia un “declino forse irreversibile”, come amaramente commenta il cronista.

Eppure si tratta di un modello originale di recupero e conservazione della memoria storica e produttiva delle nostre terre, anche a fini educativi per le nuove generazioni e per le scuole. Infatti, questo Museo ospita una raccolta di oltre 280 pezzi che illustrano la vita contadina, della zona di Pignataro nei diversi aspetti del lavoro dei campi e della vita domestica. Il  museo è ospitato nello storico Palazzo Santagata in via Partignano ed è composto da tre grandi sale per un  totale  di  120mq.  Nelle  sale  sono  presenti  vetrinette,  attrezzi  agricoli  e  strumenti  artigiani,  ma  anche strumenti musicali e scientifici. Si possono ammirare tra gli altri: l’aratro, il giogo per i buoi, l’erpice, la frosola, la forca, i crivelli, il correggiato, lo staio, il tomolo, la mezzetta, la mecenola (per maciullare la canapa), il bindolo, e poi vecchi strumenti d’uso domestico: il lume a petrolio, il tripode, la langella, la mesella,  la  scannella  del  sellaio,  il  trapano  dello stagnino,  il  telaio,  la  lanterna  delle  carrozze  e la stadera;  c’è  perfino  una  sezione  di  carattere  religioso,  con  reperti  provenienti  dalla  vecchia  chiesa di Partignano: la balaustra  (1880), la campana, l’incensiere, l’acquasantiera, lo stampaostie, il mortaio per i fuochi ed il bastone del priore di San Vito.

Fino a qualche fa Il Museo organizzava convegni di studio, conferenze, ricerche sui vari aspetti della civiltà del mondo contadino e artigiano. Inoltre inoltre, pubblicava un calendario artistico che, ogni anno, illustra aspetti della civiltà del mondo contadino e artigiano; un periodico di studi sulla civiltà preindustriale; cartoline illustrate anche per uso postale; organizzava visite a musei italiani con gemellaggi; sensibilizzava Enti pubblici e privati cittadini per il ripristino e la conservazione di complessi e di elementi che documentino aspetti di storia contadina e artigiana anche fuori dal museo. Ora tutto questo non esiste più. Una desolazione!

Ricordo che qualche anno fa la Provincia organizzò un censimento ed un evento in merito ai musei di interesse locale (curato dalla prof.sa J. Capriglione). In Terra di Lavoro ne esistono oltre 30 (con altrettanti castelli antichi). Molti di questi siti monumentali sono chiusi al pubblico, inaccessibili o in condizioni di degrado, ignorati da tutti. Ed è anche per queste criticità che come rete delle Piazze del Sapere abbiamo deciso di organizzare un convegno all’inizio del mese di febbraio sul tema: “Il ruolo dei musei territoriali per lo sviluppo locale”. Chiederemo il contributo di esperti, a partire dalla Regione e dal MIBACT. Coinvolgeremo anche le competenze dell’Università, dal Dilbec alla Biblioteca del Dipartimento di Architettura. In quella sede faremo emergere anche alcune testimonianze di buone pratiche che in questi anni si sono avviate, grazie anche all’apporto delle associazioni del terzo settore. Come quelle del Museo Campano di Capua, dei siti archeologici di Capua Antica, di Calatia, di Mondragone e di Teano Sidicino.

Pasquale Iorio    – Le Piazze del Sapere                                                  Caserta, 31 dicembre 2018

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