Lettera aperta al responsabile del Presidio Ospedaliero di S Felice a Cancello del prof. Michele Vigliotti, Rettore del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni

Una malaccorta gestione e le strettoie burocratiche sono capaci di attentare anche alle “isole felici” della sanità nostrana.
Ebbi a lodare, qualche mese fa, il reparto di nefrologia di San Felice a Cancello, presidio ospedaliero ove, tri settimanalmente ho la dialisi. E non ho da aggiungere molto a quelle lodi per il personale tutto del reparto, medici, infermieri e inservienti, professionali,umani,competenti. Ma qualcosa comincia a non funzionare più, al piano superiore, quello delle scelte di personale, locali, materiale.
Cominciamo dal personale: i pazienti nefropatici sono ventotto,più o meno.
I medici che lavorano al reparto sono tre, un responsabile, incaricato di coordinamento e due specialisti nefrologi; e già qui non ci siamo, perché quando per le evenienze più normali qualcuno di loro si assenta, ci sono tours de force per gli altri due.
Stesso discorso per gli infermieri, solo sei sono gli infermieri, più un caposala incaricato: e anche qui sono guai quando qualcuno di loro è assente per i motivi più vari. È chiaro che per non mandare in stress gli infermieri, ne servirebbero almeno altri due-tre. E credo che se si andasse a guardare trai non pochi imboscati in compiti di ufficio, di infermieri ce ne sarebbero, e come!
La litania che il direttore sanitario del P. O. dott. Taddeo ripete, è che non ha personale disponibile, che i tagli alla sanità sono tanti e sono intollerabili e via discorrendo. Ma i capi devono inventarsi qualcosa!
Non parliamo poi del materiale: hanno ridotto ad una sola le fasce con cui si avvolge, a fine dialisi, il braccio con la fistola, col risultato che, non di rado, nonostante l’estrema cura degli infermieri, si hanno perdite ematiche.
Coi reni meccanici poi, bisogna dire che le macchine sono arretrate almeno di una-due generazioni: aggiustate, rattoppate, rimesse a nuovo, procedono spesso a singhiozzo.
L’impressione di molti, operatori e pazienti, è che si voglia mettere in difficoltà il centro pubblico di nefrologia, con conseguente emigrazione verso gli accoglienti centri privati convenzionati, i quali d’altro canto già presentano comodità non di poco conto, come il trasporto andata e ritorno del paziente che invece il servizio pubblico non assicura.
Non sono esperto e non voglio entrare nei particolari di medicinale, filtri e tubicini vari.
È comunque un peccato che, alla competenza e alla abnegazione del personale tutto, non corrisponda una disponibilità diversa della direzione sanitaria.
E mi rivolgo anche al mio amico il sindaco di San Felice a Cancello de Lucia: “Sindaco, ti hanno rubato un ospedale che era l’orgoglio di Valle di Suessola; sono rimasti pochi reparti e validissimi (ho avuto occasione di sperimentare anche la professionalità del dott. Colantuoni, gastroenterologo). Non ce li facciamo sfuggire, caro Pasquale: oggi hai un potere contrattuale grande, come vicepresidente della Provincia. Per favore arresta l’emorragia verso Marcianise, non ne possiamo più: il pubblico, per molti di noi è sempre da preferire al miglior privato!”.

Ufficio Stampa

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