“Lo specchio di Adriano” di e con Arnolfo Petri, dal 6 all’8 febbraio al Teatro Il Primo

L’era del nulla…
Questa oscena barbarie che ci travolge tutti, figlia di questi tempi oscuri, evangelizzatrice del calpestamento di ideali, messia in terra del trasformismo più sporco e bieco, mai e poi mai credevo potesse lambire il principio sacrosanto della parola, intesa come atto creativo.
Ed invece, mio malgrado, debbo ricredermi…
Atti vandalici, “braccio armato” di una generazione che del vuoto storico in cui è cresciuta anziché trarne stimolo per una rivolta interiore se ne nutre famelica come metastasi impazzita, hanno colpito al cuore la mia attività artistica.
E’ per questo che il mio progetto artistico “SULL’AMORE E SUL DOLORE” , apice teoretico del mio “Teatro dell’anima”, creazione che ha impegnato attivamente oltre un anno della mia vita professionale, tra ideazione, scrittura scenica e progettazione, NON POTRA’ ANDARE IN SCENA.
Dinanzi al fuoco, stavolta non di kalashnikov come a Parigi, ma della disonestà intellettuale (atto di sicuro meno cruento, ma non dissimile nel suo orrore) un artista può solo affidarsi all’unica arma che possiede: la parola. E denunciare.
Denunciare pubblicamente questo “pochismo” intellettuale che ormai pervade come la peste anche il mondo dell’arte. Mettere all’indice questo “paraculismo militante”, trasformista e mistificatore, figlio di generazioni di reality e che oramai osa allungare le sue sinistre ombre anche sulla potenza rivoluzionaria di un atto creativo.
“Abbiamo bisogno di artisti che sappiano sporcarsi le mani”, diceva Camus.
Relegare nel nulla che li ha generati questi “parassiti dell’anima” è UN ATTO DOVUTO, ETICO, POLITICO. L’unico luogo che tali “vandali delle idee” meritano è l’oblio….

Arnolfo Petri

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