“Luci nel buio, testimoni della nonviolenza nel ‘900:Danilo Dolci”

Prosegue il ciclo di seminari gratuiti e ad accesso libero tenuti dal Prof. Sergio Tanzarella sul tema della “nonviolenza”.

Il prossimo appuntamento, il VI del ciclo, si svolgerà martedì 5 aprile presso la Tenda di Abramo in Largo Puglisi (via Borsellino) a Caserta dalle 18 alle 19,30.

L’incontro sarà dedicato alla figura di Danilo Dolci che per quarant’anni ha affrontato in Sicilia la mafia e la corruzione politica con una azione di impegno civile tra contadini e pescatori poverissimi abbandonati dallo Stato.

Attraverso l’ascolto e la maieutica realizzò un rivoluzione nonviolenta con lo sciopero alla rovescia, marce pacifiche di protesta, opposizione alla appropriazione dell’acqua, rivendicazione di buone condizioni igieniche per la popolazione, inchieste sul banditismo e sulle condizioni carcerarie, promozione della prima radio privata d’Italia, lotta all’analfabetismo e alla evasione\dispersione scolastica.

Per diverse di queste iniziative nonviolente fu denunciato, incarcerato e processato.

Conosciutissimo all’estero la sua memoria è stata volutamente cancellata in Italia.

Il seminario conta mediamente circa 50 partecipanti, le iscrizioni sono comunque aperte e sempre gratuite.

LUCI NEL BUIO

TESTIMONI DELLA NONVIOLENZA NEL ‘900

 “La nonviolenza è, ogni giorno di più, l’unica possibilità per non trasformare i conflitti in guerre, per non lasciarci sottomettere dal meccanismo della reciprocità infinita dell’odio”.

Ciclo di seminari gratuiti e ad ingresso libero sul tema della non violenza a cura del Prof. Sergio Tanzarella.

 

La nonviolenza è, ogni giorno di più, l’unica possibilità per non trasformare i conflitti in guerre, per non lasciarci sottomettere dal meccanismo della reciprocità infinita dell’odio.

Qualcuno, osservando la violenza sistemica nella quale viviamo, potrà pensare che si tratta di una iniziativa velleitaria. Comprendo bene. Ma la nonviolenza non è una tecnica o una generica rinuncia, è una concezione del mondo, ed è questa concezione che si articola e si applica alla vita ed è essa che permette di tentare di costruire la pace.

Senza la nonviolenza la pace resta la parola svuotata della propaganda, la parola usata da tutti gli eserciti prima di partire per ogni guerra che ufficialmente è combattuta soltanto per “ottenere la pace”. I milioni di morti delle ultime guerre, le distruzioni, i saccheggi, i mutilati ci testimoniano con chiarezza i risultati di queste paci ottenute con la guerra.   

Gli amici della nonviolenza seppero guardare più lontano degli industriali di armamenti, dei commercianti di armi, dei governanti e di molti ministri dei culti ed è oggi necessario ritornare alle fonti dei loro scritti per aiutare noi stessi e i giovani che ci sono affidati a discernere e a capire. L’anniversario dei cento anni dell’ingresso dell’Italia nella I guerra mondiale è, per esempio, una occasione per cominciare a smascherare le mistificazioni e le menzogne con cui ci è stata raccontata. Essa fu soltanto una catastrofe immensa le cui conseguenze arrivano, pur a distanza di un secolo, fino al nostro presente. Nel giudicare una guerra la nonviolenza non improvvisa, si impegna in una ricerca scientifica rigorosa senza paura di opporsi alle tradizioni ufficiali, alla storiografia e alla manualistica asservita al potere, all’uso pubblico della storia.

Sergio Tanzarella

 

Il Seminario sarà tenuto da Sergio Tanzarella che insegna Storia della Chiesa nella Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli) e all’Università Gregoriana (Roma). Il seminario è totalmente gratuito e libero, non ha né patrocini né sponsorizzazioni. Gli incontri, che inizieranno alle ore 18 e termineranno alle 19,30, si terranno presso la Tenda di Abramo (Largo Pino Puglisi in via Borsellino a Caserta) e successivamente in altre sedi (scuole, associazioni, biblioteche che si renderanno disponibili).

«Perché bisogna dire chiaramente che la nonviolenza non è la sostituzione di certi mezzi ad altri, fermo restando tutto il resto, come fosse cambiare una sedia sulla scena d’un teatro. La nonviolenza avvia a tutta un’altra prospettiva, a un’altra realtà; e vale appunto perché introduce una dimensione nuova, anticipa una realtà diversa […]. E un altro simile errore è credere che la nonviolenza sia contro le violenze attuali, ma accetti quelle passate dell’umanità, della società, della realtà. Se fosse così, la nonviolenza sarebbe conservatrice e accetterebbe il fatto compiuto, le prepotenze avvenute, le oppressioni, le monarchie, gli sfruttamenti. La vera nonviolenza non accetta nemmeno le violenze passate, e perciò non approva l’umanità, la società, la realtà come sono ora».

(A. Capitini, La nonviolenza oggi)

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