L’ultima speranza di molti cittadini è Papa Francesco.

La testimonianza di una famiglia leccese disperata cui il Santo padre ha risposto cointeressando don Attilio Mesagne della Caritas Diocesana laddove viene dimostrato che le istituzioni hanno fallito con le loro false promesse

 E’ inutile parlare di fantomatici segni di ripresa, di una via d’uscita dalla crisi quando si leggono lettere come quella inviata da una famiglia leccese al Papa. Rassegnazione per le istituzioni non più in grado di dare risposte o, ancor peggio, una politica che sa fornire solo false promesse che gettano ancor di più nello sconforto e nella disperazione interi nuclei familiari cui è rimasto, solamente, l’ultimo appiglio nella speranza che Papa Francesco, indipendentemente dal proprio credo religioso, ha saputo infondere, quantomeno per la sua percepibile vicinanza alla gente che soffre ed agli ultimi, anche se gli ultimi sono sempre di più.Anche in questa occasione, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, Bergoglio ha saputo dimostrare la sua presenza laddove tutti gli altri, anche nella mancanza di rispetto dei propri doveri istituzionali e in assenza di alcuna prospettiva di sostegno per le fasce più disagiate della popolazione, hanno miseramente fallito.E dalla penna della segreteria di Stato in rappresentanza del Santo Padre, questa famiglia è stata affidata a quella che da tanti è considerata come l’ultima istituzione di prossimità: la Caritas Diocesana che anche a Lecce svolge un ruolo encomiabile grazie alla guida di Don Attilio Mesagne cui anche questa volta è richiesto direttamente dalle massime istituzioni vaticane una difficile risposta nei confronti dell’ennesima famiglia in preda alla disperazione.C’è poco da commentare, evidenzia Giovanni D’Agata, di fronte alle parole di chi nel 2015 supplica un intervento diretto del Papa laddove le istituzioni latitano, ma quelle stesse frasi e la prontezza con cui il Santo Padre ha risposto non possono non costituire un severo monito per la politica e le nostre istituzioni.

Lecce, 28 febbraio 2015

Giovanni D’AGATA

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