Mese Mariano: 23 Maggio 2020

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23. LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

«Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia». Os. 11,4

La gioia di Maria nel dare alla luce Gesù fu veramente immensa. Ella lo generò in un’estasi di fede e di amore, perché lo concepì nella sua anima prima che nel suo seno. Con quanta delicatezza lo avvolse nei poveri panni, lo adorò, lo strinse al suo cuore, lo mostrò a Giuseppe, ai pastori, ai Magi! La gioia di Maria si riflette nei nostri cuori, che, dopo tanti secoli, celebriamo la umana Natività di Cristo, come la festa più suggestiva della Famiglia. In ogni casa veramente cristiana, quando viene alla luce un bambino, il pensiero corre spontaneo alla Culla di Bethlem. «Purtroppo – dice Pio XII – a tanta esultanza di Maria fa subito eco uno straziante dolore nel suo cuore. Un amore sconfinato, un dolore sconfinato! Dietro il legno della mangiatoia, s’innalza gigante il legno della croce! »
La nascita di Gesù da Maria non è come quella che avviene dalle altre madri; la sua Maternità porta con sé il germe della Redenzione e la sua piena cooperazione ad essa. Gesù nasce Sacerdote ed Agnello Divino, destinato alla immolazione; nasce già Salvatore e Redentore. Egli è destinato al Calvario e Maria è chiamata ad essergli accanto per soffrire con lui. Ella sa che Gesù non è solo suo, ma appartiene a tutta l’umanità, che da secoli lo attende. Lei stessa lo deve offrire per il sacrificio e la morte!
Quante mamme, come la Vergine, si turbano e trepidano al pensiero di ciò che il domani potrebbe serbare a quel pargolo, che inebriate di amore, stringono al proprio seno! Per Maria la croce è una certezza, non un dubbio, ma è anche via per divenire la Madre di tutti noi, fin dalla nostra nascita. La Tradizione cristiana ci presenta Maria quasi sempre col santo Bambino stretto fra le braccia. S. Gaspare fu il primo, e forse l’unico, ad unire il Mistero della nascita di Gesù a quello del suo Sangue, quando volle che il Bambino in braccio alla Madonna levasse con la sua tenera mano in alto il Calice del suo Sangue.
Maria non fu solo la custode di Gesù, ma custodisce nel suo cuore ogni neonato, lo guarda e lo difende come ha fatto col suo Gesù. Per questo ogni madre che porta una creaturina nel seno dovrebbe pensare a lei, invocarla, chiamarla anche presso la culla della sua creatura. Se Dio, nella creazione, ha fatto questa meraviglia tra le meraviglie, cioè il cuore di una madre, e vi ha messo dentro un amore profondo, ostinato, pronto a tutti i sacrifici e a tutte le rinunce, cosa non avrà posto nel cuore della Madre sua e Madre di tutti noi? Ogni Madre deve sentirsi particolarmente da lei protetta e soprattutto deve affidare a lei la protezione dei suoi figli. Maria ripete a tutte le Mamme l’invito di Gesù: «Lasciate che i pargoli vengano a me». Egli li vuole vicini perché innocenti e deboli, perché sono il simbolo al quale ci si deve conformare – come vuole Gesù – per essere degni del Regno dei Cieli.
Il bambino vive di fede e di fiducia nei genitori e ad essi si abbandona con totale disposizione, perché sa che lo amano. La sua vita è sacra fin dallo sprigionarsi sotto il cuore materno al momento del concepimento, né bisogna dimenticare che il concepimento di una nuova vita è un dono del Creatore e la conferma della cooperazione che l’uomo dà a Dio nella creazione.
Il bambino è sorgente di speranza, fa comprendere ai genitori lo scopo della loro vita, è il frutto del loro amore, stringe più tenacemente il legame che si giura all’altare, invita a guardare con fiducia al futuro. Quanta gioia sprigiona anche nel cuore dei genitori un bambino che con loro si sente felice anche per piccole cose! Il bambino – dice Giovanni Paolo II – è il punto nevralgico intorno al quale si forma o si spezza la morale della famiglia, della società, delle nazioni.
Una volta le mamme, non appena il loro bimbo era in grado di comprendere e di balbettare le prime parole, gli insegnavano a recitare l’Ave Maria.
L’infanzia diventa fanciullezza, la fanciullezza adolescenza, la vita diviene più difficile. Quella creatura sente man mano e sempre di più il bisogno di stringersi alla sua mamma e di sentirsi da lei protetto. Nella maturità e perfino nella tarda età, ricorderà sempre quel volto dolcissimo chinato su di lui e la preghiera che gli ha insegnato.
Quanti bambini sfortunati, o crudelmente abbandonati, vittime di egoismi e di divisioni incoscienti, «chiusi» in quegli agglomerati chiamati orfanotrofi e case dell’infanzia, o addirittura in carceri minorili, sognano madri mai conosciute, che li prendano in grembo, come gli altri bambini, li stringano al cuore, gli cantino una nenia e versino sul loro capo dolci e confortanti parole d’amore! Essi non potranno mai ricordare quella dolce preghiera, perchè nessuna mamma gliel’ha insegnata. Di essi Maria è l’unica Madre che ripete ad ognuno le parole di Dio: Può forse una madre dimenticare il suo bambino al punto di non aver pietà del figlio del suo seno? E Maria aggiunse: Anche se la tua mamma terrena ti ha abbandonato e dimenticato, io non ti abbandonerò e dimenticherò giammai. Sarò io la tua mamma, corri tra le mie braccia, ti cullerò, ti bacerò, ti parlerò carezzandoti come facevo col mio Gesù. Desidero che tutti i pargoli vengano a me, ma desidero che più degli altri, tu orfanello, venga tra le mie braccia, perché io sono la Madre degli orfani.
È Maria che esorta chi, sulla terra, fa le veci delle loro madri, sia parenti che educatori, a guidarli con amore a lei, che gli insegnino quella dolce preghiera e infondano nei loro cuori, vuoti di affetto, ad avere fiducia. Sarà la via della loro salvezza e anch’essi un giorno potranno ricordare con riconoscenza, chi gli ha insegnato quella soave preghiera.
Ave Maria! Se è bella 1’Ave Maria del bambino, è soffusa di commozione 1’Ave del vegliardo e del morente; anche allora 1’Ave è la nota dolcissima che unisce nei ricordi e nella speranza i due volti indimenticabili della madre terrena e della Madre celeste: sono entrambe una realtà di amore, di difesa, di dolcezza, di conforto, di salvezza.
Vergine immacolata, da te il Dio Santo si è degnato nascere bambino; nelle tue braccia il Dio Forte ha voluto riposare: insegnaci ad accogliere e ad amare i piccoli e a nutrirli col sangue del nostro sacrificio offerto con te sotto l’Albero divino della Croce.

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