Mese Mariano: 27 Maggio 2019

20

 

 

 

21

 

 

 

 

 

 

27. NEL CUORE DELLA VERGINE OGNI UOMO CHE SOFFRE

«Ovunque un uomo soffre, là è Cristo che sof¬fre al suo posto». Giovanni Paolo II

Ovunque un uomo soffre, lì è Cristo che soffre, è Maria che soffre, perché il Mistero del Crocifisso è anche il Mistero dell’uomo che deve salire il calvario della vita.
Pilato, mostrando Gesù flagellato e coronato di spine, grida al popolo imbestialito: «Ecco l’Uomo!» Non crediamo di esagerare se anche noi, mostrando l’uomo di oggi e di sempre, dilacerato dal dolore e stretto dalla morsa della sofferenza, diciamo le stesse parole di Pilato: Ecco l’uomo! Sorge la convinzione che nella vita mondiale vadano riaffermandosi quotidianamente forme antiche e nuove di dolore, sia a livello sociale che individuale: è una litania angosciosa senza termine! La sofferenza non sta solo nel male fisico – malattie incurabili, fame, miserie, violenze, torture – il dolore dell’anima può essere ben più terribile di quello del corpo: ingiustizie, inganni, tradimenti, calunnie. Ancor più amare le sofferenze che ci vengono inflitte da persone amate e beneficate, da genitori, figli, parenti stretti a noi dal vincolo del sangue o da amicizia. Fu proprio questo dolore che lacerò il Cuore di Cristo, rinnegato e tradito dai suoi e dall’umanità per la quale donò il suo Sangue.
Il sogno di una società felice mediante il progresso tecnologico, promesso dagli utopisti contemporanei, è ormai tramontato. Nessuna teoria sociale può eliminare la sofferenza umana; la scienza, anche se ha fatto davvero progressi meravigliosi ed è riuscita a lenire il dolore, non potrà mai eliminarlo del tutto.
Perdute così le speranze umane, quando si è attanagliati dalla sofferenza, rimane soltanto Cristo, Colui che può esaudire i nostri desideri e realizzare le speranze umane: accanto a lui il dolore dell’uomo assume tutt’altra dimensione.
Cristo si è presentato all’umanità come l’Uomo dei dolori, perché, pur essendo Dio, ha sofferto più di ogni altro essere umano al mondo e ci ha detto chiaramente che, sul suo esempio, ogni uomo può seguirlo solo portando come lui la propria croce. Questo concetto ribadisce l’Apóstolo Paolo dicendoci quanto sia necessario per la nostra salvezza essere confitti alla croce con Cristo; anzi, questo è un privilegio che ci fa assurgere alla dignità di figli di Dio e, col Cristo, coeredi del Cielo.
Accanto al Cristo sofferente non manca mai la presenza della Vergine, associata perennemente al Mistero dei suoi dolori. Per comprendere, almeno in parte, le sue sofferenze è necessario meditare profondamente tutte le vicende umane della sua vita, dalla nascita di Gesù fino al Calvario, dove il suo strazio raggiunge l’apice d’ogni umano martirio. E, per volere del Cristo stesso, ella com’è associata al Mistero dei dolori del Figlio, cosí è associata al mistero del dolore umano, perciò sente nel suo cuore le nostre pene, come sentí quelle del suo Gesù. Maria è presente nel mondo ovunque si soffre: è accanto al letto degli infermi negli ospedali ed in ogni casa; è accanto agli emarginati, ai carcerati, ai torturati e allo sterminato stuolo di chi muore per fame. Ella sa cosa voglia dire stringere fra le braccia il corpo di un Figlio trucidato! Con la sua sensibilità materna non solo ci rende più leggero il dolore e ci dà forza per sostenerlo, ma ce lo fa anche comprendere.
Quando l’uomo sopprime nella sua coscienza la voce misericordiosa di Dio, Egli parla al suo cuore con la voce del dolore, la voce della croce, voce ultima, voce definitiva, che ha la capacità di lacerare il cuore più ostinato. Il dolore, alla luce della fede, è dunque anche un momento della Grazia, perché allora Dio penetra con tutte le sue forze nel cuore del peccatore con la tenerezza di un Padre. Maria ci fa comprendere che il dolore non sempre è un castigo. Anche i credenti, a volte, non hanno tanta fede e tanta umiltà da saper riconoscere nella mano crudele del prossimo, la mano misericordiosa di Dio. È Cristo che ci dà il privilegio di completare in noi le sue stesse sofferenze, di cooperare alla nostra stessa redenzione, offrendo a Dio la cosa unicamente nostra: il dolore.
Il dolore così inteso acquista un valore enorme. Dai deboli, dagli inabili, da coloro che sembrano i rifiuti della società, si sprigiona una sorgente inesauribile, una ricchezza ineguagliabile: i sofferenti sono la forza insuperabile che sostiene la Chiesa, che salva la società. Coloro che più degli altri hanno compreso l’immenso valore della sofferenza sono i santi, i quali non solo hanno sempre accettato con gioia il dolore, ma hanno chiesto costantemente al Signore di patire sempre di più per essere più simili a lui e per attirare la sua misericordia sul mondo.
Il dolore diventa sublime quando, sull’esempio di Cristo, fa perfino scaturire dal nostro cuore il perdono per chi ce lo procura. È un eroismo che solo Cristo Crocifisso ci ha insegnato e può donarci la grazia di compiere.
Maria, ai piedi della croce, è la Donna del dolore, la Regina dei martiri, che ci assicura la vittoria sull’angoscia ed apre al sofferente una visione di speranza e di gioia. Nello stesso martirio del cuore ella ci fa pregustare quella bellezza del cielo, che attende chi sulla terra unisce le proprie pene a,quelle di Cristo.
La parola della croce lacerò il tuo cuore, o Madre purissima, e tutto il tuo dolore fu per noi: svelaci la fecondità di ogni soffrire con Cristo per la Chiesa e per il mondo.

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *