Messaggio di fine anno di S.A.R. Vittorio Emanuele Duca di Savoia Principe di Napoli

GINEVRA – 31 DICEMBRE 2016

Cari Italiani,

a nome di tutta la mia Casa, desidero formulare a Voi ed ai Vostri cari i migliori auguri per un nuovo anno prospero e felice. Nel segno di una consuetudine particolarmente cara al mio Augusto Genitore, S.M. il Re Umberto II, nel Suo lungo ed iniquo esilio, è per me motivo di grande soddisfazione poter condividere queste brevi riflessioni per poter manifestare più chiaramente il mio pensiero circa alcuni recenti accadimenti, formulando taluni auspici per il 2017.

Il primo pensiero va a tutti i concittadini che sono stati colpiti dal terribile sisma che ha recentemente devastato l’Italia Centrale ed in particolare l’Umbria, il Lazio e le Marche: un flagello che assume dimensioni ancora più tragiche se pensiamo a quanti stanno ancora vivendo condizioni di enorme difficoltà legate allo sfollamento ed alla rigidità delle temperature invernali. Le Autorità stanno facendo miracoli per fronteggiare l’emergenza, ma il mio auspicio è che ora segua una piena ricostruzione senza rinvii e speculazioni, superando vistosi scandali nazionali come accaduto nei precedenti decenni, dove alla straordinaria opera di abnegazione messa in campo dalle Istituzioni per affrontare le calamità, si è sovrapposta la rapacità di una classe politica non sempre all’altezza delle aspettative. Indicando l’esempio di S.M. la Regina Elena nelle tragiche giornate del Terremoto di Messina, desidero invitare tutti a fare la loro parte senza nulla chiedere, ma per puro spirito di solidarietà patriottica e di concordia nazionale. Fedele a tale esempio, Casa Savoia sta contribuendo per quanto nelle proprie possibilità a far pervenire alle popolazioni terremotate alcuni segni di vicinanza, portando solidarietà ed aiuti a quanti soffrono attraverso i propri canali.

Anche nel corso del 2016, l’Europa è stata ferita da numerosi atti terroristici d’inaudita violenza: una situazione inaccettabile che impone per il nuovo anno un’intransigenza assoluta ed un impegno corale per porre fine a questo stato di cose. La sconfitta del terrorismo sarà però possibile solo a fronte di un impegno internazionale dove tutti gli Stati cooperino di concerto superando steccati ed ideologie; non è possibile fare a meno della Russia, che continua a rappresentare per radici e cultura una parte insostituibile dell’identità europea. La nostra Patria ha tutte le risorse e le capacità per fronteggiare un nemico subdolo ed infido come quello del terrorismo e sono certo che le Forze Armate e le Forze dell’Ordine continueranno a scrivere una storia di gloria e di coraggio, servendo con devozione e fedeltà le Istituzioni. In tal senso, desidero esprimere alle Forze di Polizia l’ammirazione e la gratitudine di
Casa Savoia per la recente operazione che ha permesso a Sesto San Giovanni di fermare la fuga di uno dei responsabili del terribile attentato di Berlino. Per essere all’altezza di tali sfide, non mi stancherò mai di ripetere come l’Italia debba riscoprire lo spirito del Piave e di Vittorio Veneto. Non posso esimermi dal ricordare in questo contesto le parole dal mio Augusto Avo, S.M. il Re Vittorio Emanuele III, all’indomani di Caporetto, il 10 Novembre 1917: «Italiani, Cittadini e Soldati! Siate un esercito solo. Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d’Italia suoni così nelle trincee come in ogni remoto lembo della Patria, e sia il grido del Popolo, che combatte, del Popolo che lavora. Al nemico che, ancor più che sulla vittoria militare, conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponda con una sola coscienza, con una voce sola: Tutti siam pronti a dar tutto, per la Vittoria, per l’Onore d’Italia!». E proprio quest’anno, l’Italia sarà chiamata a ricordare il centenario del Convegno di Peschiera, quando proprio “il piccolo grande Re” impose agli Alleati la resistenza ad oltranza sul Piave, superando le perplessità e lo scoramento di quanti volevano costringere il nostro Esercito alla ritirata fino al Mincio o addirittura al Po, abbandonando la Pianura Padana al dilagare degli austriaci. Caporetto non fu quindi solo una sconfitta, ma punto di ripartenza per condurre l’Italia alla Vittoria del 4 Novembre 1918. Artefice di essa fu in primo luogo il Fante Italiano, ma fu senza dubbio Vittorio Emanuele III. Sarebbe particolarmente significativo se, in occasione del centenario del Convegno di Peschiera ed a distanza di settant’anni dalla Sua scomparsa, si giungesse finalmente al rientro in Patria della Salma del Re Soldato, non più procrastinabile anche data la pericolosità della sepoltura in Alessandria d’Egitto ed alla Sua tumulazione all’interno del Pantheon di Roma, insieme alle Auguste Salme di S.M. la Regina Elena e dei miei Augusti Genitori, le LL.MM. il Re Umberto II e la Regina Maria José, che ancora riposano in terra d’esilio. Rivolgo ancora una volta il mio accorato appello alle Istituzioni, anche a nome di tutta la mia Casa e degli Italiani di buon senso, che desiderano bandire per sempre lo spirito fazioso e non conciliante della storia scritta dai vincitori.

Rivolgo un grato e commosso pensiero al Santo Padre Francesco che recentemente ha celebrato il Suo ottantesimo genetliaco, perché possa sempre guidare la Chiesa con rinnovato slancio ed instancabile energia. Al Papa assicuro i sensi più profondi della mia riconoscenza e della fedeltà della mia Casa al Magistero della Chiesa nostra Madre.

A Voi ed a tutte le Vostre famiglie, ai militari in Patria e all’Estero, ai Servitori dello Stato Civili e Militari, a tutti i miei cari concittadini, formulo i migliori auguri di prosperità e di felicità per il nuovo anno.

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