Mobilitazione in tutta Italia. È un primo segnale, il rischio è il blocco totale.

A Roma sabato 18 marzo alle 10 manifestazione davanti agli studi Rai di Saxa Rubra

Autotrasporto italiano in rivolta contro il governo

Anna Manigrasso (Assotir): “Lotta all’abusivismo, regolarità delle imprese, norme trasparenti: queste le nostre richieste, finora andate deluse”.

 

Il mondo dell’autotrasporto italiano alza la voce contro il governo. Rispetto alle numerose richieste avanzate negli ultimi anni, non è giunta alcuna risposta.

Il primo atto sarà la Giornata di Mobilitazione dell’Autotrasporto Italiano, il prossimo 18 marzo: in luoghi diversi e significativi del Paese si svolgeranno manifestazioni che vedranno protagonisti i trasportatori.

L’intera categoria risulta coinvolta: l’organizzazione della manifestazione è infatti di Unatras, che rappresenta la grande maggioranza dell’autotrasporto sul territorio nazionale. Dopo molti anni è la prima iniziativa unitaria della categoria.

Gli autotrasportatori non hanno avanzato al Governo richieste di stampo economico, ma semplicemente preteso regole e strumenti per una maggiore tutela della categoria, in particolare sui tempi di pagamento, la regolarità ed i costi di esercizio nell’autotrasporto.

 

Se continuasse a non esserci ascolto per le nostre richieste, è molto probabile il ricorso a forme di protesta più incisive, che potrebbero arrivare anche al fermo nazionale del settore” ha dichiarato Anna Manigrasso Presidente Assotir. “Non siamo per le prove muscolari a ogni costo. Ma quando la misura è colma, ognuno si deve assumere la propria parte di responsabilità. Abbiamo grande determinazione nel seguire questo percorso: l’iniziale disponibilità, infatti, è stata interpretata dallo stesso Governo come sintomo di debolezza” aggiunge Claudio Donati, Segretario generale di T.I. Assotir.

 

TEMPI DI PAGAMENTO

Ci sono imprese che hanno lavorato gratis per diversi mesi: il ritardo dei pagamenti si è spesso trasformato in una perdita secca, con il rischio per molti di dover giungere alla chiusura delle proprie attività. “Non è normale che il trasportatore finanzi il proprio cliente. Questa prassi non è degna di un paese civile” afferma Anna Manigrasso.

 

LA REGOLARITA’ DELLE IMPRESE

I recenti dati forniti dall’Albo degli Autotrasportatori hanno quantificato il numero delle imprese italiane di autotrasporto in 87 mila circa. Aggiungendo altre 23 mila imprese che, pur iscritte all’Albo, non esistono o non hanno veicoli, si arriva al totale di circa 120 mila “imprese di autotrasporto”. Questi numeri offrono un quadro del settore assai ridimensionato dopo quasi 10 anni di crisi. Ma la questione non finisce qui, perché delle 87 mila imprese “formalmente” in regola, quelle “effettivamente” in regola sono ancora meno. Il pagamento delle quote annuali dell’Albo, infatti, requisito essenziale per poter continuare a svolgere l’attività di autotrasporto in conto terzi, mostra come circa la metà degli iscritti non abbia rispettato gli obblighi previsti. In altri termini, sulle 87 mila imprese iscritte, almeno 35 mila non hanno versato i dovuti pagamenti. “Ciò significa che oggi circolano circa 90mila imprese di autotrasporto, di cui però almeno 30 mila non ne avrebbero diritto, perché non in regola con gli obblighi previsti dalla legge per chi voglia svolgere questa professione” spiega Donati. “Il nostro settore è pertanto fortemente afflitto dalla concorrenza sleale. Serve assolutamente un intervento dello Stato per far sì che le regole vengano rispettate. L’Albo deve svolgere e completare rapidamente il suo lavoro sulla regolarità, ma il Governo deve razionalizzare e rendere trasparente il settore”.

 

I COSTI DI ESERCIZIO

La legge obbliga, dal primo gennaio 2015, il Ministero dei Trasporti a pubblicare mensilmente i valori indicativi dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto. Il Ministero pubblica questi dati, ma in una maniera del tutto illeggibile e parziale. “La nostra richiesta è che vengano pubblicati dei dati certi e leggibili, distinti per tipologia di trasporto e veicoli impiegati” dichiara Donati. Questi costi indicativi di esercizio permetterebbero di soddisfare almeno tre esigenze: 1) I trasportatori potrebbero orientarsi su valori oggettivi nel costruire i prezzi dei propri servizi. 2) I committenti avrebbero un riferimento nel valore del servizio richiesto e nella valutazione del preventivo di trasporto ottenuto dai propri potenziali fornitori. 3) Il mercato sarebbe dotato di uno strumento di trasparenza nelle transazioni commerciali grazie a parametri oggettivi, elaborati da un soggetto terzo come è lo Stato.

 

Esistono inoltre altri problemi che necessitano di soluzioni con la massima urgenza” conclude Donati. “In modo particolare, il blocco delle autorizzazioni per i trasporti  eccezionali, che sta paralizzando alcune attività economiche fondamentali per i Paese, quali il settore delle costruzioni, e gli uffici territoriali delle Motorizzazioni che, per insufficienza di organico, non riescono a dare risposte alle imprese in tempi accettabili per quanto riguarda ad esempio l’immatricolazione dei veicoli.”

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