Mondragone: l’Archeoclub lancia un grido di allarme per l’acquedotto romano in località Starza

 

  1. Parte dall’Archeoclub di Mondragone la denuncia della particolare situazione di degrado e di abbandono che sta minando uno dei gioielli archeologici della città: risulta crollata, infatti, una delle arcate dell’acquedotto lungo la via Appia antica a nord del criptoportico in località “Starza”.

Il grido di allarme è stato lanciato alla Soprintendenza Archeologica di Caserta dai soci della sede di Mondragone dell’Archeoclub d’Italia con una lettera del presidente Michele Russo nella quale si chiede un intervento urgente che miri al recupero del materiale dell’arcata caduta per evitare che un’importante testimonianza archeologica del nostro territorio scompaia per sempre.

La villa romana della Starza è uno degli esempi meglio conservati di ville rustiche dell’Ager Falernus. Le arcate di cui l’Archeoclub denuncia la parziale caduta erano parte dell’acquedotto che convogliava le acque verso il criptoportico della villa.

Il criptoportico, parzialmente ipogeo si presenta come un podio di grandi dimensioni, a pianta pressochè regolare articolata su tre bracci, all’interno dei quali si sviluppa la pars rustica della villa. Dal braccio più lungo si accede ad una cisterna della lunghezza di circa 14 metri, interamente rivestita in cocciopesto e su una parete i resti di un filtro per la depurazione delle acque.

La struttura della villa della Starza si articola in molteplici corpi di fabbrica con murature in opus incertum.

  1. Villa romana vinaria riemerge a Mondragone

È in provincia di Caserta, tra il Monte Petrino e il Monte Massico che la storia, fino ad oggi sepolta sotto ai nostri piedi, finalmente riaffiora. L’indagine archeologica di équipe, svolta scientificamente dal Museo Civico Archeologico “Biagio Greco” di Mondragone, dall’Università degli Studi di Perugia, dalla Soprintendenza Archeologica della Campania e finanziata dall’amministrazione comunale, ha portato ad una grande scoperta: alcuni ambienti di grandi dimensioni e a carattere produttivo, appartenenti di una casa colonica, di età romana e databile al III secolo a.C.

L’edificio, dagli ambienti e reperti rinvenuti, presenta le chiare caratteristiche di una villa specializzata nella produzione del rinomato vino Falerno, il più ricercato e caro del mondo romano, decantato in particolare da Virgilio, Ovidio e Orazio. Il ritrovamento di tracce di un torchio di grandi dimensioni, con evidenti segni di spremitura sia sulle pietre che sul terreno, ed una grande vasca probabilmente di contenimento, ci segnala la presenza di ambienti di lavorazione del pregiato vino. L’importanza di questo ritrovamento è avvalorata dalla ricerca archeologica e scientifica, che ha permesso di individuare sul territorio tracce di alcuni vigneti fossili di età romana. La grande villa, infatti, doveva essere circondata da ampi terrazzamenti coltivati a vigneto e la scoperta rafforza l’ipotesi d’importanti insediamenti produttivi romani nella zona dell’antica Sinuessa, territorio specializzato e all’epoca famoso per la produzione di vino Falerno. La struttura risulta essere edificata al di sopra di un possente basamento in opera poligonale di calcare. Nonostante gli ambienti attualmente indagati rimandino a luoghi dediti alla lavorazione ed alla produzione di vino, la campagna di scavi ha consentito di ritrovare numerosi frammenti di reperti ceramici, nonché splendidi pavimenti in cocciopesto decorati con meandri di pietra calcarea bianca, ancora in condizioni eccellenti; lasciandoci supporre che, come tipico nelle ville d’epoca romana, vi era un’inestinguibile finezza di gusto e ricerca del bello, anche in luoghi di produzione dove l’utilizzo degli stessi poteva non lasciar posto a tali ricercatezze.

Una ricca area archeologica quella della villa romana

Questa scoperta segna un tassello fondamentale per la storia del luogo, perché è la prima indagine archeologica ad un sito di epoca romana, che va a completare un variegato quadro di ricerche nell’area di Mondragone: ricerche di ambito preistorico, culminate col il ritrovamento, a Rocca San Sebastiano, di un frammento di dente di bambino databile all’epoca neandertaliana; e di epoca medioevale, che hanno restituito il sito di Rocca Montis Dragonis. «Si tratta di una scoperta straordinaria – commenta il sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa – che conferma l’importanza di andare avanti, nonostante le difficoltà, con le nostre campagne di scavo interamente finanziate dall’Ente. La scoperta della villa romana di produzione del Falerno del III secolo a.C. ha definitivamente consacrato il nostro territorio come uno dei maggiori centri d’interesse archeologico dell’intero panorama nazionale, se consideriamo che – a detta degli esperti – la continua campagna d’indagini potrebbe rivelare altre straordinarie sorprese. Per quanto riguarda la villa romana, alla quale dedicheremo un apposito convegno nei prossimi mesi, auspichiamo che possa essere visitabile a partire dal prossimo anno, ovvero quando l’Università di Perugia e l’équipe del nostro Museo Civico, insieme alla Soprintendenza, avranno terminato tutte le indagini del caso. Stiamo già immaginando, con gli addetti ai lavori, un percorso di trekking che parta dal monastero benedettino di Sant’Anna a Monte del 1200, passando per la villa del Falerno del III secolo, fino ad arrivare alla Rocca Medioevale Montis Dragonis. Il nostro auspicio è che, nel giro di qualche anno, possa inaugurarsi un grande percorso archeologico che includa anche l’area archeologica dell’Appia antica. Insomma, il patrimonio archeologico della nostra regione si arricchisce di un’altra perla che, siamo sicuri, attirerà l’attenzione dei visitatori italiani e stranieri. Una grande importanza, che non passerà inosservata per le aziende vitivinicole del territorio, assume la conferma delle antichissime radici del vino Falerno, di cui è in corso la piena valorizzazione».

Adele Migliozzi  in Eroica Fenice, 2015

  1. Villa romana del Falerno: una gustosa scoperta di Mondragone

I reperti archeologici della nostra storia ci raccontano episodi davvero avvincenti. Ovunque ci giriamo, possiamo ammirare acquedotti, antiche porte, templi e anfiteatri, alcuni dei quali molto ben conservati. Nella provincia di Caserta si respira tanta cultura, e anche il fascino di un passato che affonda le sue radici in tempi piuttosto remoti. Oggi vi parliamo di uno dei ritrovamenti più gustosi ai quali abbiate mai assistito: la scoperta di una villa romana a Mondragone, dove si produceva nientemeno che… il vino Falerno!

La villa romana di Mondragone, la vicenda

Nel non lontanissimo 2015 furono avviate, nella città di Mondragone, delle campagne di scavo archeologico, finanziate dall’Amministrazione comunale. Queste solerti indagini portarono alla luce diversi ambienti di epoche passate. In particolare, fecero riemergere dei resti appartenenti ad una casa colonica risalente al III secolo a.C., situata tra il Monte Petrino ed il Monte Massico. La struttura ha preservato, però, più di un reperto storico. La sua valenza culturale sta infatti nella sua particolare fattura, che riporta evidenti caratteristiche di una villa specializzata nella produzione del vino. In questo specifico caso, del buonissimo vino Falerno. Il lavoro è stato svolto di concerto dal Comune di Mondragone, dal Museo Civico Archeologico Biagio Greco, dall’Università degli Studi di Perugia e dalla Soprintendenza Archeologica della Campania.

La portata notevole di questa scoperta risulta molto importante non solo per la città di Mondragone, ma anche per tutto il territorio casertano. Per quanto riguarda la nostra bella villa romana, anche la letteratura ci ricorda quanto fosse amato il Falerno. Remoti, ma ancora attuali, gli epigrammi di Marziale sembrano ricordarci, con il loro fascino, il gusto di questo vino nostrano: Perché, fanciullo, smetti di mescermi l’immortale Falerno? Raddoppia le mie tre coppe attingendo dalla vecchia giara.

Il mitico Falerno e la sua produzione in villa

L’importanza del vino Falerno è ben nota, benché meno noto fosse il fatto che nacque come primo vino DOC dell’enologia mondiale. Gli antichi romani lo amavano e lo conservavano avidamente in anfore chiuse, con tappi muniti di targhette che ne garantivano l’origine e l’annata. Il Falerno era così desiderato che la sua produzione risultò insufficiente a soddisfare tutte le richieste dell’antica clientela, e spesso veniva persino falsificato! Nella villa romana di Mondragone sono stati infatti recuperati, oltre agli ambienti classici, diversi frammenti in ceramica di contenitori per le derrate alimentari. Gli splendidi e ben conservati pavimenti in cocciopesto, decorati con tessere calcaree, completano il tutto. In una delle sale, poi, è stato ritrovato un torchio vinario, dove venivano spremute le uve coltivate nei terrazzamenti del vigneto. Oltretutto, la villa romana di Mondragone costituisce non solo un antico luogo di produzione vinicola: c’è dell’altro.

Essa infatti rappresenta l’antesignano della villa schiavistica romana, cioè quel tipo di complesso che si sarebbe poi affermato come vera e propria azienda agricola ante litteram. Questo tipo di produzione era infatti mosso dal lavoro degli schiavi: da qui la denominazione del genere di edificio funzionale. Sebbene quindi non presenti ancora le caratteristiche di ricchezza delle ville della metà del II sec. a.C., la villa romana di Mondragone presenta alcune peculiarità dei grandi edifici rustici successivi. La fama della struttura è legata quindi non solo all’ottimo vino Falerno, nettare dell’aristocrazia romana, ma anche alla portata antropologica ed evolutiva dell’Impero Romano e delle sue province.

Marcella Calascibetta, Pubblicato il 22 Maggio 2018

 

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