NESSUNO DI NOI PUO’ VIVERE SENZA L’AIUTO DI QUALCUN ALTRO

Sulle rive del Grande Fiume sorgeva una città dove un Re governava molte vite e molti uomini.
Il Re aveva tre consiglieri, tre persone che lo aiutavano nelle sue scelte e nelle sue decisioni, persone molto diverse una dall’altra, proprio per i compiti che venivano loro affidati. Il primo sceglieva con facilità per quello che riguardava il denaro e gli affari; il secondo dava consigli per le donne, per le sovrane, per la parte che rispecchiava il cuore del grande Re; il terzo, invece, dava consigli sulla vita pratica, su come gestire i sudditi, su come costruire altre case e dava anche consigli sulle strategie delle guerre, anche se in quel periodo non molte guerre erano in atto, anzi, quasi sempre regnava la pace.
Il Sovrano si affidava a loro, ma più passava il tempo, più questi uomini sentivano il peso della responsabilità del regno sulle loro spalle e ognuno di loro si sentiva inadeguato, incapace di aiutare veramente il suo Sovrano e il Sovrano stesso molte volte dubitava di loro.
Un giorno, un uomo molto ricco, amico del Sovrano, fu suo ospite e così venne a conoscenza del ruolo dei tre consiglieri del Re, comprendendo che tutto questo non aveva più alcun senso.
Vide che il ruolo di ogni persona era diventato così potente da far perdere il senso della direzione verso cui l’insieme stava muovendosi. E così una notte, con l’inganno, prese i tre consiglieri, li legò, chiuse loro la bocca e li portò in una casa ai confini del deserto, molto lontana dal palazzo del Re.
Al mattino seguente, il Re si svegliò e chiamò a sé i suoi consiglieri, ma si accorse che non erano più a palazzo. Subito pensò che fossero fuggiti, poi disse fra sé e sé: “Io, comunque, so cosa devo fare, posso fare a meno di loro” e iniziò la sua giornata.
Ma sembrava che tutto stesse andando a rotoli: quelle tre persone, che sembravano così obsolete, erano invece così importanti. Quello che essi tutti i giorni facevano con i loro consigli, era fornire al Re degli strumenti, degli spunti che lui poteva poi elaborare e dai quali derivava la sua saggezza e la sua potenza.
D’un tratto il Re si sentì come annullato e la rabbia crebbe dentro di lui, pensando a quei tre piccoli uomini, così importanti per lui e dai quali tanto dipendeva. In quel momento entrò l’amico, il quale gli disse: “Caro Sovrano mio, nessuno di noi può vivere senza l’aiuto di qualcun altro; così come tu hai faticato a trovare la strada senza di loro, così loro sentono la loro vita inutile senza di te. Ma attento! Solo l’orgoglio può far credere a un uomo di poter bastare a se stesso: ci vogliono sempre compagni di viaggio. Tutto contribuisce al viaggio, da chi costruisce il carro a chi indica la strada; diversamente, nulla sarebbe possibile. Ricorda, Sovrano mio, tu hai bisogno di loro quanto loro hanno bisogno di te. La vita è un continuo scambio, in cui non c’è nulla che non sia prezioso, se messo al giusto posto”. E così si allontanò, ritornando di lì a poco con i tre consiglieri.

Sauro Tronconi
da “I racconti del grande fiume”

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