Popoli d’Europa: i figli di Erin

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 L’Irlanda, come meta turistica, piace a molti. Pochi, però, ne percepiscono il fascino misterico che scaturisce dalla sua storia millenaria, che si confonde con le mitiche leggende, per lo più ignote a chi vive anche di poco, a Sud.
Il problema, a onor del vero, riguarda molti paesi d’Europa e rappresenta una delle principali cause del mancato “affratellamento”, indispensabile per poter seriamente ambire agli Stati Uniti d’Europa. Negli altri paesi, però, a prescindere da una maggiore confidenza generata dalle più intense frequentazioni, vi è un elemento che aiuta molto a ridurre il senso di lontananza: il retaggio della dominazione romana, reso tangibile dai tanti siti storici e archeologici.
In Irlanda, invece, è come se si entrasse in un “mondo nuovo”, completamente avulso da ogni nostra idea sul passato. Limitarsi a goderne gli stupendi squarci paesaggistici, pertanto, magari in frettolosi tour organizzati, equivale a visitare un museo pregno di opere pregevoli, senza conoscere nulla dei loro autori.
Aprire la porta sulla “vera” Irlanda consente di percorrere un viaggio a ritroso nel tempo più unico che raro, intriso di magiche suggestioni. E una volta che lo si sia intrapreso s’intuisce subito che val la pena di percorrerlo tutto e di farlo proprio, quel mondo, che è davvero speciale, proprio perché è rimasto immune dalla contaminazione romana. (Se qualcuno dovesse essere indotto ad approfondire gli argomenti qui solo accennati, potrebbe leggere da qualche parte che recenti scoperte archeologiche testimoniano “la presenza dei romani”. E’ una bufala. Le scorrerie degli Irlandesi, durante la dominazione romana dell’Inghilterra, erano frequenti: qualcosa si saranno pur portati a casa. Agricola potrebbe essere davvero andato in Irlanda, come dice qualcuno, ma non certo a guerreggiare e il suo “eventuale” sopralluogo, di cui parlo per onestà intellettuale, precisando che non vi credo, non ha intaccato minimamente la realtà sociale di quel territorio, allora chiamato “Hibernia”).
Partiamo da qualcosa che è ben nota soprattutto ai giovani, sia pure in modo distorto: la festa di Halloween, importata dagli Stati Uniti ed emulata in tutti i suoi aspetti superficiali e consumistici. In maggioranza la considerano una festa “americana” e sono davvero pochi coloro che ne conoscono le radici “europee”, ancorate ai territori d’Irlanda, Inghilterra e Bretagna (Francia del Nord).
Samhain è il suo vero nome ed è intrisa di alti valori simbolici, qui inesplicabili e che andrebbero adeguatamente approfonditi insieme con le altre tre importanti ricorrenze: Imbolc (31 gen- 1 feb), Beltane (30 apr-1 mag), Lughnasadh (31 lug – 1 Ago).
Sarà possibile, in tal modo, penetrare in quel fascinoso universo celtico, cui una buona parte d’Europa è tributaria per molteplici lasciti in tutti i campi, ivi compresi quelli presenti nel DNA di milioni di persone.
Un brava cantante, Fiorella Mannoia, ha cesellato in una celebre canzone la bellezza del “cielo d’Irlanda”, assimilandolo a meravigliose visioni. “Il cielo d’Irlanda è Dio che suona la fisarmonica”, si ode, a un certo punto della canzone. E chi ben conosce l’isola verde sa che ciò è vero, mentre con la mente ripercorre l’infinito panorama di una musica che non ha eguali al mondo, perché è la musica della natura sublimata da cantori che assomigliano agli Dei.
Tutti conoscono gli U2, che pure irlandesi sono, e naturalmente bravissimi. Ma non è di loro che sto parlando, bensì di coloro che incarnano la più pura essenza del celtismo e di coloro che raccontano, con toccanti canzoni, la tormentata storia d’Irlanda.
Sotto quell’oceano di nuvole e luci, quel tappeto che corre veloce, infatti, si sono consumate immani tragedie. L’Irlanda è stata terra di conquista sin dalla fine dell’ottavo secolo. Vichinghi e Normanni s’integrarono gradualmente con le popolazioni autoctone. Nel 1171, però, sbarcarono gli Inglesi di Enrico II e iniziò una dolorosa colonizzazione, che perdura ancora oggi, inasprita dalle inevitabili contrapposizioni religiose, insorte e via via amplificatesi dopo lo scisma anglicano, generato dalla voluttuosità di Enrico VIII.
Oggi l’Irlanda è divisa in due territori. Indipendente l’Eire, parte integrante della Gran Bretagna l’Irlanda del Nord, dove nel romantico sogno di “A nation once again” decine di migliaia di giovani hanno immolato la loro vita in sette secoli di continue diatribe e nei più recenti tragici anni dei “troubles”, segnati dalla feroce repressione del governo britannico.
Tristi pagine di storia, annualmente commemorate: “Bloody Sunday”, “Ballymurphy massacre”, “Hunger Strike”.

Non è difficile reperire in rete film e documentari su tali avvenimenti e li consiglio vivamente, insieme con il film capolavoro di Neil Jordan, “Michael Collins”, dedicato al più grande condottiero irlandese, che sottoscrisse il primo trattato per il nuovo Stato libero d’Irlanda. Maggio, poi, è il mese dedicato a Bobby Sands, l’eroe che si lasciò morire di fame, nel 1981, insieme con altri nove membri dell’Irish Republican Army, nel silenzio imbarazzato di un mondo intero, che non seppe far sentire la vibrante voce di protesta che pure scuoteva tutti i cuori, per le solite bieche logiche politiche.
Al Governo vi era la Thatcher, che con cinico disprezzo della vita umana lasciò che i giovani eroi morissero uno dietro l’altro. Il regista Steve McQueen (da non confondere con l’attore) ha realizzato nel 2008 il film “Hunger”, nel quale uno straordinario Michael Fassbender interpreta il ruolo di Bobby Sands.
E’ appena il caso di citare, a conclusione di questo articolo, che l’Irlanda ha dato all’umanità scrittori del calibro di James Joice, George Bernard Shaw, Samuel Becket, Oscar Wilde, Bram Stoker (sì, proprio lui, l’autore di “Dracula”), Wiliam Trevor e quello straordinario portento della Poesia che risponde al nome di William Butler Yeats, insieme con tanti altri che qui non cito per amor di sintesi.
Chissà quante gentili lettrici di questo articolo sono rimaste affascinate dalla bellezza (e dalla bravura) di attori come Liam Neeson, Colin Farrel, Jonathan Rhys-Meyers, Pierce Brosnan, Michael Fassbender, Cilian Murphy, Peter O’ Toole, Gabriel Byrne, Robert Sheean, Liam Cunnigham, Colin O’Donoghue (mi fermo, ma la lista è lunga): tutti Irlandesi.
E se non avete mai sentito parlare di “Riverdance”, “del Lord of The Dance”, al secolo quel portento di Michael Flatley, beh, vi siete perso parecchio.
Un capitolo a parte, poi, meriterebbero i cantantii: I Dubliners, The Chieftains, The Clannad, Enya, Moya Brennan, Van Morrison, Sinead O’ Connor, solo per citare i più famosi di una lista lunghissima.
L’invito, pertanto, è quello di penetrare nell’universo irlandese e scoprirlo gradualmente, per arricchire lo spirito e inebriarvi di bellezza. Poi, qualche volta, quando vi sentirete pronti, salite sulla collina di Tara e socchiudete gli occhi affidandovi al canto del vento.
Sentirete le voci dei Túatha Dé Danann e quella di Lug che vi racconteranno storie fantastiche di un tempo lontano. (Chi sono costoro? Scopritelo da soli.).
Non dimenticate di rendere omaggio ai luoghi sacri, che ricordano i Martiri della Libertà. Sono disseminati ovunque, soprattutto nell’Irlanda del Nord. A Béal na Bláth, invece, nella contea di Cork (tappa “obbligatoria”), si potrà depositare un fiore ai piedi del monumento costruito proprio dove fu ucciso Michael Collins, nel 1922, “forse” su ordine di un suo vecchio amico, poi divenuto presidente d’Irlanda.
Non vi sentirete mai sazi d’Irlanda e basterà visitarla una volta per desiderare di ritornarci ancora. E chissà, magari i più giovani di voi, un giorno, potranno anche vedere realizzato quel sogno struggente di “A Nation Once Again”.

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