“Prendi la tua croce, e seguiMi”: La Trasmutazione alchemica nella sofferenza.

Siamo al Vangelo di Matteo, e le parole del Nazareno sembrano pesare come pesantisssimi macigni sugli interlocutori e sui lettori: “Se non prendi la tua croce, non sei degno di me”, ammonisce. Ma Dio non è eterna misericordia e gentile tepore? No, caro amico, Dio è Giustizia profonda!

E Gesù è venuto a separare il grano dalla gramigna!

Se perderemo la nostra vita carnale, senza prove e senza croci, avremo vita in Lui, una vita nuova, guadagnata nella Conversione, consapevole ed infinita!

Quale che sia il tuo peso, quale che sia il giogo legato al tuo collo, esso non è mai troppo grande per essere portato.

Il peso degli eventi che ricade sul nostro capo altro non è che il risultato delle nostre azioni, maturate per mezzo del libero arbitrio, dietro il quale si celano compiti e missioni per le quali la nostra anima si è incarnata in un dato tempo e spazio.

E siccome, parafrasando sempre Gesù, in tutto dobbiamo essere simili al Pdre nostro che è nei Cieli dobbiamo stare fermi e saldi anche quando crediamo che quel peso e quel giogo siano insoportabili.

Sorgeranno infatti tante croci, disseminate nella nostra via, che ci serviranno a maturare come anime: Gandhi diceva ad esempio che non bisogna pregare perché non piova, bensì imparare a ballare sotto la pioggia! Con questa gioia, con questa prontezza ed accoglienza di ciò che arriva, ci poniamo nella condizione di semplicità che ci serve per affrontare qualsiasi cosa.

A Roma (Atto degli Apostoli) Pietro ebbe paura di sottoporsi alla sua morte di Croce, e gli apparve proprio il Cristo che si riavviava alla morte con la croce… Lui, il Risorto!

Come si sarà sentito Pietro, a vedere il suo Maestro che dop essersi già immolato ora tornava quasi a morire a causa della sua paura e dei suoi freni? Malissimo, probabilmente.

Ecco, ponendoci in una situazione di non-lamentela e non-paura, senza avere fretta di sapere perché viviamo una certa prova, una malattia o un trauma né di sapere come andrà, restiamo ritti in piedi e viviamoci quel che sarà, ponendoci nelle condizioni di totale affidamento al Cielo.

Un Guerriero non si chiede il perché di una certa battaglia, la combatte. Il missionario nonsi chiede perché viene inviato in un certo punto del globo, ma lo vive e ivi pone radici!

E tu, sei degno della tua prova? Arriveranno momenti in un cui sarai afflitto, ti sentirai terribilmente solo, stanco mentalmente e fisicamente: Non lo vedrai, ma il Santo Spirito sarà con te.

Non sentirti vittima di ingiustizia, non sentire questa fatica o questo dolore come umiliazioni, benedicile quali piattaforme di allenamento che forgiano la tua anima

“Benedetto allora sia il carcere” scrisse il mio parroco, “se é servito a convertire Daniele sulle vie di Damasco”… Aveva ragione.

Ognuno di noi non deve farsi schiacciare dal problema, dovrà pregare e ballare sotto di esso.

La tua schiena lacerata, le tue spalle stanche, non fanno di te impossibilitato a portare la tua croce.

Lascia tutto, prendi la Tua Croce e seguiLo. 

Perchè, dietro grandi prove si celano vasti e bellissimi orizzonti, che saranno rimirati solo da Anime Sveglie pronte a coglierne il più intimo significato.

Allora, forse con qualche cicatrice riemarginata, noi da quella croce saremo scesi e guarderemo con Cristo le nuove albe del Signore.

(Una riflessione di Daniele Manca)

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