Presentato a Grazzanise “Male Capitale”, l’ultimo lavoro del dott. Catello Maresca

Magistrato in Servizio presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia

di Matilde Maisto

Ieri 21 Marzo alle ore 17,00, presso l’aula consiliare del Comune di Grazzanise, si è dato, puntualmente, inizio al qualificato evento culturale che ha visto la presentazione del volume “Male Capitale” del dott. Catello Maresca, Magistrato in servizio presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia.

L’incontro si è svolto in concomitanza della XXI Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime delle Mafie. Sono intervenuti, in ordine: Angela Simone, Assessore Promozione Legalità del Comune di Grazzanise; Teresa Cerchiello, Presidente Consiglio Comunale Grazzanise; Salvatore Minieri, giornalista – scrittore; Vito Gravante, sindaco del Comune di Grazzanise; Alessandro Gatto, Coordinatore Prov.le di Caserta della Vigilanza Ambientale WWF Italia; Rosaria Capacchione, Senatore – membro Commissione Parlamentare Antimafia; Pina Picierno, europarlamentare del PD. Ha moderato il prof. Raffaele Raimondo, giornalista freelance.

Hanno concluso:

Nicola Baldieri, giornalista e fotografo freelance, specializzato nella documentazione visiva del fenomeno camorristico, che collabora con le maggiori agenzie fotografiche nazionali. Autore con lo storico Mimmo Franzinelli del libro sulla mafia casalese “Il volto di Gomorra”. Baldieri nel settembre 2011, ha vinto il Premio Giancarlo Siani, premio fotografia collettiva dei fotogiornalisti napoletani e nel settembre 2013 ha vinto l’International Siani Reportage Prize, sezione foto. A lui si devono le immagini di “Male Capitale”, molte delle quali inedite, che tratteggiano un affresco crudo e a tratti surreale, in cui tetti d’amianto e rubinetti d’oro sono due facce della stessa medaglia.

Catello Maresca, classe 1972, dal 1999, Pubblico Ministero alla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, sua città natale. Dal 2007 alla Direzione Distrettuale Antimafia, ha coordinato le operazioni “Zenit” e “Caccia al Tesoro” contro il clan dei Casalesi, diretto in prima persona le attività che hanno condotto all’arresto di Michele Zagaria, rappresentato l’accusa nel processo al gruppo Setola, coordinato “Spartacus III” contro il clan Schiavone e svolto investigazioni in sede Eurojust e Europol. Docente per la Federico II di Napoli e l’Università di Santa Maria Capua Vetere, è autore di svariati libri in materia di lotta alla criminalità organizzata: tra questi “l’ultimo bunker”, nel 2012, con il giornalista Francesco Neri. Alla sua penna si devono anche il Dizionario e l’Enciclopedia delle Mafie ed infine “Male Capitale”, l’ultimo suo lavoto: un libro onirico e insieme lucido, didascalico, capace di schiudere al pubblico segreti, rituali e filosofia dei più spietati clan della Camorra, e delle operazioni giudiziarie che li hanno condotti in carcere. Con l’esperienza del grande magistrato e la verve affabulatoria del narratore consumato, Maresca tratteggia per adulti e ragazzi una Campania dove nulla è come sembra: le parole scorrono lievi, tra perle di Labuan e cachemire, canarini e alligatori, e un clan dei Caponesi sospeso tra la cucina di casa e la Chicago degli anni Trenta.

E’ così che il clan dei Casalesi diventa “il clan dei Caponesi”. Il suo fondatore Antonio Bardellino, “Antonio Porcellino”. Il boss Francesco Schiavone detto Sandokan, Francesco “Liberone detto la Perla di Labuan. Michele Zagaria è “Bagaria”. La città di Marcianise è “Puccianise”. Casapesenna è “Casapennata”. Nomi falsi voluti con lo scopo di denigrare la camorra pacchiana che ha messo in scacco la provincia casertana. Nomi falsi che però descrivono fatti veri, vicende che hanno riempito l’intera cronaca giudiziaria.

All’inizio del volume c’è una significativa testimoninza del giornalista Sandro Ruotolo “La misera ricchezza” che dice: “Io la camorra di Casal di Principe la racconto da più di trent’anni. Ho camminato tante volte per le strade insanguinate dalle guerre, mi si è materializzata nei comuni sciolti per mafia, negli appalti, nei politici mafiosi e nella terra dei fuochi. Ho intervistato amministratori collusi e conosciuto investigatori eccellenti. Carnefici e vittime. Eroi civili che negli anni bui hanno resistito quando resistere lo si faceva a rischio della propria vita. Quando sfoglierete le pagine di questo bel libro rimarrete colpiti dalla miseria civile di questi delinquenti che, pur accumulando milioni di euro a suon di morti e di inumane violenze, restano essere reietti. Ricchi per ostentare ricchezza e quindi potere. La chiave di lettura di questo libro sta proprio nel mostrare la falsa ricchezza. Come i colletti grigi di oggi che nascondono i proventi degli illeciti guadagni restando poveri.

Catello Maresca racconta ai suoi figli la storia dei Caponesi e dei Vinaccia, di Bidonville e di Bagaria. Ci mostra i covi rifugi dei latitanti spiegandoci che anche nella cattiva sorte ci sono nascondigli di serie A e di serie B. Ci ricorda che a vincere, prima o pi, saranno i buoni, Ma la camorra dei Caponesi è stata sconfitta? No e lo sa anche il magistrato Maresca.Oggi i resistenti si sentono meno soli. La società civile è più forte di prima ma non è ancora forte abbastanza. Persone e associazioni hanno seminato ed è cominciato il raccolto. Ma lo Stato non ha ancora vinto. Tuttavia come diceva Giovanni Falcone “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, ma chesta è n’ata storia – conclude Sandro Ruotolo.

 In conclusione possiamo dire che Maresca ha voluto usare nomi falsi, volutamente distorti e in qualche modo sbeffeggiati, per presentare la mafia campana per quello che, nella sostanza, vermente è: inganno e mistificazione, potere costruito su simboli fallaci, su un flusso volgare e falso, simbolo di una grandezza inesistente e inutile. Una camorra pacchiana e miserbile, capace di condizionare un intero territorio, ma anche pronta a crollare davanti all’avanzare delle indagini, agli arresti, ai sequestri patrimoniali. E’qui che il titolo del libro “Male capitale” trova la sua ragione. Purtroppo, troppe volte le proprietà confiscte diventano sterili beni, quando addirittura trasformano floride aziende in immobili devastati e vandalizzati per vendetta. Ecco allora che il male diventa “capitale”, nel senso che determina povertà e sopraffazione, in antitesi al “bene capitale”, quel bene cioè che produce altro bene, altra ricchezza. Tuttavia, resta la fondatezza della speranza del cambiamento, là dove la coscienza civile dei cittadini se ne fa partecipe. Questo, grazie anche all’impegno di persone come la dottoressa Teresa Mallocca, figura centrale le libro, anche lei, naturalmente un nome di fantasia che è comunque l’anagramma di Catello Maresca.

ALCUNE FOTO DELL’INCONTRO A GRAZZANISE:

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