A’ pummarola – Storia del pomodoro

Cancello ed Arnone – “La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese”. Così Luciano De Crescenzo, nel suo inconfondibile stile, celebra la comparsa sulle nostre tavole del pomodoro. Ovviamente lo scrittore napoletano ha in mente la cucina italiana ed in particolar modo quella partenopea che definisce una “cucina a «luci rosse» per la presenza illuminante sulla nostra mensa di quel meraviglioso prodotto della natura, fatto a forma di lampadina, noto a tutti come il pomodoro sammarzano!”

Per un campano è quasi impossibile immaginare una cucina priva del colore e del profumo della pummarola (= pomodoro).
Il pomodoro è una pianta straordinaria che è entrata a far parte integrante della cucina mediterranea anche se, come molti sanno, il pomodoro è stato introdotto in Europa dalle Americhe a seguito delle prime esplorazioni, intorno alla metà del sedicesimo secolo. Esso trovò nel sud dell’Europa condizioni climatiche favorevoli alla sua coltivazione che, in tal modo, si diffuse rapidamente.
Necessitano di un clima sufficientemente caldo per svilupparsi e fruttificare e sono molto sensibili al freddo e al gelo.
Probabilmente, i pomodori erano originariamente di colore giallo (da qui il nome “pomo d’oro”) e si riteneva avessero proprietà afrodisiache. Quel che è certo è che contengono sostanze che sono utilissime per la nostra salute a cominciare dal licopene (che conferisce al pomodoro il colore rosso), un antiossidante naturale che aiuta a combattere i radicali liberi e contribuisce a mantenere in buona forma il cuore e le arterie.
Nel corso della storia, si sono differenziati per varietà e per zona tipica di coltivazione.
Tipico della nostra zona del Basso Volturno è il “San Marzano” uno dei pomodori più noti in Italia, riconosciuto come Prodotto di Origine Protetta (DOP). E’ un pomodoro dalla buccia spessa, sodo e poco acquoso; ideale per preparare pelati e conserve.
Ora cercheremo di segnalare le varie fasi per la coltivazione dei pomodori, dalla preventiva lavorazione del terreno (vangatura e fertilizzazione) alla semina, dallo sfoltimento delle piantine dai semenzai al trapianto, dall’interro nella dimora definitiva al raccolto.
Come abbiamo già accennato il pomodoro è una pianta originaria del Sud America coltivata in numerose varietà a scopo alimentare per il grande apporto vitaminico e per l’importante contributo alla bontà delle pietanze.
La pianta di pomodoro predilige un terreno ricco di nutrienti, leggero e sufficientemente drenato, ed un clima mite. E’ una pianta che teme il freddo e la siccità. A parte le varie conserve in bottiglie e barattoli, è un ortaggio presente tutto l’anno da consumare fresco, ma durante l’inverno viene coltivato in serra.
Per coltivare pomodori, la prima operazione prevede la preparazione del terreno che deve essere vangato e fertilizzato alcuni mesi prima (in genere nell’autunno precedente). Il terreno deve essere vangato fino ad una profondità di 35 – 40 cm, manualmente con la vanga o con la motozappa, in funzione della grandezza del sito e della destinazione della coltura (amatoriale o professionale).
Dal punto di vista operativo, si traccia il primo solco per l’intera lunghezza del campo. Lungo il solco viene sistemato il letame maturo con l’ausilio della forca. A questo puntosi appronta il secondo solco parallelo al primo e con le zolle si copre il letame sistemato nel primo solco. Sistemato il letame lungo il secondo solco si copre con le zolle del terzo solco e così via fino a completare l’intero sito. Bisogna interrare mediamente 1,5 Kg di letame per mq. Terminatala vangatura il sito viene livellato con l’ausilio del rastrello frantumando le zolle più grandi. Il terreno viene lasciato riposare fino alla primavera successiva per dar modo al letame di completarla fermentazione.
Il periodo migliore per la semina dei pomodori coincide con l’arrivo della stagione primaverile. Sebbene le diverse scuole di pensiero non sempre concordano, per chi crede alle fasi lunari, la semina dei pomodori dovrebbe avvenire”con luna crescente”. La semina può avvenire nei semenzai o direttamente in piena terra. In entrambi i casi, i semi distribuiti a spaglio vengono coperti con un leggero strato di terriccio o terreno. Nel giro di un paio di settimane le piantine fanno la loro comparsa. Con riguardo ai semenzai, in attesa che le piantine raggiungono le dimensioni sufficienti per essere trapiantate quelle in eccesso vengono estirpate, cominciando da quelle più esili. Successivamente, quando la grandezza delle piantine lo consente, si interviene con un innaffiatoio munito di doccetta.
Le piantine coltivate nei semenzai vengono trapiantate quando hanno raggiunto un’altezza di 20 – 25 cm circa sufficiente per essere lavorate (estirpate ed interrate9 senza subire danni. Per facilitare l’estirpazione bisogna operare con il terreno umido. Le buche per l’interro nella dimora definitiva vengono eseguite con un punteruolo di legno. Una volta interratele piantine si provvede a compattare il terreno intorno ai piccoli fusti. Le piantine vengono interrate in ragione 3 – 4 per mq.
Analogamente si procede per la semina in piena terra. In pratica manca la fase del trapianto, mentre a differenza del semenzaio lo sfoltimento delle piantine va avanti fino a lasciare i migliori 3 – 4 esemplari per mq. Per rendere confortevole il raccolto e facilitare gli interventi di irrigazione, concimazione, rimozione delle erbe infestanti e cimatura, la coltura viene organizzata in filari. Nell’ambito del solco le piantine devono essere distanziate 30 – 35 cm, mentre i filari di almeno 50 – 60 cm, ma per facilitarne le cure colturali ed il raccolto, la distanza tra i filari può essere superiore.
Il pomodoro è una pianta che deve essere irrigata in abbondanza e con regolarità. L’intensità e la frequenza degli interventi dipende dalla stagione e dalla zona climatica. Bisogna far leva sul buon senso non perdendo di vista che le piante di pomodoro temono la siccità. E’ necessario mantenere il terreno umido, evitando che resti completamente asciutto per molti giorni. Nei periodi particolarmente caldi della stagione estiva, potrebbe essere necessario innaffiare tutti i giorni, ma in condizioni normali è sufficiente intervenire 2 – 3 volte alla settimana. Si deve innaffiare di mattina presto o sera tardi, evitando le ore calde della giornata. Bisogna innaffiare direttamente il terreno senza coinvolgere la parte area della pianta per scongiurare il pericolo di patalogie fungine.
Per la maturazione dei primi pomodori bisogna attendere poco meno di 2 mesi dall’interro delle piantine prelevate dai semenzai. I pomodori devono esser4e lasciati maturare sulla pianta ed essere raccolti quando hanno raggiunto il giusto grado di maturazione per essere consumati all’insalata o per preparare le varie conserve. La raccolta dei pomodori è scalare e si protrae per 2 – 3 mesi. Si raccolgono in più riprese man mano che diventano mature (rosse). Nelle zone con clima mediterraneo si possono piantare pomodori per tutto l’anno, con eccezione dei periodi particolarmente rigidi della stagione invernale.
Tra le malattie più comuni cui vanno soggette le piante di pomodoro, ricordiamo il “marciume apicale”e la “muffa delle foglie”. Il marciume apicale del frutto, come la spaccatura del frutto, è la conseguenza di innaffiature poco corrette per intensità e frequenza. Queste patalogie non hanno bisogno di cure, bisogna rimuovere la causa. La muffa delle foglie è una patalogia fungina che colpisce le piante coltivate in serre per insufficiente areazione. Anche per questo inconveniente è necessario rimuovere la causa, assicurando una maggiore areazione all’ambiente
Carissimi lettori,vi chiederete perché insisto a pubblicare articoli che si riferiscono alle tipicità del nostro territorio, ebbene in tutta la mia semplicità ed anche con la più profonda umiltà, mi permetto di dire che, forse, per andare avanti in questa situazione economica così critica ed incerta, i nostri giovani dovrebbero dare uno sguardo al passato e a quanto di positivo abbiamo nel nostro territorio.
E ’vero che un ragazzo laureato in giurisprudenza ispiri a fare l’avvocato, ma è altrettanto vero ciò che mi ricordava spesso mio padre, ossia “stavamo meglio, quando stavamo peggio”, volendo intendere che probabilmente in precedenza avevamo meno avvocati, architetti, professori ecc., ma c’era la possibilità di svolgere i più svariati lavori, dal contadino, all’artigiano, dal falegname al calzolaio ecc. e, di conseguenza, non c’erano solo giovani avvocati o ingegneri, ma tanti ottimi operai: idraulici, elettricisti, giardinieri ecc. in grado di mantenere sia loro stessi che una loro eventuale famiglia. Esistono, come ben sapete, i “corsi e ricorsi storici” che secondo la filosofia di Gian Battista Vico rappresentano il cammino dell’umanità che passa dal senso alla fantasia ed alla ragione e poi, corrompendosi, ricade in basso, nello stato selvaggio, per riprendere di nuovo il processo ascensivo ed iniziare il ricorso della civiltà.
A mio avviso, oggi la nostra società deve ripartire dal “basso” ed iniziare cautamente l’ascesa verso l’apice.

A cura di Matilde Maisto

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