Quante mascherine monouso si usano ogni mese nel mondo? – Sul Coronavirus, dal Post

Sapreste dire quante mascherine monouso sono state utilizzate ogni mese dall’inizio della pandemia?

È un numero certamente enorme e difficile da quantificare, ma ci sono dati a sufficienza per fare stime ritenute piuttosto attendibili. Secondo uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology, nel mondo sono stati impiegati ogni mese 129 miliardi di mascherine monouso. Il calcolo è stato fatto nell’ambito di una ricerca più estesa per valutare l’impatto sulla produzione dei rifiuti durante la pandemia. Nei rifiuti prodotti ogni anno c’erano già mascherine, guanti e altri dispositivi di protezione individuale, ma la loro quantità è aumentata enormemente negli ultimi mesi.

Se ci limitiamo all’Italia, le stime più affidabili parlano di una produzione totale da un minimo di 160mila a un massimo di 440mila tonnellate di guanti e mascherine, solo per il 2020. Per farsi un’idea delle proporzioni, in Italia i rifiuti urbani complessivi saranno poco più di 30 milioni di tonnellate (sulla loro produzione ha inoltre influito il rallentamento delle attività e dei consumi durante i mesi di lockdown).

Per motivi igienici e dei materiali impiegati per produrle, le mascherine monouso devono essere gettate nella spazzatura generica (indifferenziata). L’Istituto Superiore di Sanità consiglia inoltre di gettare tutti i rifiuti nell’indifferenziata nel caso di “utenze domestiche in cui sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria”, proprio per ridurre rischi di eventuali esposizioni al coronavirus da parte di altre persone. 

Lo smaltimento finale avviene nelle discariche o negli inceneritori, con procedure già applicate per il resto dei rifiuti e che – se eseguite come previsto nelle normative – non costituiscono un rischio particolare per la salute. 
MERRICK, NEW YORK – MARCH 31: A used mask lies outside of Pat’s Farms grocery store on March 31, 2020 in Merrick, New York. Since the coronavirus pandemic people have been discarding used masks on the ground rather than dispensing them in the trash. The World Health Organization declared coronavirus (COVID-19) a global pandemic on March 11. (Photo by Al Bello/Getty Images)

Come abbiamo avuto modo di sperimentare dall’inizio della pandemia, da scarsamente disponibili in farmacia le mascherine monouso negli ultimi mesi sono diventate facilmente reperibili, anche in altri tipi di negozi e online. La maggior parte dei paesi si è infatti attrezzata per raggiungere una produzione tale da soddisfare la domanda, anche se questo ha comportato sforzi logistici non indifferenti e investimenti notevoli. 

Il progressivo ricorso alle mascherine lavabili ha contribuito a migliorare le cose, ma è bene ricordare che quelle di stoffa devono essere lavate di frequente e che è sempre importante verificare la loro efficacia nel ridurre il rischio di esposizione al coronavirus.

129 miliardi, già.

Scuola
Alla fine dopo mesi di discussioni, promesse non mantenute e annunci ritrattati, ieri sono iniziate le scuole in gran parte delle regioni italiane. Ci sono stati un po’ di disagi e difficoltà a seconda dei casi, dovuti ai singoli istituti scolastici o alla gestione della riapertura da parte del governo.

A oggi non è ancora chiaro quanti dei 2,5 milioni di banchi monoposto promessi dal commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, siano stati consegnati. Dalle segnalazioni sembra poche migliaia e le consegne proseguiranno per tutto il mese di ottobre, con le scuole che nel frattempo dovranno organizzarsi diversamente.

Negli ultimi giorni sono state consegnate inoltre decine di milioni di mascherine per gli studenti, anche perché le linee guida prevedono che debbano essere sempre indossate quando non si è seduti al banco. 

E mancano i supplenti, che però è una condizione standard a inizio anno scolastico. 🤷‍♀️

Temperatura
Sempre a proposito di scuola: nelle scorse settimane si era discusso molto circa l’opportunità di far misurare la temperatura degli studenti a casa dai loro genitori e non direttamente a scuola. Secondo il ministro della Salute, Roberto Speranza, è meglio che siano i genitori a occuparsene perché così si evita che eventuali studenti con sintomi frequentino i mezzi pubblici. Non tutti sono però convinti che la richiesta sarà rispettata fedelmente dalle famiglie.

Autunno e medici
«Il problema non sarà solo se ci sarà una seconda ondata, il problema sarà distinguere se ci sia», ci ha spiegato Silvestro Scotti, segretario nazionale della FIMMG, il principale sindacato dei medici di medicina generale: «Quando in autunno inizieranno le sindromi influenzali, se saranno particolarmente virulente, ci sarà tra i pazienti una fase sintomatica iniziale praticamente indistinguibile». Per questo i medici di famiglia si stanno preparando a una fase comunque nuova: la buona notizia è che in questi mesi hanno imparato molte cose sulla COVID-19, quella meno incoraggiante è che per la gestione dei test tramite tampone c’è ancora molto da lavorare.
Una modella alla sfilata di Accidental Cutting (AP Photo/Paul White)

Numeri
Nell’ultima settimana – tra venerdì 4 e giovedì 10 settembre – in Italia sono stati rilevati 10.269 casi di contagio da coronavirus, un aumento del 15 per cento rispetto ai sette giorni precedenti. È l’ottava settimana consecutiva che i casi aumentano, una tendenza comune a tutti i principali paesi europei, dove in molti casi – Spagna e Francia soprattutto – i numeri sono per il momento assai più preoccupanti. Il dato sui decessi di persone che avevano contratto il coronavirus negli ultimi sette giorni è stato il più alto dalla prima metà di luglio, ed è salito nettamente rispetto alla settimana scorsa. Occorrerà osservare i dati delle prossime settimane per sapere se sia un’anomalia o il segno di un nuovo peggioramento.

Obesità
Numerosi medici e ricercatori hanno notato come molti dei loro pazienti con sintomi gravi da COVID-19 siano obesi o sensibilmente sovrappeso. Le ricerche scientifiche più recenti – e basate sull’analisi di un alto numero di casi clinici – hanno confermato questa circostanza, indicando l’obesità come un fattore di rischio da non trascurare nello sviluppo di forme gravi della malattia causata dal coronavirus. È un fenomeno che riguarda soprattutto i paesi occidentali, dove una porzione rilevante della popolazione è obesa o in sovrappeso. 

Un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato gli studi sul tema comprendendo nel complesso quasi 400mila pazienti in giro per il mondo. Secondo i risultati gli individui obesi risultati positivi al coronavirus avevano il 113 per cento di probabilità in più di essere ricoverati in ospedale rispetto a chi era normopeso, e avevano il 74 per cento di probabilità in più di finire in terapia intensiva a causa del peggioramento dei sintomi. La probabilità di morte tra le persone obese era del 48 per cento superiore rispetto a quelle che erano in salute, prima di contrarre il coronavirus. Insomma, chi è obeso rischia molto di più con la COVID-19.

Lockdown
Ve lo avevamo anticipato nella scorsa newsletter che se ne stava discutendo molto in Israele, ora è ufficiale: il governo israeliano ha deciso un nuovo lockdown dopo un preoccupante aumento dei contagi. Inizierà venerdì 18 settembre e durerà fino all’11 ottobre.

È sorto il sole sull’ultimo continente senza coronavirus ☀️

Vi lasciamo con la frase sibillina qui sopra (andate a leggere che secondo noi merita).
Ci sentiamo venerdì. Ciao!

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