Regionali 2015: finisce 5-2. Pd perde la Liguria, conquista la Campania. Ma è uno stop per Renzi

In Toscana Rossi si è assicurato la vittoria al primo turno. In Puglia successo per Emiliano. Il Veneto saldo nelle mani della Lega, flop Moretti. Nelle Marche tiene il Pd. In Umbria conferma per il centrosinistra. Boom del Carroccio che supera Forza Italia. Affluenza si ferma al 52% (calo di 11 punti): forte disaffezione nei confronti della politica

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di MICHELA SCACCHIOLI

ROMA – Alla fine il risultato è un 5-2. Con diversi motivi di preoccupazione per il Pd. Il partito del premier conserva la guida della Regione in Marche, Puglia e Toscana. Mantiene l’Umbria. Perde sonoramente in Veneto, regione che resta saldamente nelle mani della Lega. Strappa la Campania al centrodestra, con il successo di De Luca (che però dovrà vedersela con la legge Severino). Ma soprattutto perde la Liguria, dove lo strappo con la minoranza interna si fa sempre più avvelenato. Nel complesso – secondo le ultime proiezioni dell’Istituto Piepoli – il Pd è il primo partito con il 23,7%; secondo è il M5s con il 18%, terzo la Lega al 12,5%. Forza italia è al 10,7%, Fratelli d’Italia al 4,2%, Area popolare al 3,5%.

In Campania, dunque, il candidato del Pd, Vincenzo De Luca – secondo gli ultimi dati – vince le elezioni con il 40 per cento. Ha un vantaggio di circa due punti su Stefano Caldoro, governatore uscente in quota centrodestra. Al terzo posto, Valeria Ciarambino (M5s). Ma per l’ex sindaco di Salerno (impresentabile’ secondo la lista nera stilata dalla commissione Antimafia) ora si apre la partita della possibile decadenza legata alla legge Severino.

In Liguria Giovanni Toti – con l’appoggio dell’intero centrodestra – strappa la Regione al centrosinistra, diviso e in preda a rancori e recriminazioni. Toti ottiene il 34 per cento; Raffaella Paita si ferma intorno al 28%; Alice Salvatore, Movimento 5 Stelle, sfiora il 25 per cento.

In Toscana il governatore uscente Enrico Rossi (Pd) ha superato il 40% necessario ad assicurarsi la vittoria al primo turno, conquistando 48 per cento. Al secondo posto Claudio Borghi, candidato della Lega Nord, intorno al 20 per cento.

 Il centrosinistra ha temuto per un’altra sua roccaforte, l’Umbria. All’inizio dello spoglio c’è stato un testa a testa tra la presidente uscente dem, Catiuscia Marini e lo sfidante di centrodestra Claudio Ricci. Alla fine però la governatrice uscente risulta in netto vantaggio con il 42,8 per cento contro il 39,3 del principale avversario.

In Veneto, il presidente uscente Luca Zaia (Carroccio) riconquista la regione con superando il 50 per cento. Molto distanziata la candidata del Pd Alessandra Moretti (23%): un flop per il partito. Al terzo posto Jacopo Berti (Cinque Stelle) con più dell’11 per cento. Quarto Flavio Tosi, ex Lega, oltre il 10.

In Puglia, Michele Emiliano (Pd) si attesta intorno al 47%. Per il secondo posto un testa a testa tra la candidata grillina Antonella Laricchia e Francesco Schittulli (fittiani, FdI e moderati di Area Popolare) intorno al 18%. Segue Adriana Poli Bortone (Fi e Noi con Salvini) al 12,7 per cento. Emiliano, che sulla riforma della scuola di Renzi non ha lesinato critiche, ha poi annunciato che intende nominare Laricchia assessore . “Io lo farò – ha detto – vediamo se lei accetterà”. Ma dall’esponente Cinque Stelle è già arrivato un secco rifiuto.

Nelle Marche, il candidato del centrosinistra Luca Ceriscioli supera quota 40% delle preferenze. Al secondo posto Gianni Maggi (M5s) col 21 seguito da Francesco Acquaroli (centrodestra) intorno al 19 e soltanto al quarto posto Gian Mario Spacca, governatore uscente, eletto nel 2010 col Partito democratico e oggi di nuovo in corsa per il suo terzo mandato con l’appoggio di Forza Italia. A lui appena il 13% dei voti.

Intanto, sul fronte dell’affluenza il dato – definitivo – si ferma al 52,2 per cento dei votanti. Una percentuale che testimonia la disaffezione forte nei confronti della politica. Basti pensare che alle regionali del 2010 andò alle urne il 64,19 per cento degli aventi diritto (e nel 2005 fu il 72 per cento). Lo scorso anno, alle europee, l’affluenza fu del 58,7 per cento. Nel dettaglio delle singole regioni, la partecipazione più bassa si rileva in Liguria col 50,67 per cento (in calo di 10 punti). A seguire c’è la Campania col 51,93 per cento (-11 punti percentuali rispetto alla tornata precedente).

Sul versante elezioni comunali, invece, è stata del 65% l’affluenza alle urne rilevata alle 23 (il dato diffuso dal Viminale, non tiene conto delle amministrative in corso in Friuli Venezia Giulia e Sicilia). Nelle precedenti omologhe, quando si votò in due giorni, l’affluenza si era attestata al 73,6. Il calo è di circa 7 punti.

Ma, a scrutinio ancora in corso, lo scontro in casa Pd è già esploso con accuse reciproche: tra Cofferati e il renziano Ernesto Carbone, tra la sconfitta ligure Paita e il candidato della sinistra Pastorino. All’alba Debora Serracchiani, numero due del Pd, riassume: “Siamo soddisfatti per la Campania, ma amareggiati per la Liguria. E’ evidente a tutti all’interno del Pd che le scelte di qualcuno hanno fatto vincere il centrodestra”. La resa dei conti sembra essere appena cominciata. Potrebbe essere l’inizio di una resa dei conti. L’intenzione di Renzi e dei suoi potrebbe essere ora quella di rivoluzionare il partito non solo sul territorio. E di andare fino in fondo in una rottamazione che in alcune regioni non è mai cominciata.

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