Ricordato Don Geppino Ferrazzano: “Non era un uomo di teologia ma un uomo di fede”

ALIFE – “Zio Geppino amava la pace con il rispetto e l’obbedienza! Non amava persone egocentriche, era una persona semplice e chi lo conosceva bene sa che trattava tutti allo stesso modo”. A dichiararlo il nipote di Don Geppino, Antonio Ferrazzano, colui che insieme alla famiglia ha voluto che tutto fosse perfetto per celebrare il decimo anniversario della sua dipartita. Un lungo e intenso incontro per ricordare Don Geppino Ferrazzano si è tenuto nella Cattedrale Santa Maria Assunta di Alife lo scorso sabato, 2 aprile. Grande stima per il compianto Don Geppino, la dimostrano i racconti, l’affetto, gli occhi lucidi, gli aneddoti, i tanti figli spirituali e amici che  si sono ritrovati numerosi a celebrarlo.

In programma una tavola rotonda e una santa messa, due momenti diversi ma toccanti curati nei dettagli dall’Associazione don Geppino Ferrazzano. Ad accogliere i presenti il padrone di casa don Cesare Tescione che ha inteso importante “rendere testimonianza di una persona che ha fatto del bene”. “Non un ricordo di nostalgia ma un evento per dirgli grazie”, ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza il nipote di don Geppino che nel salutare i presenti evidenziava come la loro presenza massiccia era segno che la “missione sacerdote era ancora viva…” e, come in vita, zio Geppino “univa e non divideva!”. Prima dell’apertura della tavola rotonda e’ stato proiettato un video con foto e stralci di omelie, realizzato dai ragazzi di Pratella. Dalla sua formazione nel seminario di Benevento passando per la sua lunga attività di parroco nel comune di Pratella (38 anni) fino ad arrivare alla malattia che lo ha portato alla morte. Si è passati ad un racconto a più voci, moderato dal dott. Giuseppe Bisceglia, iniziato da monsignor Francesco Zerrillo, padre spirituale di don Geppino per ben 10 anni nel seminario di benevento che lo ha descritto così: “Un sacerdote di tante opere di misericordia. Vivace, spontaneo, impulsivo, semplice nella esposizione della parola di Dio, un prete che metteva in guardia dal diavolo. Al professor Vincenzo Bisceglia è toccata la descrizione degli anni di servizio nella comunità di Pratella: “In don Geppino c’era l’umanità, dava fiducia e chi dimentica il suo ‘nun te preoccupà’. Proponeva la preghiera, la preghiera era la sua anima”. Bisceglia, come tanti altri sui concittadini, sono stati testimoni di cuori affranti, della fiducia smisurata che ‘il sacerdote della carità’ aveva nella Madonna, nella Mamma Celeste. Lo ha ricordato prima di tutto come amico, “un amico non sufficientemente compianto”, l’on. prof. Riccardo Ventre, che riavvolgendo il nastro, è ritornato al periodo in cui si divideva tra Caserta e Bruxelles: “il mio è un ricordo perenne, quotidiano. Stare con lui era un insegnamento di vita continuo, era un rappresentante di Dio in terra. Una sua caratteristica? Il suo sorriso e i suoi abbracci lunghissimi, un prete che viveva per gli altri perché prima di essere parroco era un sacerdote. Aveva la fanciullezza nello spirito, era scevro da sovrastrutture, una disponibilità infinita”. Il prof. Dott. Vincenzo Argenzio ha tracciato la fase finale della vita di don Geppino Ferrazzano: “Lo conobbi nel 1997, in un momento delicato della mia vita personale e, nel corso di una messa mi avvicinò. Da lì nacque un rapporto di alchimia spirituale. Aveva la capacità di percepire a distanza e oltre ad ascoltare si disfaceva di quello che possedeva”. Argenzio ha ripercorso le tappe che hanno segnato profondamente la salute del sacerdote: “l’ischemia nel 1999, l’emorragia, il trasferimento in diverse strutture, la riabilitazione, l’apparente ripresa, il tumore al colon fino alla morte giunta il 30 marzo del 2006”.

Cattedrale affollata anche per la Santa Messa. “L’amore non si nasconde sotto una pietra tombale; l’amore le pietre le fa rotolare via…”, ha precisato il Vescovo, Mons. Valentino Di Cerbo, nell’omelia della I domenica di Pasqua, in cui l’esperienza della Resurrezione è ancora forte e viva. Ha ricordato così don Geppino Ferrazzano: “un prete umile, normale, che ha mostrato – come Gesù a Tommaso – le piaghe gloriose di Cristo, segno di amore assoluto per gli uomini, rivelando alla luce l’amore per i fratelli, in particolare quelli nel dolore”. Nel tracciare il profilo del sacerdote lo ha descritto come sincero testimone “che ha portato Gesù tra la gente dicendo ‘vieni e vedi; è bello seguire il Signore’; nel fare memoria della sua vita di prete semplice lasciamoci provocare da quello stile che ci esorta ad essere in mezzo ai fratelli”.

 

Adele Consola

Giornalista freelance

Ordine dei Giornalisti della Campania N. 144519

 Mail adeleconsola2@gmail.com

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