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Sant’ Angelo in Audoaldis: la chiesa dimenticata

Tredicesima tappa    

Capua è da sempre considerata città longobarda*.

Molte sono le fondazioni ascrivibili al periodo storico che ha inizio nell’856 con la costituzione della contea di Capua, ma la lettura delle strutture lascia ben poche tracce, in quanto i rifacimenti posteriori, in particolare quelli normanni e post moderni, hanno del tutto obliterato l’aspetto originario delle architetture.

Una delle fondazioni di epoca longobarda più caratteristiche e affascinanti è sicuramente la chiesa di Sant’Angelo in Audoaldis, che prende il nome dalla famiglia longobarda Audovalt. La facciata è visibile da via Giovanni Andreozzi; situata accanto la Sala d’Armi e il Castello delle Pietre, un tempo, era collocata al di fuori del circuito murario urbano, in prossimità della residenza dei Conti e futuri principi. La dedica, invece, si riferisce all’arcangelo Michele a cui si affida la protezione di tutta la gens longobarda di Capua. Dall’epigrafe, posta sul marmo riutilizzato come architrave nel portale della chiesa si può leggere: “HIC SALVADARUM DUX ANGELUS EST ANIMARUM/ HAEC SIBI QUI CASTRA FACIENTES DUCAT AD ASTRA” che è stata tradotta “Qui c’è l’Angelo condottiero delle anime da salvare affinché conduca al cielo coloro che stanno costruendo in suo onore questa città-fortezza”. Per i caratteri grafici e per il riferimento storico ad una città fortificata, l’epigrafe può essere riconducibile al IX secolo. Nella facciata romanica, al di sopra dell’epigrafe, è presente una lunetta nella quale era situato un antico affresco. Il portale è arricchito da due semicolonne laterali in tufo sormontate da capitelli di stile corinzio. Originariamente fuori le mura che cingevano il primitivo nucleo longobardo, poi ne divenne parte integrante a seguito dell’ampliamento della cinta muraria della città fatto dai Normanni.

Dedicata all’Arcangelo S. Michele fu più volte trasformata nel corso dei secoli usando materiale di spoglio. Fu sconsacrata nel 1790 e solo dopo il 1860 fu incorporata in un edificio civile.

L’impianto presenta una pianta basilicale a tre navate, cui corrispondono tre absidi; un portico di accesso ed un campanile sulla navata destra.  Il portale romanico è inserito nell’arcata centrale della zona d’ingresso e conserva ancora il distico dedicatorio sull’elemento orizzontale. Presenta inoltre notevoli elementi architettonici antichi tra cui il pavimento di tessere di marmo bianco e colorato, un frammento di affresco nell’abside e due capitelli romanici accanto al portale.

Oggi l’interno non è visitabile, ma sappiamo che si presenta come un impianto triabsidato a tre navate. Si ipotizza, inoltre, che la chiesa sia stata ampliata in longitudine, creando dei valichi di comunicazione con le navate laterali alla fine del IX secolo.

Successivi alla costruzione della chiesa sono il portico antistante e il campanile quadrangolare, realizzati tra XII e XIII secolo. Il portico presenta elementi di spoglio come capitelli in calcare di ordine ionico, mentre alla base del campanile sono collocati riusi riferibili ad un’epigrafe funeraria e un piccolo monumento con patera. Sono evidenti inoltre frammenti di colonne in marmo cipollino. Nella muratura esterna si distinguono le varie fasi costruttive.

Costruita per volontà dei longobardi, venne confiscata dai normanni  e donata all’abate Desiderio. In seguito, i cassinesi la tennero fino al 1704, cedendola, infine, all’arcivescovo di Capua.

*Helena Medugno

Date: luglio 1, 2018: agoradelsapere

 

 

 

 

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