Ripartire con la cultura – L’abbazia benedettina di Monte Santa Croce

 

Trentasettesima tappa

Un’area archeologica, a mio avviso, molto interessante in provincia di Caserta è situata nel comune di Piana di Monte Verna, in alta montagna, presso Monte Santa Croce, una delle alture che formano il complesso dei Monti Trebulani.

Il sito, ridotto in ruderi, appare davvero suggestivo perché collocato in un luogo dove cielo e terra sembrano intimamente collegati. Purtroppo, però, siccome si tratta di un’area riscoperta solo da pochi anni, non è di facile accesso: non esiste un percorso ben delineato che ti possa guidare, né esiste adeguata segnalazione del luogo. Essendo stato per me argomento di tesi magistrale, ho avuto da subito grande curiosità e aspettavo con ansia il momento di poterlo visitare.

Trovatami con amici nelle vicinanze, abbiamo deciso di addentrarci in quest’avventura, anche se le condizioni climatiche non erano favorevoli: non era una bella giornata di sole, ma non c’era neanche la pioggia e una fitta nebbia ricopriva l’intera cima. Il percorso inizia presso il parcheggio del cimitero di Piana di Monteverna; da lì, ci si arrampica sulla montagna e dopo una camminata in salita di circa 580 m, si raggiunge il sito.

Se la salita non è stata per me molto faticosa, essendo abituata a queste passeggiate in siti inerpicati, la discesa è apparsa meno agevole perché, essendomi recata lì casualmente, non ero adeguatamente equipaggiata con scarpe comodissime; oltre alle nuvole che di tanto in tanto facevano capolino all’orizzonte e non permettevano una visuale ottimale. Nonostante ciò, abbiamo impiegato circa un’oretta tra la salita, la visita al sito e la discesa.

Ma vediamo un po’ cosa abbiamo visto, cosa ci raccontano la storia e i dati archeologici di questo incantevole luogo. Stando a documenti redatti tra il X e XII secolo, sull’altura di Monte Santa Croce si troverebbe un complesso monastico, accanto ad una chiesa che il conte Landulfo avrebbe consacrato alla Santa Croce. La fondazione sarebbe stata voluta dai conti longobardi di Caiatia, ma l’occupazione del sito risalirebbe già all’epoca preromana, constatabile da un doppio circuito murario in opera pseudo poligonale, ravvisabile ancora oggi.

Il complesso monastico è stato interessato da alcune campagne di scavo, dove sono state riportate in luce alcune aree della chiesa adiacente. Le indagini hanno dimostrato che la struttura, poggiante sul banco roccioso, era ad unica navata e transetto, con tre absidi che comunicavano con altrettanti ipogei sottostanti.

I materiali recuperati in indagini precedenti sul Monte Santa Croce sono soprattutto fittili e frustuli di età medievale, anse e pareti in materiale ceramico in argilla rosa pallido. Abbondante è stato il ritrovamento di dolia e tegole in laterizio. Nei ruderi del monastero sono stati recuperati, inoltre, tegole con listelli a sezione triangolare e argilla color giallo-bruno. Grazie a questa documentazione, si è avvalorata una frequentazione del sito che va dalla fine del IV a.C. all’inizio del II a.C., con successiva rioccupazione in età medievale con la costruzione del monastero benedettino.

Si tratta quindi di un sito medievale che ci racconta un’affascinante storia dimenticata tra le nuvole di un complesso montuoso.

Helena Medugno, giugno 21, 2018 –  Agoradelsapere

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