Ripartire con la cultura Le Chiese dei Ss. Rufo-Carponio e Gesù Gonfalone a Capua

Trentottesima tappa

La città di Capua ha avuto sempre un ruolo centrale per la cristianità poiché la sua Diocesi è tra le più antiche della tradizione cattolica. L’importanza della suddetta confessione ha portato, nei secoli, alla costruzione di un numero elevato di edifici sacri.

  1. Oggi vi parliamo di tre di essi: ovvero della Chiesa dei Ss. Rufo e Carponio, che si trova sul Corso Gran Priorato di Malta e quelle del Gesù Gonfalone e di San Gabriello in via Duomo.

La Diocesi di Capua è fra le più antiche della cristianità. Nel 966 fu addirittura elevata ad Arcidiocesi Metropolitana da Papa Giovanni XIII. Questa crescita progressiva di importanza nella comunità cattolica ha portato, negli anni, ad una costruzione compulsiva di chiese ed edifici sacri sul territorio. Queste costruzioni subirono restauri e rifacimenti spesso radicali del loro aspetto, poiché spesso seguirono i vari cambiamenti stilistici. A causa dello spazio esiguo del territorio cittadino, si arrivò al punto che non fu più conveniente edificare nuove chiese, ma riattare quelle preesistenti.

Capua offre infatti un panorama di edifici sacri che offre ai turisti e ai cittadini la fruizione meravigliosa di costruzioni di origine paleocristiana fino ai rifacimenti in stile Barocco e Neoclassico, avvenuti tra Settecento e Ottocento. Una di queste chiese sottoposte a questo stress stilistico fu un gioiello di fondazione antichissima, la Chiesa dei Ss. Rufo e Carponio, che solo con l’ultimo restauro ha rivisto una parte del suo aspetto originario.

La Chiesa dei Ss. Rufo e Carponio è di costruzione davvero vetusta. Alcuni studiosi, infatti, la collocano tra il V e VI secolo. Fu intitolata a San Rufo, diacono di Capua, che fu martirizzato insieme a San Carponio, medico romano, durante le persecuzioni di Diocleziano. Nel 1053 due nobili capuani, Ladenulfo e Atenulfo, donarono la chiesa ai benedettini di Montecassino da. Come molte basiliche di età paleocristiana, presenta un impianto a pianta basilicale, caratterizzato da arcate impostate su colonne molto sobrie. L’aspetto composto dello stile romanico e privo di sfarzo si abbina perfettamente con le ideologie benedettine. L’abside è l’elemento di spicco dell’edificio, e si apre con un grande arco in laterizi e sedici nicchie che era destinate ad accogliere le reliquie dei martiri capuani. Le navatelle laterali si concludono con piccole cappelle, dividendo la chiesa in tre navate, corrispondenti alla tripartizione della facciata. Addossato alla facciata vi è il campanile, sempre in stile romanico, che nasconde il portale centrale e quello di sinistra.

Solo nel Settecento la chiesa tornò sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi di Capua, che decise di sottoporla a lavori di ristrutturazione degli interni. Fu costruito il soffitto ad incannucciata e impiantato un nuovo pavimento. Recentemente si è intervenuto per attuare una nuova ristrutturazione che ridonasse alla comunità un aspetto più fedele a quello originario della chiesa. Si abolì il soffitto settecentesco e avvenne il ripristino della vecchia pavimentazione ed eliminati i solai della navatella di sinistra. La restituzione ai cittadini della Chiesa dei Ss. Rufo e Carponio nella sua antica forma era un atto più che dovuto, dopo una trasformazione perenne durata più di un millennio.

di Luigi Bove il 30 Gennaio 2019, Capua.italiani.it

  1. Chiesa del Gesù Gonfalone: tra architettura gotica e arte rinascimentale

Tra Via Pier della Vigna e via Giovanni Andreozzi, in un vicoletto si distingue una struttura con una facciata davvero caratteristica. Si tratta della chiesa di Gesù Gonfalone o del Gesù Piccolo, praticamente sconosciuta alla maggior parte dei capuani, sia perché si nasconde in un vicolo poco praticato, sia perché l’accesso ad esso è limitato agli eventi che vi si tengono al suo interno in maniera sporadica. Cercheremo, ciononostante, in questo breve articolo di ricostruirne le vicende storiche e descriverla per quel che è possibile, pertanto, le immagini dell’interno, sono prese in prestito dal web.

Secondo le fonti, il nucleo originario della chiesa risalirebbe al IX secolo e di questo nucleo non si hanno tracce. Nel 1230 la famiglia Tobia donò alcune sue proprietà, adiacenti all’edificio religioso, per impiantare un monastero di monache francescane, articolato su tre livelli e un ampio cortile interno, del quale, anche di esso, riusciamo a ricavare poche informazioni. Probabilmente risalgono a questo periodo le strutture gotiche della chiesa, con colonne e capitelli di reimpiego, e il ciclo di affreschi. Il monastero era riservato, in origine, alle figlie di quattro ordini artigianali, organizzati in congreghe: la congrega di S. Giuseppe dei falegnami, la congrega di S. Giovanni Battista dei barbieri, la congrega S. Omobono dei sartori, la congrega di S. Crispino e S. Crispiniano per i calzolai. Nel 1594 tali congreghe vennero unite alla Congregazione di Gesù Gonfalone, fondata nel 1428, da cui probabilmente deriva il nome della chiesa.

All’interno della chiesa era esposto un crocifisso, considerato sacro, che veniva portato in processione per la città nei momenti di maggiore bisogno e per questo veniva chiamato il Gesù Gonfalone. Oltre al crocifisso, facevano parte dell’arredo della Chiesa e della sagrestia alcune tele, tra cui quella raffigurante la “Circoncisione del Signore”, realizzata da Alessandro d’Angelo e dal figlio Giovan Battista del 1560, e un’altra dello stesso soggetto realizzata da Aloisio Velpi nel 1764.

La chiesa, oggi, spicca tra palazzi appoggiati ad essa, con una muratura di blocchetti irregolari di tufo, dove, in facciata, è situato un portale realizzato con elementi di reimpiego in calcare, probabilmente romani, che formano il varco della porta, al di sopra della quale, vi è una fascia superiore che inquadra delle mensoline che sorreggono un architrave abbellito da due volute.

Nascosto nel centro storico di Capua, l’edificio è quasi sconosciuto e non adeguatamente valorizzato. Potrebbe essere sfruttato più spesso per eventi musicali o per mostre temporanee data la particolarità e la bellezza del suo interno. (Helena Medugno)       Bibliografia:

  1. Amati, Dizionario Corografico dell’Italia, vol. 2, 1875, pag. 390;

    Atti della Commissione Conservatrice dei Monumenti ed oggetti di antichità e belle arti nella provincia di Terra di Lavoro, IV, Caserta, 1873, pag. 50;

  1. Catalani, Discorso su’ monumenti patrii dell’architetto Luigi Catalani, Napoli, 1842, pag. 34;
  2. Granata, Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua, Tomo I, Napoli, 1766, pp. 323-325.

Date: ottobre 3, 2018Author: agoradelsapere

  1. Il complesso monastico di San Gabriello di Capua

Ora ci dedicheremo alla conoscenza di un’altra chiesa collocata nel centro storico della città di Capua. Non lontano dal celeberrimo Museo Campano ritroviamo un luogo di culto dedicato all’arcangelo Gabriele, anche se l’edificio è più conosciuto con il nome di Santa Placida in quanto all’interno erano conservate, dal 1752, le spoglie della santa in un reliquiario intarsiato in legno di notevole pregio storico-artistico.

La chiesa alla quale si accede mediante due gradini, è collocata quasi alla fine di via Duomo. La facciata è distinta da due paraste che inquadrano un portale sormontato da un timpano irregolare, al di sopra del quale è presente finestrone mistilineo. L’interno è caratterizzato da un’unica navata, arricchita con matronei e finte cappellette laterali di stile tardo barocco (ad oggi è una delle poche strutture capuane settecentesche con elementi che si rifanno allo stile settecentesco). Proprio accanto alla chiesa, sorgeva un antico convento, tra i più belli e grandi di Capua, ospitante l’ordine delle  Monache Carmelitane Scalze, osservanti la regola di Santa Teresa (per forto degli interni clicca qui e qui).

L’edificio conventuale, che passò di gestione al Comune nel 1900, presenta un impianto a corte e si eleva su due livelli, in uno dei quali è presente una terrazza. Nel retro della corte è presente un giardino e un porticato inaccessibile, oggi abbandonato all’erba alta e alle sterpaglie. Il convento fu dichiarato di clausura da papa Clemente XIII nel XVIII secolo. In esso, inoltre, molte volte soggiornò la regina Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo di Borbone, come ricordato da alcune iscrizioni all’ingresso.

L’elemento più interessante e caratteristico si eleva nel retro della chiesa: si tratta di un pregevole campanile i cui lavori di restauro vennero supervisionati dall’architetto Luigi Vanvitelli. A pianta quadrangolare, realizzato in laterizi alternati a blocchi in tufo, presenta un piano superiore a pianta circolare sul quale si aprono 4 finestroni. La cima, monca, in origine poteva essere munita di cuspide.

Anche se alcune aree dell’originario convento sono state in parte recuperate, il giardino appare completamente lasciato a sé stesso. Una struttura del genere, di notevole pregio architettonico, necessiterebbe di un’adeguata considerazione e valorizzazione data la sua collocazione nel centro storico di una città antica; purtroppo ciò che colpisce maggiormente è il degrado della stessa piuttosto che la sua mirabile bellezza.

 Helena Medugno –  Date: aprile 3, 2019 www.agoradelsapere.it

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